Spettacoli

Dadà, la vita dopo X Factor: "Amo Björk e Carosone, in tv ho imparato a essere me stessa"

Dadà, la vita dopo X Factor: "Amo Björk e Carosone, in tv ho imparato a essere me stessa"
La cantante lancia il singolo 'Mammamà' e lancia la sfida alla sua città: "Voglio conquistare i napoletani"
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"Fulminea, ma molto bella, breve ma intensa". Dadà, al secolo Gaia Eleonora Cipollaro, racconta così la sua esperienza a X Factor, dove si è messa in luce per l'originalità della sua proposta musicale. In bilico tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, Dadà propone una musica che è veramente 'glocal' se ci si consente la semplificazione, che ha le radici ben piantate nella musica napoletana ma le antenne orientate verso i suoni e le atmosfere del mondo contemporaneo. Lei, ventisette anni, una carriera che ha iniziato a prendere quota lo scorso anno, prima con un singolo, Cavala che è anche quello che gli ha consentito di superare le audizioni a X Factor, poi con la presenza sul palco al Jova Beach Party la scorsa estate e poi, appunto con la partecipazione a X Factor, dove ha presentato il suo nuovo singolo, Mammamà, comunque è decisa a proseguire su questa strada. Dall'esperienza televisiva ha comunque cavato anche lei qualcosa: "Ho scoperto cose di me che non mi aspettavo", ci dice, "anche cose molto personali, soprattutto sul mio modo di essere sul palco. Ho trovato una tranquillità inattesa, ho avuto un'intesa sorprendente non solo con le persone nello studio ma anche quelle a casa...lo ripeto, è stata un'esperienza ricca, fulminea anche in senso positivo: sono stata chiusa in una scatolina e fatto un master velocissimo, vivendolo minuto per minuto".

E si aspettava che il talent fosse così?

"Diciamo che mi aspettavo che fosse così, abituata al lavoro, non mi sono svegliata cantante, ho studiato, lavorato, fatto tante cose per poter dare tante cose, per dare un minimo di credibilità anche in casa a quello che volevo fare, e per farlo mi sono mossa a un ritmo serrato, per il quale o impari o resti indietro. Quindi avevo già imparato come si sta dietro o come si accelera, me lo aspettavo e mi sono trovava veramente bene. Ero più preoccupata della parte quotidiana non musicale, la convivenza forzata con venti persone in un contesto competitivo, per come sono fatta io, non mi vestiva benissimo addosso".

E il rapporto con Fedez?

"Io non so ovviamente quale cosa abiti il cuore di Fedez in relazione a me. Ma lui mi ha lasciata libera, mi ha guidato lasciandomi fare, e questo non me lo aspettavo. Era il giudice che temevo di più, perché c'è un'evidente distanza artistica tra di noi, ma io credo che silentemente abbiamo lo stesso modo di intendere una serie di cose, sulle quali ci siamo ottimamente incontrati. Anche se non ho avuto modo di dimostrarla ancora, ho uno sguardo ampio sulla musica, sulle possibilità dell'arte, e lui ha una visione altrettanto ampia. In definitiva io avevo rispetto per lui e lui ha capito quella che ero e mi ha lasciato fare".

Delusa da come è andata a finire?

"Io sono molto consapevole di chi sono artisticamente e come persona, e ovviamente non avevo nessuna prospettiva di vittoria, mia bastava potersi affacciare in una realtà e in un contesto diverso dal mio, così mainstream, con una musica particolare e una lingua particolare. Me la sono goduta, quindi, qualche volta mi è pesato il dietro le quinte quotidiano, perché sono una persona sensibile, ma sul palco era il mio giochino, era molto bella. Certo, avrei voluto continuare un po' di più, presentare altri aspetti della mia musica. Ma avere così tanti mezzi in così poco tempo è bellissimo, e alla fine ho preso l'eliminazione con un sorriso".

Il napoletano è stato un limite o un vantaggio?

"Non mi sono svegliata Dadà, ci sono arrivata con un percorso, ho fatto musica classica, Björk e Tom Waits, il cantautorato italiano, il folk, nel mio universo di ascolti ci sono Björk, Carosone e Hector Zazou. Troppa roba, insomma, per la quale è difficile sintetizzare una voce. Ho lavorato con molti insegnati di canto, provato anche il bel canto ma è una voce che sentivo lontana, non capivo la mia voce. Poi ho ascoltato le 'voci di dentro' veramente, in maniera molto animalesca, e nonostante fossi una feticista della parola italiana, pensavo in napoletano, ho inziato a comporre con quelle parole che si intrecciavano con altri suoni, molto naturalmente. E quindi non penso né a un limite né a un vantaggio. Non penso il napoletano di oggi diverso da un linguaggio come quello che usa Stromae. Diciamo che non ho una strategia e mi piace che invece di suonare antico suona nuovo, diverso, originale. Dopo la mia apparizione alle audizioni ho avuto tanti commenti di gente che pensava che cantassi in francese o in portoghese...".

E cosa accadrà ora?

"Per ora mi godo contenta la notevole accoglienza che ho avuto dal pubblico, nonostante la 'comparsata' sia stata breve, e farò un po' di promozione a Mammamà. E poi ricevo tante richieste di live, e non vedo l'ora di esibirmi a Napoli, nella mia città, che è un banco di prova notevole. Tutti banalmente pensano che io sia stata sostenuta dai napoletani, invece conquistarli è difficile, perché è un popolo che ha i suoi idoli, la sua storia e la sua eredità. Mi piacerà fare ascoltare le mie cose nuove, inediti e mash up che esistevano già da prima. E sperare di essere accolta ancora con entusiasmo".