Colla Zio: "Sì, siamo leggeri. Abbiamo voglia di far festa"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiDalle strade di Milano al palco dell’Ariston: dopo aver superato le selezioni di Area Sanremo e Sanremo Giovani, i cinque ragazzi parteciperanno al Festival con il brano 'Non mi va'
Dalle strade di Milano al palco dell’Ariston. I Colla zio parteciperanno al Festival di Sanremo con il brano Non mi va. Sono cinque ragazzi tra i 20 e i 25 anni che negli anni del liceo hanno cominciato a esibirsi nelle piazze. La pandemia ha congelato i loro vent’anni ma non ha spezzato il sogno di tornare a cantare di fronte a un pubblico. Dopo aver superato le selezioni di Area Sanremo e Sanremo giovani, per loro si sono aperte le porte del Festival.
L’inizio da buskers non è da tutti.
"Non eravamo particolarmente cool, invece che nei locali preferivamo passare le serate in piazza. Abbiamo cominciato a esibirci a 14 o 15 anni cantando a cappella per ore, all’inizio eravamo addirittura in 15. Ci siamo fatti le ossa, capendo le armonizzazioni e la polifonia che abbiamo riportato nelle nostre canzoni. Suonare in strada è stato importante, ci siamo convinti di potercela fare vedendo che le persone si riunivano per ascoltarci&qu…
Dalle strade di Milano al palco dell’Ariston. I Colla zio parteciperanno al Festival di Sanremo con il brano Non mi va. Sono cinque ragazzi tra i 20 e i 25 anni che negli anni del liceo hanno cominciato a esibirsi nelle piazze. La pandemia ha congelato i loro vent’anni ma non ha spezzato il sogno di tornare a cantare di fronte a un pubblico. Dopo aver superato le selezioni di Area Sanremo e Sanremo giovani, per loro si sono aperte le porte del Festival.
L’inizio da buskers non è da tutti.
"Non eravamo particolarmente cool, invece che nei locali preferivamo passare le serate in piazza. Abbiamo cominciato a esibirci a 14 o 15 anni cantando a cappella per ore, all’inizio eravamo addirittura in 15. Ci siamo fatti le ossa, capendo le armonizzazioni e la polifonia che abbiamo riportato nelle nostre canzoni. Suonare in strada è stato importante, ci siamo convinti di potercela fare vedendo che le persone si riunivano per ascoltarci".
Cosa cantavate?
"Brani melodici facili da armonizzare, pezzi italiani e anche sanremesi come L’italiano di Toto Cutugno, qualche pezzo country o gospel, il nostro cavallo di battaglia era Amazing grace. Una sera ci siamo riuniti a casa di uno di noi per una grigliata, abbiamo cantato fino a tardi fino a quando è scesa la vicina di casa, pensavamo ci rimproverasse e invece ci fece i complimenti. Lì ci siamo detti: se piacciamo alla vecchina alle 3 di notte forse possiamo provarci".
Come nasce il vostro nome così bizzarro?
"Era un modo di dire tra noi per far partire le collette al tempo del liceo, inizialmente per cose materiali, un birra, da fumare. Poi da cose materiali e poco utili siamo passati a far collette per pagarci lo studio di registrazione e gli strumenti. Anche la nostra musica è una colletta, ognuno di noi porta quello che ha".
Non vi siete mai preoccupati di trovare un nome più semplice?
"Il nome è l’unica cosa del nostro progetto che ci piace così com’è. Tra tanti nomi ridicoli in cui siamo passati, l’ultimo era ‘I testimoni’ e non suonava altrettanto bene".
I vostri primi passi come band hanno coinciso con la pandemia.
"La pandemia è la linea tra la nostra storia di musicisti di stradae la parte più professionale. Anche semplicemente perché cantare in strada non si poteva più. Ci ha messo alla prova e quando ne siamo usciti ci siamo ritrovati con una gran voglia di ripartire".
Le vostre canzoni esprimono la voglia di far festa, esprimono gioia e leggerezza.
"C’è voglia di stare assieme, di far casino e di aggredire la vita. Non abbiamo la pretesa di essere la voce di qualcosa più grande di noi, vogliamo rappresentare il nostro modo di stare insieme e di vedere la vita".
Di cosa parla ‘Non mi va’, il brano che portate al Festival?
"Di un’insicurezza di fondo e di un modo di affrontarla che in realtà non offre una soluzione. Il protagonista della canzone sta male ma non può fare a meno di sentire ciò che sente, quindi prova a divertirsi con gli amici".
Cosa vi aspettate dal Festival?
"Da Baglioni in poi ci siamo trovati sempre più chiamati in causa. Il nostro obiettivo è farci conoscerci per arrivare a suonare ovunque. Ci aspettiamo di sorprenderci".
Cosa pensate del fantasanremo?
"È una cosa simpatica ma noi siamo al festival per altro, sicuramente non andremo lì a fare i pagliacci. Pensiamo prima alla musica".