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Jeff Beck, l'eroe eclettico che vide il futuro della chitarra rock

Il chitarrista scomparso ieri a 78 anni. E senza di lui la storia musicale degli ultimi sessant'anni sarebbe stata diversa
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In un'ipotetica classifica dei più grandi chitarristi che la storia del rock abbia mai visto, Jeff Beck dovrebbe stare tranquillamente tra i primi 10. Forse, volendo essere più precisi, sarebbe giusto che fosse tra i primi cinque. Di certo ha fatto parte della gloriosa e inarrivabile "Trinità" dei grandi chitarristi del rock-blues inglese, con Eric Clapton e Jimmy Page. Dotato di una tecnica straordinaria, sostenuta da una creatività notevolissima e da uno stile in cui, nel tempo, si sono fusi a meraviglia il blues, il jazz e il rock, Jeff Beck, eclettico, sperimentatore e irruente, è riuscito negli anni a rimanere un chitarrista di primo piano e a continuare a collaborare con alcuni dei suoi colleghi più illustri, nonostante una fama non eccezionale e una produzione decisamente episodica.

In un'ipotetica classifica dei più grandi chitarristi che la storia del rock abbia mai visto, Jeff Beck dovrebbe stare tranquillamente tra i primi 10. Forse, volendo essere più precisi, sarebbe giusto che fosse tra i primi cinque. Di certo ha fatto parte della gloriosa e inarrivabile "Trinità" dei grandi chitarristi del rock-blues inglese, con Eric Clapton e Jimmy Page. Dotato di una tecnica straordinaria, sostenuta da una creatività notevolissima e da uno stile in cui, nel tempo, si sono fusi a meraviglia il blues, il jazz e il rock, Jeff Beck, eclettico, sperimentatore e irruente, è riuscito negli anni a rimanere un chitarrista di primo piano e a continuare a collaborare con alcuni dei suoi colleghi più illustri, nonostante una fama non eccezionale e una produzione decisamente episodica.

È stato, insomma, un "guitar hero" ma non certo una star. Nella cultura popolare del Novecento, nonostante non fosse certamente inferiore a nessuno di loro, Beck non è entrato a far parte del ristretto novero delle "divinità" della chitarra come Jimi Hendrix, Eric Clapton, Steve Ray Vaughan, tanto per citare i più noti, ma per gli appassionati di rock, di blues e della sei corde, Beck è stato uno dei personaggi centrali di quella leggendaria stagione che dalla metà degli anni sessanta alla metà degli anni Settanta ha cambiato completamente le regole del gioco e ha trasformato la chitarra elettrica in uno strumento in grado di allargare il linguaggio della musica portandola in territori sconosciuti e affascinanti.

La sua carriera comincia in salita intorno al 1966, quando viene chiamato a sostituire Eric Clapton nella "squadra nazionale dei chitarristi rock blues inglesi",  gli Yardbirds, dove per un certo periodo sarà affiancato a Jimmy Page. Finita quell'esperienza comincia la carriera solista con il Jeff Beck Group, una formazione di cui è il leader e nella quale percorre le strade del rock insieme a musicisti del calibro di Ron Wood e Rod Stewart, che lo lasciano nel 1970 per formare The Faces. Con loro realizza due album, Truth del 1968 e Beck-Ola del 1969, che possono essere segnalati come dischi essenziali per lo sviluppo, partendo dal rock blues, dell'hard rock di quegli anni.

(ansa)
Il passo seguente è quello di dar vita a un supergruppo con due transfuga dei Vanilla Fudge, Tim Bogert e Carmine Appice, chiamato semplicemente Beck, Bogert e Appice appunto, ma un incidente automobilistico blocca i suoi piani e nel 1971 Beck mette su una nuova versione del suo Group per registrare un paio di album senza grande successo. Ma la band è ottima e con la nuova formazione, che vede il contributo di Cozy Powell, si muove con grande originalità anche nei territori più vicini al jazz rock. Appice e Bogert alla fine si uniscono a Beck nel 1973, ma ormai i tempi sono cambiati e lo stesso Beck non ha più le idee chiare, tende a seguire il suo istinto, ma diventa ondivago, incapace di mettere a frutto nella maniera migliore non solo le sue doti ma anche il suo status.

Con le sue stravaganze, il suo carattere duro e i suoi continui cambi d'opinione Jeff Beck riesce  a far impazzire tutti, anche George Martin, il celebre produttore dei Beatles. Quando nel 1975 lavorano insieme per Blow By Blow, il disco che segna il suo ritorno sulle scene, Beck non è mai pienamente soddisfatto dei suoi assoli e del sound generale e, di solito qualche giorno dopo ciascuna registrazione, chiama per chiedere di tornare e registrare nuovamente i suoi pezzi. Addirittura arriva a chiamare Martin qualche mese dopo la registrazione per poter rifare alcune cose, solo per sentirsi rispondere: "Mi dispiace, ma il disco è nei negozi!".

Nonostante negli anni il Jeff Beck Group si sia sciolto, e lui non abbia più avuto una sua vera e propria band con la quale muoversi nel mondo della musica, Beck ha continuato a suonare con Clapton, Sting, Vinnie Colaiuta, Jan Hammer, John Paul Jones, Roger Waters, Brian May e Steve Ray Vaughan, Jan Hammer e Simon Philips, Terry Bozzio e Jon Bon Jovi, Carlos Santana e Les Paul, ha ritrovato il successo nel 1985 con una bellissima versione di People Get Ready con Rod Stewart. Negli ultimi anni ha collaborato con gli Hollywood Vampires e in particolare a messo su una band molto divertente con Johnny Depp. E' rimasto, insomma, un grandissimo chitarrista e infatti, nonostante la poca costanza, la qualità della sua musica è sempre stata apprezzata e specialmente dalla comunità dei chitarristi e dalla critica, che non a caso gli ha assegnato diversi Grammy Award.

(ansa)
Il rock inglese senza di lui, diciamolo, sarebbe stato diverso e forse anche l'intera storia della chitarra elettrica. Certo, Hendrix era più spettacolare, Clapton era più elegante, Townshend sfasciava meglio lo strumento, Jimmy Page aveva maggior grinta, ma la personalità di Beck, il suo saper essere "moderno" senza mai dimenticare la tradizione, la sua capacità di non essere mai un chitarrista "didascalico", la sua inventiva che lo portava a non essere mai inutilmente spettacolare, gli hanno permesso di scrivere pagine memorabili della storia della musica e della chitarra elettrica, che tutti dovrebbero conoscere.