Jeff Beck, l'eroe eclettico che vide il futuro della chitarra rock
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteIn un'ipotetica classifica dei più grandi chitarristi che la storia del rock abbia mai visto, Jeff Beck dovrebbe stare tranquillamente tra i primi 10. Forse, volendo essere più precisi, sarebbe giusto che fosse tra i primi cinque. Di certo ha fatto parte della gloriosa e inarrivabile "Trinità" dei grandi chitarristi del rock-blues inglese, con Eric Clapton e Jimmy Page. Dotato di una tecnica straordinaria, sostenuta da una creatività notevolissima e da uno stile in cui, nel tempo, si sono fusi a meraviglia il blues, il jazz e il rock, Jeff Beck, eclettico, sperimentatore e irruente, è riuscito negli anni a rimanere un chitarrista di primo piano e a continuare a collaborare con alcuni dei suoi colleghi più illustri, nonostante una fama non eccezionale e una produzione decisamente episodica.
In un'ipotetica classifica dei più grandi chitarristi che la storia del rock abbia mai visto, Jeff Beck dovrebbe stare tranquillamente tra i primi 10. Forse, volendo essere più precisi, sarebbe giusto che fosse tra i primi cinque. Di certo ha fatto parte della gloriosa e inarrivabile "Trinità" dei grandi chitarristi del rock-blues inglese, con Eric Clapton e Jimmy Page. Dotato di una tecnica straordinaria, sostenuta da una creatività notevolissima e da uno stile in cui, nel tempo, si sono fusi a meraviglia il blues, il jazz e il rock, Jeff Beck, eclettico, sperimentatore e irruente, è riuscito negli anni a rimanere un chitarrista di primo piano e a continuare a collaborare con alcuni dei suoi colleghi più illustri, nonostante una fama non eccezionale e una produzione decisamente episodica.
La sua carriera comincia in salita intorno al 1966, quando viene chiamato a sostituire Eric Clapton nella "squadra nazionale dei chitarristi rock blues inglesi", gli Yardbirds, dove per un certo periodo sarà affiancato a Jimmy Page. Finita quell'esperienza comincia la carriera solista con il Jeff Beck Group, una formazione di cui è il leader e nella quale percorre le strade del rock insieme a musicisti del calibro di Ron Wood e Rod Stewart, che lo lasciano nel 1970 per formare The Faces. Con loro realizza due album, Truth del 1968 e Beck-Ola del 1969, che possono essere segnalati come dischi essenziali per lo sviluppo, partendo dal rock blues, dell'hard rock di quegli anni.
Con le sue stravaganze, il suo carattere duro e i suoi continui cambi d'opinione Jeff Beck riesce a far impazzire tutti, anche George Martin, il celebre produttore dei Beatles. Quando nel 1975 lavorano insieme per Blow By Blow, il disco che segna il suo ritorno sulle scene, Beck non è mai pienamente soddisfatto dei suoi assoli e del sound generale e, di solito qualche giorno dopo ciascuna registrazione, chiama per chiedere di tornare e registrare nuovamente i suoi pezzi. Addirittura arriva a chiamare Martin qualche mese dopo la registrazione per poter rifare alcune cose, solo per sentirsi rispondere: "Mi dispiace, ma il disco è nei negozi!".