Måneskin, ecco il nuovo disco 'Rush!': sesso, successo e stalker
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiIl loro entourage fa sapere che "i ragazzi hanno lavorato alla vecchia maniera, utilizzando per ogni brano il banco di registrazione analogico, come si faceva negli anni d'oro del rock". E nell'album i cliché del rock, tra sesso e droga, ci sono tutti. Come suggerisce anche il titolo del nuovo disco dei Måneskin, disponibile dal 20 gennaio, Rush! è stato registrato tra Los Angeles, Roma, Milano e Tokyo, un lavoro caratterizzato dal mood vissuto dalla band in un anno fitto di impegni e viaggi intorno al mondo, tra concerti, festival, partecipazioni tv. È stato prodotto da Fabrizio Ferraguzzo e Max Martin, lo stesso di Britney Spears, Katy Perry e Backstreet Boys e contiene 17 brani in molti dei quali i quattro ragazzi riflettono intorno al tema della notorietà, parlano di notti di droga e sesso.
Un album con molte anime, tra pezzi rock e ballate pop, e con almeno due sorprese: un divertente pezzo punk intito…
Il loro entourage fa sapere che "i ragazzi hanno lavorato alla vecchia maniera, utilizzando per ogni brano il banco di registrazione analogico, come si faceva negli anni d'oro del rock". E nell'album i cliché del rock, tra sesso e droga, ci sono tutti. Come suggerisce anche il titolo del nuovo disco dei Måneskin, disponibile dal 20 gennaio, Rush! è stato registrato tra Los Angeles, Roma, Milano e Tokyo, un lavoro caratterizzato dal mood vissuto dalla band in un anno fitto di impegni e viaggi intorno al mondo, tra concerti, festival, partecipazioni tv. È stato prodotto da Fabrizio Ferraguzzo e Max Martin, lo stesso di Britney Spears, Katy Perry e Backstreet Boys e contiene 17 brani in molti dei quali i quattro ragazzi riflettono intorno al tema della notorietà, parlano di notti di droga e sesso.
Un album con molte anime, tra pezzi rock e ballate pop, e con almeno due sorprese: un divertente pezzo punk intitolato Kool Kids in cui Damiano David dimostra un sorprendente accento cockney, e uno dei due pezzi in italiano intitolato Mark Chapman, nome dell'assassino di John Lennon, una figura che ispira alla band un testo sui fan che si trasformano in pericolosi stalker.
Ma la novità più grande è il fatto che in dodici delle diciassette tracce dell'album i Måneskin si fanno affiancare da un nutrito gruppo di collaboratori, sia per le musiche che per la scrittura dei testi in inglese. Il disco si apre con Own my mind, un pezzo bello in cui la band romana riesce a trovare il giusto equilibrio tra momenti più ritmati e aperture melodiche. Nella seconda traccia, Gossip, già pubblicata da qualche giorno, suona Tom Morello. La terza, Timezone, è quella che ha fatto arricciare il naso a un critico americano ed è invece un'efficace ballatona che non rinuncia al ritmo, con un assolo di chitarra di Thomas Raggi sul finale.
Bla Bla Bla è un esempio di come la loro caratteristica scrittura per progressione ritmica possa diventare un limite, con Damiano che irride i critici (una premonizione?) come accade in Il dono della vita, altra bella ballatona in cui Damiano sfoga tutta la sua ironia su chi ha parlato male di lui. In Baby said ci sono interessanti aperture rispetto al loro solito cadenzato stop and go. Quindi ecco Feel in cui si respira aria di Seven nation army dei White Stripes anche per il basso di Victoria De Angelis in primo piano. Nel pezzo si parla ancora di cocaina, come accadeva in Supermodel, e non è un caso che il pezzo preceda in scaletta Don't wanna sleep.
La canzone che dimostra che non avrebbero bisogno di altri autori è proprio Kool Kids, riuscito divertissement, sentito omaggio alla cultura punk. If not for you, è una bella ballata in cui chitarra e violoncello dialogano con efficacia, in contrasto con Read your diary, pezzo scritto con (forse troppo) mestiere tanto da trascinarli verso atmosfere lontane, quasi in territorio Muse. L'album, che i Måneskin anticiperanno in un evento a Roma il 19 gennaio, dimostra nel complesso un salto di livello rispetto ai precedenti album, anche grazie all'apertura verso altri contributi di scrittura ma non solo. Una scaletta folta in cui però non tutti i pezzi sono davvero irrinunciabili.