David Crosby, uno spirito inesorabile: "Ero stupido, ho sprecato tempo e sbagliato molto, ma ho creato anche meraviglia"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteIn un ipotetico Pantheon del rock americano, David Crosby abita lo stesso spazio dove sono Bob Dylan, Paul Simon, Joni Mitchell, Leonard Cohen, è stato uno dei più grandi autori e interpreti di una musica che dopo essere stata giustamente definita ‘giovanile’ è poi diventata una delle grandi forze di trasformazione artistica e sociale del Novecento.
In un ipotetico Pantheon del rock americano, David Crosby abita lo stesso spazio dove sono Bob Dylan, Paul Simon, Joni Mitchell, Leonard Cohen, è stato uno dei più grandi autori e interpreti di una musica che dopo essere stata giustamente definita ‘giovanile’ è poi diventata una delle grandi forze di trasformazione artistica e sociale del Novecento.
L’album (che persino l’Osservatore Romano ha lodato, al punto di metterlo secondo solo a Revolver dei Beatles nell’elenco dei dischi più importanti di sempre) è perfetto sotto ogni punto di vista, mette insieme le doti di Crosby come autore (originalissimo, diverso da tutti i suoi contemporanei e assolutamente inimitabile) e come interprete, dotato di una voce sottile e emozionante, in grado di costruire armonie angeliche, soprattutto con Stills e Nash.
Con i suoi compagni di musica, Stills, Nash e Young, ha litigato e fatto pace tantissime volte, fino ad arrivare, a causa della sua lingua lunga, alla lite definitiva nel 2014, dopo aver definito Daryl Hanna, compagna di Neil Young, una “velenosa predatrice”. Lite che ha portato, soprattutto, alla fine del lungo e prezioso sodalizio con Graham Nash, suo amico anche durante i periodi più turbolenti e difficili, con il quale ha realizzato album e concerti di straordinaria bellezza. Un uomo difficile, dunque, con clamorosi difetti e altrettanti pregi, un perfetto rappresentante di una generazione che ha provato a forzare i confini di ogni convenzione, di ogni sistema morale, di ogni istituzione e regola, mescolando l’arte e la vita, confondendo l’una con l’altra, trasformando ogni idea in un progetto, per quanto assurdo, inconsistente, pericoloso fosse.
Crosby si è spinto oltre ogni possibile limite, spesso per scelta, altrettanto spesso in maniera poco avveduta e, incredibilmente, riuscendo ad arrivare a 81 anni con piena coscienza, grande creatività, straordinario entusiasmo. E l’ultima parte della sua vita è stata, per molti versi, migliore della prima, sia perché ha riconquistato se stesso, diventando sobrio e non dipendente da sostanze, perché ha ritrovato famiglia e affetti, e perché la sua creatività ha conosciuto un incredibile picco. Tra il suo primo album solista, If I could… e il secondo Oh yes I can sono passati ben diciotto anni e solo nel 1993 ne è uscito un terzo. Quindi, sorprendentemente, dal 2014 al 2021, ha pubblicato cinque album, uno più bello dell’altro, continuando a proporre concerti da solo, dopo la separazione da Nash e dagli altri.
Croz, il soprannome con il quale gli amici lo hanno spesso chiamato, è arrivato alla morte da vivo, perfettamente vivo, sorprendentemente vivo, visto tutto quello che ha combinato durante la vita: “Ho sbagliato moltissime cose”, ci ha detto anni fa, “ero stupido, ho sprecato tempo, denaro, affetti. Ma ho fatto anche delle cose meravigliose. Sono un uomo fortunato, che ha avuto sempre l’occasione di rinascere e degli amici che lo hanno aiutato”. E a noi ha lasciato della musica che ha reso più belle le nostre vite.