✕

David Crosby, uno spirito inesorabile: "Ero stupido, ho sprecato tempo e sbagliato molto, ma ho creato anche meraviglia"

(reuters)
È morto a 81 anni il cantautore che, con i Byrds prima e poi con Stills, Nash & Young, ha incarnato i sogni, le battaglie e le utopie di una generazione. Pacifista, contro il capitalismo, schierato per le libertà. Una voce  che, oggi, (forse) continua a risuonare nelle proteste dei giovani
4 minuti di lettura

In un ipotetico Pantheon del rock americano, David Crosby abita lo stesso spazio dove sono Bob Dylan, Paul Simon, Joni Mitchell, Leonard Cohen, è stato uno dei più grandi autori e interpreti di una musica che dopo essere stata giustamente definita ‘giovanile’ è poi diventata una delle grandi forze di trasformazione artistica e sociale del Novecento.

È stato nel cuore della musica dall’alba degli anni Sessanta, con i Byrds, portando per la prima volta in classifica le canzoni di Bob Dylan, è stato tra i padri del folk rock, e soprattutto il ‘papà’ riconosciuto della generazione hippie californiana. Per poi diventare superstar al fianco di Stephen Stills, Graham …

In un ipotetico Pantheon del rock americano, David Crosby abita lo stesso spazio dove sono Bob Dylan, Paul Simon, Joni Mitchell, Leonard Cohen, è stato uno dei più grandi autori e interpreti di una musica che dopo essere stata giustamente definita ‘giovanile’ è poi diventata una delle grandi forze di trasformazione artistica e sociale del Novecento.

È stato nel cuore della musica dall’alba degli anni Sessanta, con i Byrds, portando per la prima volta in classifica le canzoni di Bob Dylan, è stato tra i padri del folk rock, e soprattutto il ‘papà’ riconosciuto della generazione hippie californiana. Per poi diventare superstar al fianco di Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young, nel più leggendario supergruppo degli anni Settanta.

Ha suonato a Woodstock con loro, nel secondo concerto della loro carriera, ha fatto il primo grande tour negli stadi per una rock band, ha scalato le classifiche e portato nella cultura popolare planetaria almeno una dozzina di canzoni che ancora oggi vengono suonate e cantate ovunque. Ma tutto questo potrebbe anche non essere stato fondamentale, quanto il suo primo album solista, If I could only remember my name, uscito nel 1971, album importantissimo e meraviglioso, il capolavoro assoluto della sua carriera e anche il disco centrale dell’intera scena californiana tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta.

L’album (che persino l’Osservatore Romano ha lodato, al punto di metterlo secondo solo a Revolver dei Beatles nell’elenco dei dischi più importanti di sempre) è perfetto sotto ogni punto di vista, mette insieme le doti di Crosby come autore (originalissimo, diverso da tutti i suoi contemporanei e assolutamente inimitabile) e come interprete, dotato di una voce sottile e emozionante, in grado di costruire armonie angeliche, soprattutto con Stills e Nash.

If I could… è la migliore realizzazione della musica californiana dell’epoca, supera in bellezza e intensità i dischi dei Jefferson Airplane, dei Grateful Dead, dei Quicksilver Messenger Service e li contiene tutti, perché a suonare con lui c’è tutta la ‘bella gente’ che in quel momento animava la West Coast, compreso Santana e Joni Mitchell, che Crosby, peraltro, aveva ‘scoperto’ poco tempo prima. Ci si può perdere tra i brani dell’album, vedere l’alba di un nuovo mondo, scoprire colori ed emozioni, capire la potenza di una musica che in quel momento, oltre cinquanta anni fa, sembrava non avere limiti e confini, pareva essere in grado di cambiare la realtà o quantomeno il modo di percepirla.
Leggendario cantautore, stella del rock, padre riconosciuto della generazione californiana, hippie e attivista? Crosby ha fatto molto di più e di peggio: è stato un tossicodipendente, un alcolizzato, ha rischiato di morire almeno un paio di volte, ha subito un trapianto di fegato nel 1994, pagato per altro da Phil Collins, e un’operazione al cuore, è stato arrestato e condannato, ha passato un anno in prigione in Texas per possesso di armi e di droga nel 1985 e, perché non si potesse dire che fosse meno che incorreggibile, fu arrestato di nuovo nel 2004 sempre per possesso di armi e droga. Ha avuto due grandi amori, quello con Christine Hinton, morta nel 1969 in un incidente d’auto, e quello con la moglie, Jan Dance, sposata nel 1987.
Ha avuto quattro figli, James Raymond, dato in adozione nel 1962, ritrovato in età adulta e diventato suo fondamentale partner musicale in tarda età; Erika Keller, nata nel 1966, anche lei data in adozione e conosciuta addirittura dopo aver ritrovato il suo primo figlio; c’è poi Donovan, nata nel 1975 e il più giovane Django, nato nel 1995 dopo il matrimonio con Jan Dance. In realtà Crosby è anche il padre biologico di altri due bambini: nel 1994 ha dato il suo seme a una coppia omosessuale, formata dalla cantante Melissa Etheridge e dalla sua compagna, la regista Julie Chypher, diventate genitori di una coppia di gemelli.
È stato un attivista politico, sempre schierato a sinistra, sempre pronto a difendere battaglie per la libertà e la giustizia, in prima linea nelle battaglie contro la guerra del Vietnam come quella dell’Iraq, contro presidenti come Nixon, Bush e Trump, al fianco dei dimostranti e in piazza con Occupy Wall Street, e la giustizia, pacifista convinto ma, al tempo stesso difensore delle leggi in favore del possesso delle armi. Per oltre sessanta anni è stato un promotore della legalizzazione della cannabis e negli anni Duemila ha anche fondato una sua azienda di cannabis legale, con il marchio 'Mighty Croz'.
Ottobre 1999: David Crosby (il secondo da destra), Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young durante l'annuncio della loro reunion (ansa)

Con i suoi compagni di musica, Stills, Nash e Young, ha litigato e fatto pace tantissime volte, fino ad arrivare, a causa della sua lingua lunga, alla lite definitiva nel 2014, dopo aver definito Daryl Hanna, compagna di Neil Young, una “velenosa predatrice”. Lite che ha portato, soprattutto, alla fine del lungo e prezioso sodalizio con Graham Nash, suo amico anche durante i periodi più turbolenti e difficili, con il quale ha realizzato album e concerti di straordinaria bellezza. Un uomo difficile, dunque, con clamorosi difetti e altrettanti pregi, un perfetto rappresentante di una generazione che ha provato a forzare i confini di ogni convenzione, di ogni sistema morale, di ogni istituzione e regola, mescolando l’arte e la vita, confondendo l’una con l’altra, trasformando ogni idea in un progetto, per quanto assurdo, inconsistente, pericoloso fosse.
Gennaio 2000: da sinistra, Stephen Stills, Graham Nash, David Crosby e Neil Young suonano insieme per la prima volta dal vivo dal 1974  (ansa)

Crosby si è spinto oltre ogni possibile limite, spesso per scelta, altrettanto spesso in maniera poco avveduta e, incredibilmente, riuscendo ad arrivare a 81 anni con piena coscienza, grande creatività, straordinario entusiasmo. E l’ultima parte della sua vita è stata, per molti versi, migliore della prima, sia perché ha riconquistato se stesso, diventando sobrio e non dipendente da sostanze, perché ha ritrovato famiglia e affetti, e perché la sua creatività ha conosciuto un incredibile picco. Tra il suo primo album solista, If I could… e il secondo Oh yes I can sono passati ben diciotto anni e solo nel 1993 ne è uscito un terzo. Quindi, sorprendentemente, dal 2014 al 2021, ha pubblicato cinque album, uno più bello dell’altro, continuando a proporre concerti da solo, dopo la separazione da Nash e dagli altri.
David Crosby e la moglie Jan Dance nel 2020 (ansa)

Croz, il soprannome con il quale gli amici lo hanno spesso chiamato, è arrivato alla morte da vivo, perfettamente vivo, sorprendentemente vivo, visto tutto quello che ha combinato durante la vita: “Ho sbagliato moltissime cose”, ci ha detto anni fa, “ero stupido, ho sprecato tempo, denaro, affetti. Ma ho fatto anche delle cose meravigliose. Sono un uomo fortunato, che ha avuto sempre l’occasione di rinascere e degli amici che lo hanno aiutato”. E a noi ha lasciato della musica che ha reso più belle le nostre vite.