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Tre giovani leoni di nome Shari, Olly e Will: "Sfidiamo i Big con il nostro mondo di piccole cose”

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I tre cantanti portano le loro intime storie di quotidianità per la prima volta sul palco dell'Ariston. La vittoria? La sognano a metà
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Sgombriamo il campo da un equivoco classico: i motivi per cominciare a fare musica possono essere molti e diversi. Il principale è divertirsi e divertire gli altri. Certo, c’è chi comincia perché è alla ricerca dell’arte, dell’espressione interiore, dell’avventura, ma più spesso si inizia a fare musica per gioia, per passione, senza cercare niente di più. Quindi perché chiedere ai giovani di essere qualcosa di più o di diverso di giovani che, amando la musica, sperano di continuare a farla, magari con un briciolo di successo?

Auguriamo loro di trovare, strada facendo, la capacità di creare qualcosa che assomigli a quello che loro vedono e che noi non vediamo. Nel frattempo ci si può accontentare di qualcosa di meno: buona volontà, accettabili capacità di interpretazione, voglia di scegliere musica originale, che non sia un clone di altri successi o si ispiri troppo a mode e ten…

Sgombriamo il campo da un equivoco classico: i motivi per cominciare a fare musica possono essere molti e diversi. Il principale è divertirsi e divertire gli altri. Certo, c’è chi comincia perché è alla ricerca dell’arte, dell’espressione interiore, dell’avventura, ma più spesso si inizia a fare musica per gioia, per passione, senza cercare niente di più. Quindi perché chiedere ai giovani di essere qualcosa di più o di diverso di giovani che, amando la musica, sperano di continuare a farla, magari con un briciolo di successo?

Auguriamo loro di trovare, strada facendo, la capacità di creare qualcosa che assomigli a quello che loro vedono e che noi non vediamo. Nel frattempo ci si può accontentare di qualcosa di meno: buona volontà, accettabili capacità di interpretazione, voglia di scegliere musica originale, che non sia un clone di altri successi o si ispiri troppo a mode e tendenze già affermate.

Sono così i giovani che quest’anno hanno conquistato il palco del Festival di Sanremo? Di “arte” ci sembra ce ne sia ancora poca, ma non è necessariamente un male. Veniamo alla personalità. Dalle parti di gIANMARIA, già molto apprezzato a X Factor 2021, ce n’è abbastanza per vedere qualche possibilità di crescita. Il suo brano, Mostro, permette al 21enne vicentino di uscire dal seminato quel tanto che basta per farsi notare: non canta come gli altri, non è come gli altri, lo si vede e lo si sente. Ma ha un passato e un’esperienza mentre per i suoi coetanei, ad esempio Olly, nome d’arte di Federico Oliviero, genovese, classe 2001, tutto è completamente nuovo: «Io simile a Tananai? Lo conosco, è un’artista completo, produce, scrive, canta, ma francamente non penso di assomigliargli più di tanto», racconta, «ma posso capire la critica. In realtà penso di avere una mia realtà da raccontare e mi piacerebbe che il mondo che c’è dietro a Olly si vedesse, mi piacerebbe poterlo spiegare».

Ecco, in molti dei giovani che si affacceranno al Festival l’esigenza sembra non tanto quella di avere successo quanto di affermare la propria unicità, mettere in scena una versione più vera di sé stessi attraverso la musica: «Ho suonato fino a oggi senza immaginare alcun successo, quindi di certo non smetterò se a Sanremo dovesse non accadere nulla», aggiunge Olly, “la mia soddisfazione non è nel sentire le mie canzoni su Spotify o trasmesse alla radio ma di sentirle nelle mie cuffiette quando le ho finite, mentre torno in motorino dallo studio di registrazione. Scrivo perché non mi basta pensare, penso tanto, forse troppo, e un modo per dare spazio ai pensieri è trasformarli in canzoni».

Se Olly è un esordiente, Will — 24 anni, da Vittorio Veneto, in provincia di Treviso — è già a suo modo una star, visto che Estate, la sua libera interpretazione di Someone you loved di Lewis Capaldi gli ha già fatto conquistare un disco di platino nel 2020 dopo l’esibizione sul palco di X Factor: «Ho cominciato a fare musica perché mi stavo annoiando e volevo un modo più diretto per esprimermi», spiega presentando la sua Stupido, con cui sarà in gara all’Ariston. «La musica mi ha preso piano piano, inizialmente era solo parola, scrittura, poi sono arrivate le canzoni, che mi hanno portato fino a qui. Lo faccio per il bisogno di raccontare storie, per essere completamente me stesso, lontano e libero». Che questo prenda la forma di un brano mainstream come Stupido, senza grandi sorprese, non è necessariamente un difetto per una ex promessa del calcio poi passata alla canzone: «Cerco un punto di equilibrio tra quello che mi ha insegnato mia madre, inglese, con i Beatles, una religione a casa mia, i Queen e gli Oasis, e quello che mi ha dato mio padre con Zucchero, Dalla, De André, cercando di farlo diventare pop di oggi. Non c’è nulla di pianificato, solo la voglia di scrivere e cantare».

Curioso è, comunque, che nel pacchetto dei sei Giovani di quest’anno, dieci al conto completo con i cinque dei Colla Zio, divertenti e promettenti, e con Sethu, un po’ troppo simile a Blanco, ci sia solo una ragazza, Shari, venti anni, la più determinata a cercare l’arte anche nelle pieghe del pop: «Mi sento un’artista totale», dice la cantante che presenta al Festival Egoista, scritta con Salmo, «la mia parte razionale è sommersa, canto da quando ero piccola, non mi stacco mai dal pianoforte e dal microfono, in ogni mia cosa c’è musica». Il che non vuol dire che abbia “visto la luce” in tenera età, ha infatti iniziato con i videogiochi e il karaoke ma «da quando ho cantato per la prima volta su un palco ho capito che era la mia vita». Anche lei scrive canzoni «per spiegare, al maggior numero possibile di persone, quello che provo» e anche lei, come gli altri, non sembra avere particolari aspettative dal Festival: per ognuno è già un successo essere qui, emersi da un mondo nuovo fatto di centinaia di migliaia di ragazzi che mettono le loro canzoni — e con esse espongono la loro vita e la loro emotività — sulle piattaforme streaming. Sono partiti da un monitor con un sogno piccolo e bello: cantare, con il cuore in mano e la testa fra le nuvole. «Poi — come dice Shari — vada come vada…».