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Musica cortissima, a TikTok bastano venti secondi. Così la piattaforma fa a pezzi una canzone

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Il social sta cambiando la fruizione dei brani. Milioni di utenti usano solo i ritornelli per creare i loro video e gli artisti si adeguano. Hanno ceduto ai “tagli” perfino i Rolling Stones
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Mamma, mi si è accorciata la musica! E anche di molto. In termini evolutivi, potremmo parlare di catastrofe ambientale. Si taglia, si comprime, si accelera, pur di realizzare un video che guadagni consensi sui social. TikTok sta diventando uno dei più influenti attori nell'universo musicale, cantanti e case discografiche sono attirati come mosche dal miele, gli influencer del social potrebbero diventare a breve i veri arbitri del successo. E le conseguenze cominciano a vedersi. Con poche fulgide eccezioni.


Pochi giorni fa, dopo tanti anni di silenzio, è uscito un singolo di Peter Gabriel che annuncia il suo imminente album, si intitola Panopticon e ha un intro di ben 48 secondi, di questi tempi più o meno un'eternità, il tempo in cui si potrebbero consumare due o tre interi destini musicali, e lui invece imperterrito, antidiluviano, uno stegosauro impazzito, talmente antico da…

Mamma, mi si è accorciata la musica! E anche di molto. In termini evolutivi, potremmo parlare di catastrofe ambientale. Si taglia, si comprime, si accelera, pur di realizzare un video che guadagni consensi sui social. TikTok sta diventando uno dei più influenti attori nell'universo musicale, cantanti e case discografiche sono attirati come mosche dal miele, gli influencer del social potrebbero diventare a breve i veri arbitri del successo. E le conseguenze cominciano a vedersi. Con poche fulgide eccezioni.


Pochi giorni fa, dopo tanti anni di silenzio, è uscito un singolo di Peter Gabriel che annuncia il suo imminente album, si intitola Panopticon e ha un intro di ben 48 secondi, di questi tempi più o meno un'eternità, il tempo in cui si potrebbero consumare due o tre interi destini musicali, e lui invece imperterrito, antidiluviano, uno stegosauro impazzito, talmente antico da farla sembrare quasi una provocazione, una deliberata strafottenza. Oppure è solo l'effetto dell'ambiente. Ma chi oggi ha la pazienza di aspettare un cantato che parte dopo 48 secondi e magari non è neanche un ritornello? Sicuramente non i giovani che si stanno abituando sempre di più a un consumo veloce, dopato, frammentato, con una bassissima soglia dell'attenzione. L'uso smodato, spregiudicato e incontrollato di questa pratica potrebbe avere effetti venefici.

Per adesso è un problema di ascolto, ma già si avvertono i segni sulla fase creativa: i pezzi che escono tendono ad assomigliarsi, ad abbreviarsi, il beat è spesso il medesimo, nei primi venti secondi c'è già tutto. E poi? Se la musica continua a voler assomigliare ai social allora potremmo avvicinarci a un futuro non molto lontano in cui si cominceranno a scrivere pezzi musicali di 20/30 secondi al massimo, senza incisi e intro, assoli, code e altre inutili perdite di tempo, solo ritornelli, anzi solo quelli che vengono chiamati "viral moment", cioè il momento culminante, una frase anche solo di quindici secondi, adatta a ottenere il massimo risultato col minimo sforzo.


Questo è Tik Tok, e il suo rapporto con la musica, visto che sempre più utenti, e sono più di un miliardo, la musica oltre a usarla in modo massiccio per brevi clip di ogni genere immaginabile, la vanno a cercare direttamente lì, la scoprono prima di ascoltarla per intero su altre piattaforme più direttamente collegate alla musica, come Spotify. Ma non è solo un fenomeno nato spontaneamente dalla fantasia degli utenti. Da qualche tempo è il mondo della musica che si è precipitato dentro TikTok: cantanti e case discografiche cominciano a orientarsi o perlomeno a contemplare attivamente la piattaforma come un canale di diffusione della loro musica. L'hanno fatto da poco anche i Rolling Stones, i più anziani, i superboomer del rock, mettendo a disposizione alcuni loro pezzi come personale "regalino" alla library del social, così che tutti oggi possono farsi la loro clip con Start me up, beninteso giusto il tempo del ritornello, ma sono solo gli ultimi di una lunghissima fila di artisti che negli ultimi due anni hanno ceduto alle lusinghe della sirena del social, che ha provocato effetti bizzarri e spiazzanti come il ritorno in classifica di pezzi di molti anni fa.


Uno degli episodi chiave che hanno spostato l'interesse delle case discografiche si verificò nel 2020, quando un video di TikTok che utilizzava il pezzo Dreams dei Fleetwood Mac riportò in classifica il disco a 42 anni dall'uscita, la stessa cosa successa a Kate Bush tornata l'anno scorso in classifica con un pezzo del 1985, dopo essere stato incluso nella serie Stranger things, a completare un triangolo virtuoso e perverso che può avere effetti dirompenti: serie tv, TikTok, streaming a pagamento, esattamente come sta succedendo al pezzo di Lady Gaga, Bloody Mary, del 2011, ripescato per un virale balletto della serie Mercoledì, e utilizzato in versione accelerata, che è un altro dei problemi di stretta attualità. Si chiamano "speed up", e sono per l'appunto le versioni accelerate di brani in origine più lenti. La ragione è semplice: avendo pochi secondi a disposizione, si adatta il pezzo alla bisogna, e se il ritornello com'è non c'entra, allora lo si accelera, o anche semplicemente perché accelerato ci piace di più, ammesso che l'effetto alla Alvin and The Chipmunks sia poi quello che desideriamo.


Si può fare di tutto, strapazzare, falsificare, spezzettare, ma più che il trionfo della libertà creativa, Dio volesse che il problema fosse quello, sembra una incontrollata prateria dove la legge del profitto opera senza alcun argine e l'idea che la musica, sotto sotto, sia un'arte, ovvero uno dei momenti più alti attraverso i quali ci è permesso esprimerci, sia solo un fastidioso ingombro alla libera e incontrollata corsa all'oro. E l'oro, in questo momento, sono tanti piccoli cuoricini.