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Elodie e il party di Sanremo che porta il festival nel futuro

Una festa della "nuova scena" che celebra il passaggio di testimone: il "nuovo" si tira dietro il "vecchio" in un festival che i giovani artisti hanno cambiato dall'interno
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Ieri sera, a Villa Noseda, di fianco al Casinò di Sanremo, c’era una festa, il party di Elodie, per celebrare l’arrivo del suo nuovo album, Ok, respira, in uscita il 10 febbraio, e l’approdo su Amazon Prime della docuserie sulla sua vita, Sento ancora la vertigine, disponibile dal 20 febbraio. Alla festa c’era tutta la nuova "alta società" della canzone italiana: nuove le star, dalla padrona di casa Elodie a Madame, Mara Sattei, Dardust, Colapesce e Dimartino, Salmo, tanto per citare alla rinfusa tra i moltissimi presenti, nuovi i manager, Jacopo Pesce e Max Brigante in testa, nuovi gli uffici stampa, nuovi i cronisti, gli influencer, le dive e i divi della comunicazione odierna. E giovani, sostanzialmente tutti, contando come "anziani" quelli che si avviano verso la cinquantina e nel duemila avevano solo venticinque anni.

Ieri sera, a Villa Noseda, di fianco al Casinò di Sanremo, c’era una festa, il party di Elodie, per celebrare l’arrivo del suo nuovo album, Ok, respira, in uscita il 10 febbraio, e l’approdo su Amazon Prime della docuserie sulla sua vita, Sento ancora la vertigine, disponibile dal 20 febbraio. Alla festa c’era tutta la nuova "alta società" della canzone italiana: nuove le star, dalla padrona di casa Elodie a Madame, Mara Sattei, Dardust, Colapesce e Dimartino, Salmo, tanto per citare alla rinfusa tra i moltissimi presenti, nuovi i manager, Jacopo Pesce e Max Brigante in testa, nuovi gli uffici stampa, nuovi i cronisti, gli influencer, le dive e i divi della comunicazione odierna. E giovani, sostanzialmente tutti, contando come "anziani" quelli che si avviano verso la cinquantina e nel duemila avevano solo venticinque anni.

Una festa della nuova scena, un party inimmaginabile a Sanremo fino a pochissimi anni fa, quando il festival per uno come Salmo, tanto per essere chiari, era praticamente la porta di ingresso all’Inferno. Certo, solo poche ore prima il "vecchio mondo" faceva bella mostra di sé davanti alla folla di Via Matteotti, davanti all’Ariston, con Gianni Morandi e Al Bano a inseguirsi vocalmente nel tripudio delle signore accalcate solo per loro.

(ansa)

L’edizione di quest’anno conta tra ospiti e concorrenti un numero elevato di stelle "novecentesche" della canzone, ma quello che faceva effetto a Villa Noseda, tra i ritmi pulsanti della dance pompata da due giovanissime dj, tra le solite (quelle sì mai passate di moda) luci stroboscopiche della discoteca, è che per la nuova "high society" della canzone il vecchio mondo sostanzialmente è già morto o, meglio, non è mai esistito. Per loro e per i loro coevi Sanremo è oggi, è così, è fatto di nuove luci e nuovi colori, ha un senso nell’era dello streaming e anche i vecchi sono dentro al nuovo.

C’è un vantaggio nell’avere un passato: quello di poter ricordare com’era, di avere memoria di epoche precedenti per averle vissute, per esserne stato testimone. Ora, è facile dire Sanremo e pensare che sia sempre stato così se si hanno vent’anni e si è nati nei Duemila. Come fa un ventenne a ricordare il Sanremo vinto da Alexia nel 2003, ad avere memoria del piccione di Povia nel 2006, o del duo Giò Di Tonno e Lola Ponce nel 2008, seguiti da Marco Carta nel 2009 e Valerio Scanu nel 2010? Si deve arrivare al 2017 per trovare una ragionevole data di inizio del nuovo corso, quando Francesco Gabbani vinse con Occidentali’s Karma e certificò l’inizio del cambiamento. Madame, all’epoca, aveva quindici anni, Ariete quattordici.

La cantautrice Ariete 
Non tutto è nuovo, sia chiaro. Il Sanremo 2023 di Amadeus è talmente ecumenico che tra ospiti, superospiti, duetti, sorprese e cantanti in gara si va praticamente dai nove a novant’anni, e quasi l’intero arco costituzionale della canzone è legittimamente rappresentato. Ma la festa di Elodie parla chiaro: il vecchio mondo è al tramonto e il nuovo avanza spedito, che ci piaccia o no le nuove generazioni della canzone stanno celebrando nella Città dei Fiori il loro momentaneo trionfo, la presa della Bastiglia, la conquista del baluardo più antico della musica italiana, quello che sembrava inamovibile, inattaccabile, irraggiungibile. Lo hanno già fatto, ovviamente, con le vittorie di Diodato, Maneskin, Mahmood da solo e con Blanco. Ma se prima sembravano arrivare a Sanremo come alieni, oggi arrivano da conquistatori, celebrando il loro successo in una festa dove non c’è traccia di quello che rappresentavano Pippo Baudo e Mike Bongiorno, non ci sono Aragozzini o gli impresari, non ci sono in fondo nemmeno i discografici di un tempo perché di "dischi" non parla più nessuno, e nel quale la regina, Elodie, si muove a suo agio presentando una docuserie su una piattaforma streaming, assieme a un nuovo album da ascoltare sugli smartphone o con gli speaker in casa. In una settimana nella quale giocheranno a far finta che Sanremo sia ancora Sanremo, per la gioia di tutti.