Un account traghetta Sanremo dai boomer alla generazione Z
di Beniamino Pagliaro , di Beniamino PagliaroLa cerimonia dell’account nella cerimoniosa prima serata di Sanremo consegna definitivamente il Festival all’epoca digitale e conclude l’abbraccio dell’auto-denunciato conduttore-boomer alle generazioni che solitamente disertano sdegnate quella vecchia e noiosa tv lineare, tiranna, che obbliga a seguire tutto in diretta e non quando ci pare.
Come ogni cerimonia che si rispetti, tutto ciò accade quando i giochi sono già stati fatti. Da anni Sanremo è stato in grado di reinventarsi e conquistare generazioni lontane da quelle che occupano solitamente il divano catodico. Tutto l’anno il consumo è fluido, con un gran lavorio di password tra una piattaforma e l’altra, ma questa settimana c’è Sanremo, come ha sentenziato persino lo spot pubblicitario di Netflix. È un evento, non più la tv dei grandi: mantiene certo quella patina fané di gag lente che non fanno tanto ridere, l’occhiolino c…
La cerimonia dell’account nella cerimoniosa prima serata di Sanremo consegna definitivamente il Festival all’epoca digitale e conclude l’abbraccio dell’auto-denunciato conduttore-boomer alle generazioni che solitamente disertano sdegnate quella vecchia e noiosa tv lineare, tiranna, che obbliga a seguire tutto in diretta e non quando ci pare.
Come ogni cerimonia che si rispetti, tutto ciò accade quando i giochi sono già stati fatti. Da anni Sanremo è stato in grado di reinventarsi e conquistare generazioni lontane da quelle che occupano solitamente il divano catodico. Tutto l’anno il consumo è fluido, con un gran lavorio di password tra una piattaforma e l’altra, ma questa settimana c’è Sanremo, come ha sentenziato persino lo spot pubblicitario di Netflix. È un evento, non più la tv dei grandi: mantiene certo quella patina fané di gag lente che non fanno tanto ridere, l’occhiolino costante ai grandi vecchi del passato. Ma in verità lo sguardo millennial è abituato persino a questo, è in una comfort zone, accetta commentando con gli amici e tira tardi.
Già lo scorso anno le analisi Auditel avevano riconosciuto il successo di Amadeus nel convincere giovani e giovanissimi a seguire il festival: per esempio nella prima serata conquistando il 72,65% di share tra i 20 e i 24 anni e il 71,54% tra i 15 e i 19 anni. La cerimonia dell’account in cui Chiara Ferragni convince, diciamo, Amadeus a smetterla di usare Instagram solo in coppia con la moglie (very boomer), conclude la transizione ed è al tempo stesso un’epifania che potrebbe valere per il resto della nazione, come dice la premier, ovvero per un’Italia in cui invece il passaggio generazionale è cosa rara.
Sanremo ha bisogno dei millennials, della generazione Z, per evidenti ragioni commerciali, ma il Paese? Mettere una millennial forte e di successo sul palco dell’Ariston è tutto sommato cosa facile, ma bisogna pur farlo. Porti i venti-trentenni sul palco e quelli ti seguono. Così Sanremo è un promemoria: dai fiducia alle persone e quelle persone potranno scrivere la loro storia. Quanto spesso succede nell’Italia del 2023?
Nel Paese dove fino ai quarantacinque sei considerato un ragazzo, in verità il tempo corre: in questo Sanremo i millennials sono anche oggetto di uno studiato effetto nostalgia, tecnica già ampiamente utilizzata per gli amici boomer. E dunque ecco Paola & Chiara, ecco gli Articolo 31, e d’improvviso ci sembra di avere vent’anni in meno, quasi quasi non metto la sveglia all’alba. Nella pacificazione sanremese, la consolazione, tutto sommato, è che poi arriva un diciannovenne e vuole sfasciare tutto.