Il suono di Sanremo, tra calci furenti e nostalgia
di Gino Castaldo , di Gino CastaldoVallo a cercare il suono di questo festival, asimmetrico, saltellante, un momento antichissimo, da perderci l’amore, e un momento dopo così repentinamente nuovo, tutto Dardust e lustrini trap da ballarci sopra in discoteca, vallo a cercare in quel luogo inesistente in natura che sta in mezzo tra Al Bano e Rosa Chemical. Qual’è oggi il suono di Sanremo, quello dei calci furenti di Blanco o quello della nostalgia?
Perfino i Cugini di Campagna non sembrano loro, sostenuti dalla scrittura de La rappresentante di lista, e invece Colapesce e Dimartino sono proprio loro, e il loro suono lo hanno brillantemente confermato con un anticipo d’estate che profuma già di mare. Potrebbe essere un’ulteriore mutazione per il futuro, lanciare in pieno inverno i pezzi dell’estate, chissà…
Vallo a cercare il suono di questo festival, asimmetrico, saltellante, un momento antichissimo, da perderci l’amore, e un momento dopo così repentinamente nuovo, tutto Dardust e lustrini trap da ballarci sopra in discoteca, vallo a cercare in quel luogo inesistente in natura che sta in mezzo tra Al Bano e Rosa Chemical. Qual’è oggi il suono di Sanremo, quello dei calci furenti di Blanco o quello della nostalgia?
Perfino i Cugini di Campagna non sembrano loro, sostenuti dalla scrittura de La rappresentante di lista, e invece Colapesce e Dimartino sono proprio loro, e il loro suono lo hanno brillantemente confermato con un anticipo d’estate che profuma già di mare. Potrebbe essere un’ulteriore mutazione per il futuro, lanciare in pieno inverno i pezzi dell’estate, chissà…