La serata dei duetti è diventata la Giornata della Canzone
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteIl venerdì di Sanremo è ormai, da qualche anno, diventato una ricorrenza, ovvero la Giornata della Canzone. Sì, è l’unica celebrazione vera di un patrimonio collettivo importante. No, il Festival, in quanto tale, la canzone la celebra solo in parte, perché le scelte dei direttori artistici non sono mai artistiche davvero, perché le regole dell’intrattenimento televisivo dominano ampiamente e sommergono le canzoni anche quanto sono talmente tante da non poter passare inosservate.
La serata delle cover o dei duetti, invece è una serata in cui gli artisti vengono chiamati ad essere davvero tali, cioè a esercitare liberamente l’arte della canzone celebrandone la storia. E…
Il venerdì di Sanremo è ormai, da qualche anno, diventato una ricorrenza, ovvero la Giornata della Canzone. Sì, è l’unica celebrazione vera di un patrimonio collettivo importante. No, il Festival, in quanto tale, la canzone la celebra solo in parte, perché le scelte dei direttori artistici non sono mai artistiche davvero, perché le regole dell’intrattenimento televisivo dominano ampiamente e sommergono le canzoni anche quanto sono talmente tante da non poter passare inosservate.
La serata delle cover o dei duetti, invece è una serata in cui gli artisti vengono chiamati ad essere davvero tali, cioè a esercitare liberamente l’arte della canzone celebrandone la storia. E quella di ieri è stata, come sempre, una colorata, divertente, appassionata, interminabile celebrazione, coronata giustamente dal successo e vinta, con merito da un Marco Mengoni che invece di restare all’interno del gloriosissimo repertorio nazionale ha voluto provare a confrontarsi addirittura con le divinità della canzone, i Beatles, e mettere mano a un capolavoro che è, ovviamente, difficilissimo far proprio, Let it be. Il risultato è stato buono perché ormai Mengoni ha fatto gran parte del necessario salto dall’essere una star del pop a essere un’artista alla ricerca di una dimensione personale.
È stata una Giornata della Canzone tutta intera, nella quale, con buona pace dei bacchettoni, dei conservatori, degli snob, dei difensori della fede, sono state suonate sullo stesso palco le note e le parole di De André e di Pupo, che sono profondamente diverse ma che possono stare insieme. No, una serata come quella di ieri non fa confusione, anzi, rende ancora più evidente la distanza tra Sarà perché ti amo e Via del Campo, ma rende anche esplicito perché non è reato cantarle entrambe. Non è reato perché, ci piaccia o no, fanno entrambe parte della nostra Cultura Popolare. Che è una cosa bella e viva, anche quando ci sembra brutta e inutile, anche quando è esagerata, volgare, balorda, furba e insensata. Anche quando con l’arte non ha nulla a che fare.
E non stiamo dicendo che tutta la produzione pop è degna di nota, ma solo e soltanto che le canzoni sono roba nostra e che, qualsiasi esse siano, sono parte integrante della nostra vita, della vita di tutti, anche di chi non frequenta le cose della musica, anche di chi dichiaratamente non ama il pop. Perché tutta la musica ha un’anima e che, ci piaccia o no, il pop è l’anima del mondo. L’abbiamo detto e scritto tante volte e quindi, scusate se ci ripeteremo ancora, ma il pop è l’anima di chi vive la sua vita, quotidianamente, tra passioni e dolori, tra gioie e sentimenti, tra piccoli e grandi intoppi, sogni e drammi. E le canzoni di questo parlano, raccontandoci sia il mondo com’è sia come vorremmo che fosse. E c’è poco da fare, quando in scena sono arrivare ieri sera Elodie e Big Mama era impossibile non comprendere che quello che stavano dicendo era semplicemente che la strada maestra per conquistare il futuro è la libertà. Vi sembra poco? Non lo è, perché quelle due ragazze in scena cantando hanno parlato più chiaro di qualsiasi discorso a difesa delle donne, contro il bodyshaming, contro gli odiatori da tastiera, a difesa dei diritti di tanti, sono state più eloquenti di qualsiasi dichiarazione politica, perché sono state vere, colorate, sfrontate, sexy, vistose e libere, sono state “inclusive” e “democratiche”. E si sono divertite facendoci divertire. E anche se ci è difficile ammetterlo, questo vale anche per I Cugini di Campagna, che a qualcuno sembrano solo dei signori anziani (non tutti e quattro ovviamente) vestiti in maniera inadatta, ma che invece dicono che nella vita si può essere come si vuole, senza badare alle regole che la società ci impone. Un mondo senza i Cugini di Campagna sarebbe più brutto, insomma.
Poi c’è altro, ovviamente: ci sono Giorgia e Elisa purissima bellezza, due voci inarrivabili che cantano per demolire le nostre barriere sentimentali e farci vivere qualche minuto di Paradiso in terra. Lo hanno fatto, davvero, ieri sera, lo hanno fatto provare contemporaneamente a qualche milione di persone, ed è stato francamente emozionante. Ci sono gIANMARIA e Manuel Agnelli, con una canzone che nessuno del grande pubblico televisivo conosce, ma che siamo certi ieri sera ha scosso l’attenzione di qualcuno, per l’intensità delle emozioni trasmesse dal giovanissimo e bravissimo cantante e dal consumato e coriaceo rocker. E ancora Madame e Izi, che cantano De André con l’autotune, portandolo a loro modo nelle vie del Campo di oggi, i Coma Cose e i Baustelle che sanno, ed è inutile negarlo, che tutta Italia conosce a memoria Sarà perché ti amo, e la trattano quindi con simpatia e amore. E tutti gli altri, ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, per citare Vasco, ognuno in grado con una canzone di farci sognare, pensare, ridere. È la serata migliore di Sanremo anche perché a differenza delle canzoni in gara, omogenee e poco sorprendenti, ieri sera c’era veramente tutto, poesia e banalità, da un estremo all’altro, come dovrebbe essere normalmente il Festival.