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Inclusioni e talenti, la ricetta del festival perfetto firmato Amadeus

(ansa)
Il direttore artistico è stato il centro di gravità permanente di una manifestazione agitata dalle polemiche e al centro del dibattito della politica
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Sanremo - L'inno di Mameli, la Banda dell'Aeronautica, Morandi che canta Dalla. È l'inizio della Festa Nazionale? No dell'ultima, trionfale serata del Festival di Sanremo 2023, che ha incoronato il suo 73esimo vincitore nel cuore della notte alla fine di una gara a cinque all'ultimo voto, e ha messo davanti ai televisori un numero spropositato di italiani. Una serata segnata dal messaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dai colori della bandiera del suo paese indossati per tutta la sera da Chiara Ferragni e nelle rose gialle e blu portate sul palco da Tananai, dal rock dei Depeche Mode, dalle note delle stellari canzoni di Gino Paoli e dalla svagatezza liberissima della divina Ornella Vanoni. E, per mantenere qualche punta di "scandalo", dal bacio appassionato di Rosa Chemical a Fedez: costretto dalla scaletta a cantare dopo Paoli, Rosa Chemical ha giocato l'asso, è sceso in platea, ha portato Fedez sul palco e ha chiuso il b…

Sanremo - L'inno di Mameli, la Banda dell'Aeronautica, Morandi che canta Dalla. È l'inizio della Festa Nazionale? No dell'ultima, trionfale serata del Festival di Sanremo 2023, che ha incoronato il suo 73esimo vincitore nel cuore della notte alla fine di una gara a cinque all'ultimo voto, e ha messo davanti ai televisori un numero spropositato di italiani. Una serata segnata dal messaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e dai colori della bandiera del suo paese indossati per tutta la sera da Chiara Ferragni e nelle rose gialle e blu portate sul palco da Tananai, dal rock dei Depeche Mode, dalle note delle stellari canzoni di Gino Paoli e dalla svagatezza liberissima della divina Ornella Vanoni. E, per mantenere qualche punta di "scandalo", dal bacio appassionato di Rosa Chemical a Fedez: costretto dalla scaletta a cantare dopo Paoli, Rosa Chemical ha giocato l'asso, è sceso in platea, ha portato Fedez sul palco e ha chiuso il brano baciandolo calorosamente in bocca.

(fotogramma)

Ma protagoniste sono state soprattutto le canzoni, le performance di Mengoni, Giorgia, Lazza, Mr.Rain con i suoi bambini solo per citare alcuni dei 28 che si sono allegramente sfidati sul palco. Ma a vincere è stato davvero solo uno: Amadeus. E che abbia vinto lo dicono i numeri degli ascolti. E non si può nemmeno dire che siano solo ascolti e non "consensi", perché durante un'intera settimana di programmazione chi non ha apprezzato Amadeus e il suo Festival ha avuto abbondanti alternative a portata di telecomando, tra centinaia di canali digitali terrestri, satellitari e piattaforme streaming. E invece, prendiamone atto, Amadeus e il suo festival sono piaciuti e tanto.

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Sono piaciuti al pubblico che tradizionalmente guarda la tv, che il conduttore e direttore artistico ha accontentato mettendo insieme una pattuglia di eccellenti star novecentesche, compreso il co-conduttore Morandi, umile spalla che ha messo a disposizione del partner la sua storia, la sua saggezza, le sue doti di simpatia e comunicativa, i suoi sessant'anni di mestiere.

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Sono piaciuti al pubblico più giovane, che ha seguito le proprie stelle musicali e non, che si è anche divertito a giocare con Ama e i suoi social, seguendo le diretta Instagram fatte dal palco, o i post "concorrenziali" di Morandi. Sono piaciuti a chi per qualche minuto ha sentito parlare di adolescenti nelle carceri, di donne maltrattate, della guerra in Ucraina, non come ascolta o vede negli spazi deputati, al tg o nei talk ma in un programma di intrattenimento. Contesto sbagliato? Solo per chi pensa che lo spettacolo debba essere rapidamente dimenticabile, che sia svago e non qualcosa che accanto al divertimento possa offrire anche spunti di riflessione. In tv c'è "svago" per 360 giorni all'anno, è vero, ma in questi cinque giorni messi in piedi da Ama la regola è stata, per fortuna, un'altra. Che lui abbia fatto tutto questo in maniera ecumenica, mescolando Angelo Duro e Peppino Di Capri, è altrettanto vero, come lo è che l'ha fatto proprio per ottenere il massimo consenso e il massimo ascolto. Ha tolto di mezzo canzoni difficili o originali, ha messo insieme il diavolo e l'acqua santa, ha fatto arrivare in scena premi Oscar che difendono la Costituzione e cantanti con in mano un sex toy, polemisti e romanticoni, vecchie glorie e giovani virgulti, artisti in cerca di una seconda o terza occasione e trasgressori della domenica, anche nella interminabile serata finale. E per quanto questo, diciamolo, non ci piaccia, perché qualche oncia di bellezza, di arte, di proposta originale non avrebbe di certo fatto pendere la bilancia dell'Auditel in negativo, ha avuto ragione.

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Qualcosa non è andato come voleva, Oxa e Grignani, tanto per dire, non hanno prodotto il casino e le polemiche che lui sperava, ma ci hanno pensato Blanco a riempire il vuoto e Fedez a far scatenare i politici amanti della censura. Ma ha anche portato tanti temi importanti all'attenzione di milioni di persone, non banalizzandoli più di quanto facciano, con le stesse necessità di audience, i talk show. Non ha prodotto un "bel festival" e non doveva disperdere il patrimonio musicale che lui stesso aveva creato nei due anni precedenti. Ma ha prodotto il festival più popolare e inclusivo della storia, con la maggiore copertura mediatica, con il più grande impatto social, con la più ampia risonanza politica e culturale (sì, culturale) da parecchi anni in qua. E non si può dire che non sia stato bravo.