Ricordate Mimmo Cavallo? Dal Festivalbar a Sanremo, ma per strada nel carnevale trash fuori dall'Ariston
dal nostro inviato Emilio Marrese , dal nostro inviato Emilio MarreseSANREMO. Uno dice "ho cantato a Sanremo". Dai, grande, davvero? Sì, ma mica all'Ariston: fuori. Con Mimmo Cavallo - ve lo ricordate? - per strada al freddo davanti a una profumeria e a una decina di passanti distratti all'ora del cappuccino in corso Matteotti, arteria dello struscio tra il teatro del Festival e il Casinò. Lei non sa chi ero io. Tra i tanti busker c'era anche lui, cantautore con un grande avvenire dietro le spalle che nel 1980 partecipò al Premio Tenco con Siamo meridionali, in cartellone con Paolo Conte, Guccini, Gino Paoli, Gianna Nannini, Ivan Graziani e Roberto Vecchioni. L'anno dopo scrisse Caffè nero bollente per la Fiorella Mannoia esordiente al Festival di Sanremo, e andò al Festivalbar con la sua Uh mammà. Accostato dalla critica a Rino Gaetano (vinse il premio a lui intitolato nel '92), Edoardo Bennato e perfino Gaber, il cantautore della provincia di Taranto via via negli anni ha scritto…
SANREMO. Uno dice "ho cantato a Sanremo". Dai, grande, davvero? Sì, ma mica all'Ariston: fuori. Con Mimmo Cavallo - ve lo ricordate? - per strada al freddo davanti a una profumeria e a una decina di passanti distratti all'ora del cappuccino in corso Matteotti, arteria dello struscio tra il teatro del Festival e il Casinò. Lei non sa chi ero io. Tra i tanti busker c'era anche lui, cantautore con un grande avvenire dietro le spalle che nel 1980 partecipò al Premio Tenco con Siamo meridionali, in cartellone con Paolo Conte, Guccini, Gino Paoli, Gianna Nannini, Ivan Graziani e Roberto Vecchioni. L'anno dopo scrisse Caffè nero bollente per la Fiorella Mannoia esordiente al Festival di Sanremo, e andò al Festivalbar con la sua Uh mammà. Accostato dalla critica a Rino Gaetano (vinse il premio a lui intitolato nel '92), Edoardo Bennato e perfino Gaber, il cantautore della provincia di Taranto via via negli anni ha scritto canzoni per Morandi, Al Bano, Bertè, Ornella Vanoni, Zucchero e soprattutto Mia Martini: era in tour con lei quando morì nel '95 e Mimmo le ha appena dedicato una canzone, Oh Mimì, presentata qui a Sanremo, ai passanti, in un aiuola due metri per uno allestita da una radio di Cecina. A 72 anni suonati. Sorridente
Perché Sanremo è Sanremo anche fuori dall'Ariston. Tanti ne lancia e molti di più ne trita, seduce e abbandona, schegge di meteore, una notte da star e una vita da mediano, ma tra gli amatori, feste di provincia, matrimoni e pizzerie. Anche se hai talento come Mimmo, ma alla fine collezioni solo quasi gol, "mi spiace ma", "le faremo sapere" uno dopo l'altro e poi va così, fino a ritrovarti in cantina, come nel racconto di Buzzati. Più o meno serenamente. Altri invece ci restano sotto come i Jalisse e non se ne fanno più una ragione.
E dunque c'è passato velocemente anche Mimmo Cavallo, che compose pure una sigla tv per Enzo Biagi, tra quella malinconica variopinta fauna che ogni anno si ammucchia intorno al Festival, fino all'apoteosi del sabato: un Carnevale trash, una vera e propria fiera paesana popolata, nel muschio umano attorno all’Ariston, di mitomani, menestrelli, neomelodici neolitici, aspiranti, buontemponi, morti di fama, sosia: decine di cugini di campagna, ma c’è anche quello di Antonello Venditti: lo guardi e vorresti chiedergli "ma perché?" però non trovi il coraggio che lui invece ha. Un'invasione in cui ogni venti metri trovi uno che canta vecchie hit per due spiccioli o spera di farsi notare: anche i Måneskin hanno iniziato così on the road, no? Uno su mille ce la fa, ma qui sembravano esserci gli altri 999.
Sono decine, decine e decine E passi per quelli che almeno sanno cantare, come Carlo Stragapede, 59enne ex giornalista pugliese, che vende i suoi cd o i Damat Drumer o Niko Albano "ingegnere di giorno cantautore di notte". O l'imitatore di Montepulciano Andy Bellotti che gira per strada vestito da juke box di cartone, tu gli chiedi "fammi Boldi" e lui fa "bestia che dolore!", tu gli dici "fammi Sordi" e lui fa "maccarone mo' te magno".
O il comico salentino Mimmo Groove, animatore turistico, che il nome se l'è ricamato cubitale sulla schiena del giubbotto coi brillantini, volantino di se stesso. Tutti a caccia del famoso quarto d'ora, che magari una volta arriva pure (ma poi basta anche un'inquadratura di Telecicoria) e restano ad aspettare tutta la vita il sedicesimo minuto. I più, però, sono quelli che vengono qua, a dormire in macchina, per poi aggirarsi tra la calca sfoggiando look eccentrici, coperti di tatuaggi o acconciati con le creste colorate, agghindati come fenomeni da baraccone, sfoggiando pass fasulli, solo per essere guardati, fotografati, scambiati per Qualcuno.
Anche per quest'anno, è ora di smontare il circo, i clown si struccano, i border provano a tornare nel confine. E come cantava Bennato, “anche l’ultimo degli addetti ai lavori ha a casa qualcuno che lo aspetta”.