Alberto Radius, l'inconfondibile suono del rock italiano
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteEra il 1972 e io, all’epoca quattordicenne, acquistai Radius, album d’esordio solista di quello che era noto a tutti come il chitarrista rock della Formula 3, all’epoca celeberrima band della nuova musica italiana. Arrivai a casa, accesi l’impianto stereo, misi il disco sul piatto, e improvvisamente mi sentii come un qualsiasi ragazzo inglese o americano, stavo ascoltando un grandissimo disco rock scritto, realizzato, suonato nel mio Paese. E il disco era bellissimo. Anzi, mi correggo, il disco è bellissimo. Provate ad ascoltarlo ora, collegandovi a una piattaforma di streaming, ascolterete qualcosa che, per i tempi in cui è stato realizzato, non ha nulla da invidiare ai grandi album rock degli inglesi e degli americani dell’epoca, anzi per molti versi è anche meglio di molti degli album internazionali. Ed era il disco solista di Alberto Radius, geniale, personalissimo, appassionato chitarrista, del quale oggi piangiamo la scomparsa.
…Era il 1972 e io, all’epoca quattordicenne, acquistai Radius, album d’esordio solista di quello che era noto a tutti come il chitarrista rock della Formula 3, all’epoca celeberrima band della nuova musica italiana. Arrivai a casa, accesi l’impianto stereo, misi il disco sul piatto, e improvvisamente mi sentii come un qualsiasi ragazzo inglese o americano, stavo ascoltando un grandissimo disco rock scritto, realizzato, suonato nel mio Paese. E il disco era bellissimo. Anzi, mi correggo, il disco è bellissimo. Provate ad ascoltarlo ora, collegandovi a una piattaforma di streaming, ascolterete qualcosa che, per i tempi in cui è stato realizzato, non ha nulla da invidiare ai grandi album rock degli inglesi e degli americani dell’epoca, anzi per molti versi è anche meglio di molti degli album internazionali. Ed era il disco solista di Alberto Radius, geniale, personalissimo, appassionato chitarrista, del quale oggi piangiamo la scomparsa.
Radius è stato uno dei protagonisti della più grande stagione del rock italiano, quella degli anni Settanta, in bilico tra progressive, canzone e hard rock, musicista di intelligenza sopraffina, chitarrista dalle doti tecniche eccellenti, autore in grado di muoversi con incredibile flessibilità tra generi, suoni, atmosfere, diverse. E’ stato uno dei più grandi personaggi della storia della musica italiana e per questo andrà per sempre ricordato.
Radius è un chitarrista elettrico di notevolissime doti, mescola saggiamente il blues e l’hard rock, senza dimenticare melodia e canzone, ogni brano che la band interpreta ha al suo interno tutto questo e per l’Italia era una novità notevole. La Formula 3 raggiunge i vertici delle classifiche, incide singoli di grande successo, ma a Radius non basta e, come abbiamo detto all’inizio, nel 1972 incide il suo primo album solista, con la collaborazione di alcune delle più belle menti del rock italiano dell’epoca, alcuni componenti degli Area, della PFM, ma anche Gianni Dall’Aglio e Vince Tempera, tutti musicisti che ruotavano attorno alla Numero Uno e Battisti.
Il suono della sua chitarra è rimasto essenziale e inconfondibile, è entrato nella nostra memoria sonora con Battisti e la Formula 3 e non ne è mai uscito, assieme alla sua capigliatura e al suo stile ‘rock’. Senza Radius la musica italiana, lo si può dire con certezza, avrebbe suonato in un altro modo, senza di lui la chitarra elettrica avrebbe avuto un altro destino nel nostro panorama musicale.
L’ultima volta che il grande pubblico lo ha visto in scena è stato al Festival di Sanremo del 2021, quando con i Coma_Cose e i Mamakass ha eseguito Il mio canto libero di Battisti sul palco dell’Ariston, come a voler chiudere un cerchio tra il passato e il presente, a tirare il filo della sua lunga e bella avventura musicale.