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Alberto Radius, l'inconfondibile suono del rock italiano

(ansa)
Il chitarrista, leader della Formula 3 e collaboratore di Lucio Battisti, è morto all'età di 80 anni. Fino all'ultimo è rimasto aperto a nuove esperienza, come quella con i Coma_Cose nella passata edizione di Sanremo
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Era il 1972 e io, all’epoca quattordicenne, acquistai Radius, album d’esordio solista di quello che era noto a tutti come il chitarrista rock della Formula 3, all’epoca celeberrima band della nuova musica italiana. Arrivai a casa, accesi l’impianto stereo, misi il disco sul piatto, e improvvisamente mi sentii come un qualsiasi ragazzo inglese o americano, stavo ascoltando un grandissimo disco rock scritto, realizzato, suonato nel mio Paese. E il disco era bellissimo. Anzi, mi correggo, il disco è bellissimo. Provate ad ascoltarlo ora, collegandovi a una piattaforma di streaming, ascolterete qualcosa che, per i tempi in cui è stato realizzato, non ha nulla da invidiare ai grandi album rock degli inglesi e degli americani dell’epoca, anzi per molti versi è anche meglio di molti degli album internazionali. Ed era il disco solista di Alberto Radius, geniale, personalissimo, appassionato chitarrista, del quale oggi piangiamo la scomparsa.

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Era il 1972 e io, all’epoca quattordicenne, acquistai Radius, album d’esordio solista di quello che era noto a tutti come il chitarrista rock della Formula 3, all’epoca celeberrima band della nuova musica italiana. Arrivai a casa, accesi l’impianto stereo, misi il disco sul piatto, e improvvisamente mi sentii come un qualsiasi ragazzo inglese o americano, stavo ascoltando un grandissimo disco rock scritto, realizzato, suonato nel mio Paese. E il disco era bellissimo. Anzi, mi correggo, il disco è bellissimo. Provate ad ascoltarlo ora, collegandovi a una piattaforma di streaming, ascolterete qualcosa che, per i tempi in cui è stato realizzato, non ha nulla da invidiare ai grandi album rock degli inglesi e degli americani dell’epoca, anzi per molti versi è anche meglio di molti degli album internazionali. Ed era il disco solista di Alberto Radius, geniale, personalissimo, appassionato chitarrista, del quale oggi piangiamo la scomparsa.


Radius è stato uno dei protagonisti della più grande stagione del rock italiano, quella degli anni Settanta, in bilico tra progressive, canzone e hard rock, musicista di intelligenza sopraffina, chitarrista dalle doti tecniche eccellenti, autore in grado di muoversi con incredibile flessibilità tra generi, suoni, atmosfere, diverse. E’ stato uno dei più grandi personaggi della storia della musica italiana e per questo andrà per sempre ricordato.

Con Lucio Battisti 
Aveva iniziato giovanissimo, nella sua città natale, Roma, sull’onda del rock’n’roll alla fine degli anni Cinquanta, quando la scena dei night club della Capitale era diventata fiorente, tra Dolce Vita e nuovi fermenti giovanili... Ma è con l’avvento degli anni Sessanta e l’esplosione del beat che Radius sceglie qual è la sua strada, a Roma conosce il giovane Lucio Battisti, condivide con lui le serate nei night, sono ragazzi che immaginano un futuro nella musica, ma entrambi sanno che bisogna andare a Milano per cercare di sfondare e di fare dei dischi.
A Milano la scena rock sta nascendo e Radius entra a far parte dei Quelli, per sostituire Franco Mussida che è partito militare. Ma quando questo torna lui deve dar vita a una nuova band, e lo fa con Tony Cicco e Gabriele Lorenzi: nasce la Formula 3, un trio che ha batteria, chitarra e tastiere, un po’ come i Doors per intenderci, ma senza cantante. O meglio a cantare ci pensa Tony Cicco. E’ sua la voce di Questo folle sentimento, un brano scritto dall’amico Battisti del quale diventano la band di supporto, nei dischi e soprattutto nei pochi, pochissimi concerti che Battisti fa nella sua carriera. La Formula 3 era una grandissima band, perfettamente in equilibrio tra rock elettrico e canzone, con un autore geniale come Battisti al fianco e una libertà creativa garantita dalla sua etichetta, la Numero Uno.

Radius è un chitarrista elettrico di notevolissime doti, mescola saggiamente il blues e l’hard rock, senza dimenticare melodia e canzone, ogni brano che la band interpreta ha al suo interno tutto questo e per l’Italia era una novità notevole. La Formula 3 raggiunge i vertici delle classifiche, incide singoli di grande successo, ma a Radius non basta e, come abbiamo detto all’inizio, nel 1972 incide il suo primo album solista, con la collaborazione di alcune delle più belle menti del rock italiano dell’epoca, alcuni componenti degli Area, della PFM, ma anche Gianni Dall’Aglio e Vince Tempera, tutti musicisti che ruotavano attorno alla Numero Uno e Battisti.

Radius è protagonista principale della scena rock italiana degli anni Settanta, anche con Il Volo, altra band in bilico tra due mondi, quello della canzone e quello del rock progressivo. Poi, quando il rock italiano si spegne, alla fine degli anni Settanta, esce il suo album di maggior successo come solista, Carta straccia, che interpreta perfettamente il sentimento dei tempi, la disillusione per la sconfitta del ‘movimento’ giovanile, ma anche per la fine di un sogno musicale condiviso con altri. Continuerà la sua carriera diventando un turnista di lusso negli anni Ottanta, con l’inconfondibile suono della sua chitarra accompagnerà i lavori di tantissimi artisti italiani, sarà al fianco dei cantautori, che nel frattempo avevano conquistato il centro della scena, e collaborerà con tanti di loro negli anni Novanta e Duemila.

Il suono della sua chitarra è rimasto essenziale e inconfondibile, è entrato nella nostra memoria sonora con Battisti e la Formula 3 e non ne è mai uscito, assieme alla sua capigliatura e al suo stile ‘rock’. Senza Radius la musica italiana, lo si può dire con certezza, avrebbe suonato in un altro modo, senza di lui la chitarra elettrica avrebbe avuto un altro destino nel nostro panorama musicale.  

Radius con i Coma_Cose a Sanremo 2012 (ansa)

L’ultima volta che il grande pubblico lo ha visto in scena è stato al Festival di Sanremo del 2021, quando con i Coma_Cose e i Mamakass ha eseguito Il mio canto libero di Battisti sul palco dell’Ariston, come a voler chiudere un cerchio tra il passato e il presente, a tirare il filo della sua lunga e bella avventura musicale.