Il fioretto di Raiz per Napoli: "Un tributo a Sergio Bruni per ricordare la mia infanzia"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteL'album ha un titolo per sua natura appassionato: Si ll'amore è 'o ccuntrario d'a morte. Appassionato è il modo in cui Raiz canta le canzoni dell'album, dieci brani che portano la firma e il segno di Sergio Bruni, uno dei più grandi autori e interpreti della canzone napoletana moderna. L'album, realizzato con la collaborazione dei Radicanto, è un omaggio intimo a Bruni, alle sue canzoni e a Napoli, che vive ancora in quelle melodie. La voce e il volto di Raiz sono diventate ancora più popolari grazie al successo di Mare fuori, la serie (Rai 2 e RaiPlay) nella quale interpreta il boss Salvatore Ricci e per la quale veste anche i panni di cantante, voce principale del bellissimo 'O mar for di Stefano Lentini e di Doje mane e Tic Toc (Non è andata così). Per chi conosce Raiz e la sua lunga carriera sia come solista che con gli Almamegretta, vederlo recitare è una piacevole, sorprendente novità. Ma …
L'album ha un titolo per sua natura appassionato: Si ll'amore è 'o ccuntrario d'a morte. Appassionato è il modo in cui Raiz canta le canzoni dell'album, dieci brani che portano la firma e il segno di Sergio Bruni, uno dei più grandi autori e interpreti della canzone napoletana moderna. L'album, realizzato con la collaborazione dei Radicanto, è un omaggio intimo a Bruni, alle sue canzoni e a Napoli, che vive ancora in quelle melodie. La voce e il volto di Raiz sono diventate ancora più popolari grazie al successo di Mare fuori, la serie (Rai 2 e RaiPlay) nella quale interpreta il boss Salvatore Ricci e per la quale veste anche i panni di cantante, voce principale del bellissimo 'O mar for di Stefano Lentini e di Doje mane e Tic Toc (Non è andata così). Per chi conosce Raiz e la sua lunga carriera sia come solista che con gli Almamegretta, vederlo recitare è una piacevole, sorprendente novità. Ma Gennaro La Volpe, questo il suo vero nome, il successo come attore lo aveva già trovato con Ammore e malavita dei Fratelli Manetti e lo rivedremo a breve nel film Mixed by Erry di Sydney Sibilla: "In realtà ho cominciato la mia carriera con due ambizioni, fare il musicista e fare l'attore. La musica mi ha accolto prima, ma ho sempre coltivato l'idea di recitare".
"Mare fuori" le sta dando una nuova popolarità.
"Mi piace il doppio ruolo di attore e cantante, è il mio. Mi piacerebbe se i ruoli nello spettacolo italiano fossero meno cristallizzati: nell'epoca della fluidità di genere anche la fluidità dell'artista ci starebbe bene".
In questa fluidità arriva il suo nuovo album dedicato alle canzoni di Sergio Bruni.
"Mi sono permesso di fare questo disco rispondendo a un'esigenza personale, una cosa che "dovevo" fare, come un fioretto o un voto. È un tributo a un grande artista di Napoli e a una collettività che ha vissuto gioie e dolori con la sua colonna sonora. E poi mi sembra come se fosse il prequel degli Almamegretta, quello che c'era prima".
"Mi hanno riportato alla mia infanzia, a tante relazioni passate, a mia nonna e ai suoi racconti, alle domeniche con la mia famiglia. È stato difficilissimo cantarle senza emozionarmi profondamente".
Ha dovuto studiare di nuovo, anche per lo stile del canto?
"No, mi è venuto naturale, come se qualcosa fosse tornato a galla appena mi sono avvicinato alle canzoni. Questo modo di cantare, ieratico, quasi rituale, è molto mediterraneo. Il mediterraneo del sud mi ha sempre affascinato, sarebbe un bel passo avanti riconoscersi come membri della stessa famiglia".
È un album che rispetta fortemente la tradizione ma contiene una cifra di modernità...
"Sono canzoni sulle quali è già stata operata con successo una sintesi tra mondi diversi, Bruni le ha interpretate negli anni dando loro atmosfere nuove perché era attento a quello che accadeva attorno a lui. Un'eredità raccolta da Pino Daniele e anche dagli Almamegretta".
Napoli è il terreno migliore per riprendere la tradizione e portarla nella contemporaneità?
"Io lo spero. Credo che la grande, recente ubriacatura identitaria non abbia molto senso, è l'anticamera del nazionalismo, e i sovranisti alla napoletana mi fanno ridere, in una terra che è stata colonizzata da sempre e che per sua natura è culturalmente contaminata. Però il napoletano è anche laico, non è integralista, dell'appropriazione culturale non gliene frega nulla purché venga rispettato. In Mare fuori non è che tutti gli attori abbiano tenuto esattamente la pronuncia napoletana, ma è andato a tutti bene così"