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Karol G e la "sorellanza" con Shakira: "Il successo è sfottere un ex con una canzone"

La superstar colombiana del pop è in vetta alle classifiche a soli quattro giorni dall'uscita del nuovo album 'Mañana será bonito'. Grazie anche al brano 'Te quedó grande' in cui la "collega" torna a parlare di Gerard Piqué
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MIAMI – Nell’indice delle "Bichotas", capelli color turchese o rosso ciliegia, corpi incandescenti, potreste esserci anche voi. Basta un pugno di minuti al cospetto di Karol G, la superstar colombiana che fa strage di stream (74 miliardi in totale), tournée (“a influenzare i miei show è stata Rihanna, un idolo”) e premi (miglior performance reggaeton e artista esordiente ai Latin Grammy Awards), per capire che Carolina Giraldo Navarro, 32 anni, di Medellín, è qui per restare. "Il domani sarà bello" non è solo il mantra della regina del "popetón" ma il titolo del suo quarto lavoro, Mañana será bonito, il debutto più alto di sempre per un album in lingua spagnola di un’artista femminile nella storia di Spotify, sulla scia del duetto con Shakira, anche lei di origine colombiana, e del singolo TQG (Te quedó grande) che potremmo tradurre con &qu…

MIAMI – Nell’indice delle "Bichotas", capelli color turchese o rosso ciliegia, corpi incandescenti, potreste esserci anche voi. Basta un pugno di minuti al cospetto di Karol G, la superstar colombiana che fa strage di stream (74 miliardi in totale), tournée (“a influenzare i miei show è stata Rihanna, un idolo”) e premi (miglior performance reggaeton e artista esordiente ai Latin Grammy Awards), per capire che Carolina Giraldo Navarro, 32 anni, di Medellín, è qui per restare. "Il domani sarà bello" non è solo il mantra della regina del "popetón" ma il titolo del suo quarto lavoro, Mañana será bonito, il debutto più alto di sempre per un album in lingua spagnola di un’artista femminile nella storia di Spotify, sulla scia del duetto con Shakira, anche lei di origine colombiana, e del singolo TQG (Te quedó grande) che potremmo tradurre con "Troppo grande per te" o "Ti sto grande". “Il nostro è un inno al cuore selvaggio delle donne”, ci dice Karol G prima di infiammare il palco in un mega-party a Wynwood, un tempo quartiere fuorilegge di Miami, oggi magnete per street art e boutique.

Ha coniato un vocabolo tutto suo, "Bichota". Che cosa significa?

Deriva da Bichote, gergo portoricano per indicare un boss della droga. Un “pezzo grosso”. Io l’ho declinato al femminile, con sfumature positive: dentro ognuna di noi esiste una donna supersexy, emancipata, forte, determinata. Bichota è molto più di una parola. È un movimento, una rivoluzione.

Dal trionfo dell'album 'KG0516' e del singolo 'Tusa', con Nicki Minaj, a tre tour mondiali tutti sold out, terminati con '$trip Love'. Dove la sta portando la musica?

Dappertutto! Mi aggrappo ai generi per raccontare chi sono e la gente che mi circonda. Sono cresciuta a pane e musica. Mio padre è una specie di santo protettore, il mio primo manager. Da bambina mi faceva ascoltare salsa, ballate, vallenato. Mastico reggaetón, trap, hip-hop, rock, dancehall giamaicana, música méxicana. Le emozioni non hanno etichette o superfici terrestri. Il viaggio è un tema ricorrente nella mia musica. Ho girato il videoclip di Cairo tra le piramidi d’Egitto e sono volata in Giamaica per registrare Karmika nella casa di Sean Paul. Lo scorso anno ho visitato la riserva Masai Mara, nel sudovest del Kenya, dove ad accogliermi con un coro di voci, senza strumenti, sono arrivati alcuni abitanti del luogo. È nato così il pezzo Mientras me curo del cora, realizzato con Linda Goldstein, produttrice della canzone a cappella Don't worry, be happy di Bobby McFerrin.

È vero che le idee arrivano non appena appoggia la testa sul cuscino?

Soffro d’insonnia, dormo due ore a notte. La mia mente è un vulcano, mi guida verso una direzione creativa più folle dell’altra. Ora ho un motivo in più per tenere gli occhi sbarrati: nell’album Mañana será bonito faccio spazio a un lato di me che ho tenuto nascosto. La vulnerabilità. Credo sia tempo di mettere da parte Karol G e far parlare Carolina. Il brano che porta il mio nome contiene un sample dalla canzone di Miguel Bosé intitolata Morena mía. L’ho scelta perché mi fa sentire bene nella mia pelle.

Shakira, in 'TQG', aggiunge una qualità fisica e combattiva al suono. Come avete scoperto di condividere la stessa scala di valori?

Il suo stile mi ha colpito come un fulmine, nel momento in cui ho ascoltato Vol. 53. Shakira ha centrato il bersaglio, parlando della rottura con il suo ex d’impulso. Ho scritto TQG un anno e mezzo fa, senza sapere cosa farne. Quando ho saputo che la “regina della musica latina” si trovava nella mia stessa situazione - due donne nell’occhio del ciclone, due storie d’amore finite male - l’ho chiamata e le ho detto: “Ho una canzone per noi. È speciale”.

Da un lato, Karol G che sfodera le unghie e riflette sulla rottura con il rapper portoricano Anuel AA, dall’altro, Shakira che mette in ridicolo l’ex Gerard Piqué in una diss track, record di visualizzazioni. Possiamo parlare di sorellanza?

La rabbia unisce, la delusione crea alleanze. Shakira mi ha insegnato che una canzone deve grondare anima e sangue. Mi ha solo chiesto di aspettare, stava per lanciare la sua hit con DJ Bizarrap e avrebbe voluto dare il giusto spazio a TQG. Ora tutto il mondo conosce i retroscena. Se una storia d’amore va al macero, e passi per una rottura davanti a milioni di persone, è ancora più difficile superarla. Grazie alla musica, io e Shakira ci siamo rimboccate le maniche. E siamo andate avanti. La Colombia intera sarà fiera di noi.

(reuters)

Ha scelto il reggaeton come suo marchio di fabbrica. Sfidare il machismo era nei piani?

Ho appena duettato con Maldy, rapper portoricano del duo Plan B. Incredibile: non aveva mai registrato nulla con una donna prima d’ora. In studio, mi ha detto: “Tu hai il carisma per portare il reggaeton a un altro livello”. Da adolescente mi sono spesso "cercata" in canzoni scritte da uomini dove si parlava per lo più di droga e di sesso, e la donna non aveva centralità. Mi ponevo il problema dell’essere o meno all’altezza della musica urbana. Con il tempo ho introdotto una visione del sesso in “ottica femminile”, senza tabù, ombre o vergogne. La vecchia generazione del reggaeton si sta aprendo al cambiamento.

Al primo incontro con la sua etichetta latina, i dirigenti le consigliarono di farsi da parte e firmare testi per altri artisti.

Grosso sbaglio! (Karol G punta ironicamente il dito contro gli attuali executives alle nostre spalle, ndr.) Quel giorno mio padre mi aveva accompagnata alla riunione. Ricordo che si alzò e in mia difesa disse: “Mia figlia è una vera cantautrice, non scrive per nessuno se non per sé stessa”. Spezzare le catene non è stato facile. Da quel momento, rispetto più che mai le donne nell’industria della musica e chi combatte per l’uguaglianza. Non mi riferisco solo all’establishment latino: il movimento #FreeBritney è stata una sveglia sonora. Ero in prima fila contro la tutela del padre. Sono una #FreeBritney girl.

(afp)

Cosa farà domani?

Viaggerò per il mondo e cercherò di diventare un’imprenditrice capace di trasmettere fiducia nel futuro. Al Coachella, in California, ho portato un medley di successi in spagnolo di artisti che non si erano mai esibiti al festival, tra cui Selena, Ricky Martin, Celia Cruz, Daddy Yankee, Luis Fonsi e Shakira. Indossavo i colori della nostra bandiera. So che la comunità latina non dimenticherà quel momento. Io non lo dimenticherò. Il domani è già più bello.