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Fast Animals and Slow Kids: "Il nostro rock di provincia che ha conquistato Ligabue"

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Dall'indie alle classifiche: la band perugina per la prima volta in tour nei teatri
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C'è in Italia un rock fieramente di provincia. Lo interpretano gruppi che non solo crescono e si affermano lontano dalle grandi città ma ci tengono a tenersene rigorosamente distanti anche dopo aver ottenuto il riconoscimento del pubblico. Tra le ultime band nate lontane dalle metropoli, un posto di primo piano occupano i Fast Animals and Slow Kids che, formatisi 15 anni fa a Perugia, sono cresciuti fino a diventare una delle band di maggior successo in Italia. "Siamo orgogliosi delle nostre origini, siamo rimasti nella nostra città anche se i centri del business musicale sono Milano, Roma o Bologna", spiega il cantante della band, Aimone Romizi. "E siamo talmente fieri di questa scelta che iniziamo sempre i nostri concerti dicendo: "Siamo i Fask e veniamo da Perugia". La gente lo sa, ormai lo urla insieme a noi ovunque ci troviamo".

Dopo il buon risultato di vendite del loro ottavo album E' già domani (al quinto posto…

C'è in Italia un rock fieramente di provincia. Lo interpretano gruppi che non solo crescono e si affermano lontano dalle grandi città ma ci tengono a tenersene rigorosamente distanti anche dopo aver ottenuto il riconoscimento del pubblico. Tra le ultime band nate lontane dalle metropoli, un posto di primo piano occupano i Fast Animals and Slow Kids che, formatisi 15 anni fa a Perugia, sono cresciuti fino a diventare una delle band di maggior successo in Italia. "Siamo orgogliosi delle nostre origini, siamo rimasti nella nostra città anche se i centri del business musicale sono Milano, Roma o Bologna", spiega il cantante della band, Aimone Romizi. "E siamo talmente fieri di questa scelta che iniziamo sempre i nostri concerti dicendo: "Siamo i Fask e veniamo da Perugia". La gente lo sa, ormai lo urla insieme a noi ovunque ci troviamo".

Dopo il buon risultato di vendite del loro ottavo album E' già domani (al quinto posto in classifica) e dopo aver duettato con Ligabue alle fine dello scorso anno sul brano Il tempo è una bugia, i Fask si preparano a partire per un tour di otto date nei teatri italiani per presentare le loro canzoni con nuovi arrangiamenti e una formazione allargata con tre fiati e tre archi. Una band apprezzata soprattutto dal vivo: lo dimostrano i tre sold out del tour, che parte con i tutto esaurito del 29 marzo al Teatro Morlacchi di Perugia e del 30 marzo all'Arcimboldi di Milano.

Intorno al tema della provincia è nato il duetto con Ligabue: "Gli abbiamo mandato una mail in una fase particolare della nostra carriera, continuavamo a crescere e abbiamo sentito la necessità di un confronto: chi potevamo sentire se non uno che in Italia ha cambiato la storia del rock'n'roll partendo proprio dalla provincia? Siamo andati da lui solo per parlare di musica, non c'era il progetto di un duetto, poi abbiamo ascoltato le nostre cose e ci siamo trovati così bene che ci siamo detti: questa canzone è bellissima, facciamola insieme".

Le differenze con un gruppo rock di grande successo come i Måneskin sono enormi: "Fortuna per loro non hanno vissuto le nostre esperienze, sono due modi, però, di vedere la stessa cosa, il bersaglio è lo stesso, lo scopo finale è suonare, esprimersi" continua Romizi, frontman della band con Alessio Mingoli alla batteria, Jacopo Gigliotti al basso e Alessandro Guercini alle chitarre. "Vedo nei Måneskin la nostra stessa esigenza di dire delle cose, non esiste un modo più figo dell'altro di essere rock, è semplicemente diverso: puoi esserlo per un messaggio in cui la violenza rimane dentro come nel nostro caso o che ti esplode in faccia come nel loro. Il rock è bello perché è in ogni caso una bomba".

La loro avventura è iniziata grazie all'aiuto di altre due band di provincia come loro, i pisani Zen Circus e il Teatro degli Orrori di Marghera: "Il primo disco ce lo ha prodotto Andrea Appino degli Zen Circus con Giulio Favero del Teatro degli Orrori, due gruppi indipendenti importantissimi. Saremo sempre riconoscenti ad Appino di aver creduto in noi, suonavamo in concerti piccoli e ci siamo ritrovati in uno studio di registrazione favoloso in un castello, un posto bellissimo" ricordano i Fask, "all'epoca non conoscevamo ancora la musica né sapevamo suonare bene. Nella musica l'esperienza conta tantissimo e oggi 12 anni dopo sappiamo orientarci molto meglio. I tre dischi successivi li abbiamo registrati da soli in casa: siamo grati ad Appino ma quell'esperienza ci aveva traumatizzati. Noi volevamo invece prima imparare, fare esperienze tra noi nella casa colonica sul lago di Montepulciano. Per trovarci e creare musica ci incontriamo sempre lì. Perché non conta come suoni, conta con chi lo fai".