'Amundsen', il gelo dell'oggi raccontato da Leo Pari: "Le mie storie di vita fuori dalla logica dello streaming"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteC'è il mainstream, la corrente principale del pop italiano, che suona più o meno tutto uguale, che ha un buon numero di autori che lavorano per un artista o un altro, e le canzoni sono intercambiabili, non cambia molto se a cantarle è una voce o un'altra. E poi c'è chi cerca di uscire dal seminato. No, non stiamo parlando di rivoluzionari, ma di musicisti che, pur restando nel solco del pop, della canzone popolare, amano il loro mestiere e la straordinaria possibilità, che il loro talento gli consente, di parlare a tanta gente e dire cose, volendo, interessanti, appassionate, vere.
Suonano pop, lo ribadiamo, nulla di complicato o difficile, volendo anche nulla di particolarmente 'innovativo', ma scrivono canzoni che hanno la presunzione di poter raccontare storie non prevedibili, con una buona dose di verità, canzoni che potrebbero non essere 'usa e getta', che hanno un peso e cercano una rilevanza. E' questo i…
C'è il mainstream, la corrente principale del pop italiano, che suona più o meno tutto uguale, che ha un buon numero di autori che lavorano per un artista o un altro, e le canzoni sono intercambiabili, non cambia molto se a cantarle è una voce o un'altra. E poi c'è chi cerca di uscire dal seminato. No, non stiamo parlando di rivoluzionari, ma di musicisti che, pur restando nel solco del pop, della canzone popolare, amano il loro mestiere e la straordinaria possibilità, che il loro talento gli consente, di parlare a tanta gente e dire cose, volendo, interessanti, appassionate, vere.
Suonano pop, lo ribadiamo, nulla di complicato o difficile, volendo anche nulla di particolarmente 'innovativo', ma scrivono canzoni che hanno la presunzione di poter raccontare storie non prevedibili, con una buona dose di verità, canzoni che potrebbero non essere 'usa e getta', che hanno un peso e cercano una rilevanza. E' questo il caso di Leo Pari, classe 1978, sulla strada da una quindicina di anni, collaborazioni con tanti artisti italiani, una buona dose di responsabilità nell'evoluzione del pop italiano 'indie', arrivato al suo nono album, uscito da qualche giorno, con la presunzione di essere se stesso, di essere cantautore, di raccontare la sua verità, con delle belle canzoni che che lo collocano benissimo nel suono dei nostri giorni.
Diciassette anni dopo l'esordio, tanti successi suoi e con altri, tante esperienze diverse arriva Amundsen, questo il titolo del suo nuovo album appena pubblicato che ce lo presenta come un cantautore maturo e appassionato, malinconico ma positivo: "Quello che sono ho provato a raccontarlo in quest'album, specialmente in canzoni come Roma Est e Amundsen, nelle quali ho provato a fotografarmi. Credo che questo disco mi rappresenti nel modo più onesto e sincero, è il frutto di percorso lungo, che è fatto di tanti lavori dove ho avuto la possibilità di cercare sonorità diverse da queste, di trovare una mia dimensione. In fondo ogni album è una tappa di un unico percorso, che è quello che fa un cantante o artista nella propria vita".
Nonostante lei sia uno dei principali 'responsabili' della rivoluzione pop italiana, non è esattamente un album in linea con il suono e il clima della musica italiana di oggi...
"E' così, dopo tanti anni mi trovo completamente spaesato, più hai esperienza meno ci capisci, un mercato in cui sei inondato da uscite continue, di generi che si fondono l'uno con l'altro... per carità va benissimo, ma io nel mio piccolo ho pensato di fare un passo indietro dal mondo del pop a tutti i costi, dalle necessità della durata per far passare il singolo nelle radio, o dal gancio all'inizio per non essere skippato nelle piattaforme. Mi sono dedicato a fare quello che volevo, senza limiti, senza dover appartenere necessariamente a un mondo. Ho cercato la mia musica, e basta".
"Il tempo passa e sono un po' più vecchio", canta in una canzone. Non sarà che questo cambiamento è dovuto anche alla maturità?
"Maturità? Spero di avere veramente questa possibilità, quella di essere 'maturo'. Ma chi vive non lo sa mai, accade e basta. Comunque sì, credo che c'entri anche la maturità, ma non c'è calcolo in queste canzoni, non ho pensato alle conseguenze né agli effetti, lasciando tutto nelle mani di chi ascolta e della sorte...".
C'è comunque una maggiore attenzione al suono e alla musica.
"Molta. C'è un'attenzione alla qualità del suono, partendo dalla scelta dei musicisti, allo studio alla masterizzazione, è un lavoro pensato principalmente per essere ascoltato in vinile, fuori dalle logiche e dalle dinamiche attuali dello streaming. Ma è un percorso iniziato da prima, io sono così e la musica mi piace in questo modo. Questa volta ho avuto tempo, ho impiegato un paio d'anni di lavoro e avendolo prodotto personalmente sono entrato veramente nella tessitura del suono".
Cosa si aspetta un album 'da cantautore' nel 2023? Come pensa verrà accolto?
"Ho riflettuto a lungo su questo aspetto: cosa parla veramente alle persone? La quotidianità. Che però non è sempre bella rosea allegra, e lo sappiamo tutti. Quindi ho cercato di raccontare, attraverso esperienze personali, argomenti delicati, dall'alzheimer di mia madre a cose fortemente intime, raccontando a me stesso delle storie, per farmi del bene, metterle lì, vederle, esorcizzarle. Immagino che ci siano diverse persone con cui condividerle e che si possano riconoscere in quello che ho scritto".
Il dolore è un motore dell'arte, c'è una categoria di canzoni, "feel bad song", pensate per questo...
"Penso che serva davvero, a chi scrive e a chi ascolta, toccare temi come questi. E avere una musica adatta. La scelta del ritmo dei brani conta: non sono veloci, girano su bpm lento, 85, 90, quasi per tutto album. E' una scelta voluta, avevo bisogno che nell'album ci fosse un mood, che accompagnasse nell'ascolto. Amundsen non è un vero e proprio concept, la tematica del gelo, la neve a Kiev, i fiori a Damasco, freezer, un filo conduttore, per parlare del gelo che spesso abbiamo dentro...".
Scelta coraggiosa, è un album che ha una buona dose di ambizione...
"Me ne rendo conto, ma va bene così. Vado per la mia strada, ma allo stesso tempo è anche vero che quando tutti fanno più o meno la stessa cosa, qualcuno deve fare qualcos'altro. E in qualche paradossale modo potrei avere più possibilità di essere ascoltato che se facessi parte di uno sconfinato coro. Ho fatto l'autore per tanti altri, una bella finestra sul pop attuale ho il modo di aprirla, ma questa volta non mi interessava. Volevo fare una cosa diversa da tutto: è bello puntare all'unicità, anche se non ci si arriva...".