Ryuichi Sakamoto: '12', l'album testamento dell'ultimo imperatore
di Luca Valtorta , di Luca ValtortaUn riverbero lento e implacabile, freddo come una lama affilata che lentamente si espande come fosse luce bianca. Un nitore fastidioso e abbacinante che a poco a poco ti avvolge trascinandoti verso un buio che vibra: è il mistero che sai che prima o poi dovrai affrontare: "Per la prima volta, stamane, m’è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell’anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone" scriveva Marguerite Yourcenar. E ancora: "È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana".
A parlare era Adriano imperatore di Roma, la cui parola faceva tremare il mondo. In questo album, Ryuichi Sakamoto, morto a 71 anni, l’ultimo imperatore di un altro universo, quello del suono che ha saputo toccare tutti i colori della musica, anche i più arcani e proibiti, dalla melodia al rumeor…
Un riverbero lento e implacabile, freddo come una lama affilata che lentamente si espande come fosse luce bianca. Un nitore fastidioso e abbacinante che a poco a poco ti avvolge trascinandoti verso un buio che vibra: è il mistero che sai che prima o poi dovrai affrontare: "Per la prima volta, stamane, m’è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell’anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone" scriveva Marguerite Yourcenar. E ancora: "È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana".
A parlare era Adriano imperatore di Roma, la cui parola faceva tremare il mondo. In questo album, Ryuichi Sakamoto, morto a 71 anni, l’ultimo imperatore di un altro universo, quello del suono che ha saputo toccare tutti i colori della musica, anche i più arcani e proibiti, dalla melodia al rumeore, si confronta con lo stesso senso di vuoto. Mu, il vuoto dello zen che è al tempo stesso anche il suo opposto, la risposta a un koan, una domanda impossibile che è quella della nostra stessa vita. Mu, il concetto di vuoto secondo il buddhismo zen: un'incrinatura "una scossa del senso, lacerato, estenuato sino al vuoto insostituibile" come scrive Roland Barthes ne L’impero dei segni. Il Giappone. Un mondo raffinato e complesso, "il più lontano dalla semiocrazia Occidentale".
Fino a poche ore fa, se si provava ad accedere al suo sito, cliccando sul suo nome, si apriva una lettera scritta in caratteri eleganti in cui Ryuichi Sakamoto si scusava perché a causa di un cancro, dal 2021 è stato costretto a sospendere i progetti a cui stava lavorando. Ma non ha smesso di suonare. Adesso appare invece un annuncio altrettanto essenziale: "Siamo profondamente dispiaciuti di annunciare la scomparsa dell'artista e musicista Ryuichi Sakamoto nel giorno 28 del mese di marzo 2023 (ma l'annuncio è stato dato solo oggi domenica 2 aprile, ndr). Durante tutto il periodo del trattamento del cancro scoperto nel giugno del 2020, Sakamoto ha continuato a lavorare nel suo studio ogni volta che la salute glielo ha permesso. Ha vissuto con la musica fino alla fine. Vogliamo esprimere la più profonda gratitudine ai suoi fan e a tutti quelli che hanno supportato la sua attività così come ai medici che in Giappone e negli Stati Uniti hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per curarlo (...). Vogliamo infine condividere la sua citazione preferita:
'Ars longa, vita brevis', 'L'arte dura nel tempo, la vita è breve'".
Occidente e Oriente si abbracciano nel segno dell'arte: l'imperatore Adriano di Marguerite Yourcenar e Ryuichi Sakamoto, l'artista che più di tutto ha saputo raccogliere e mettere insieme la tradizione musicale occidentale e quella giapponese. L'elettronica e il piano. L'eleganza e la bellezza. I colori proibiti della sensualità e dell'eterodossia. Il mondo classico e quello della sperimentazione.
Ecco così che questo disco allora non è un disco, è un koan: la risposta alla domanda che pone non è la morte che è la compenetrazione della vita, ma un satori, un’illuminazione. Il titolo è 12 perché dodici sono i brani. Ognuno di essi riporta solo la data in cui è stato composto: il primo si intitola 20210310, l’ultimo 20220304. A partire dal 20211201 si può avvertire un leggero soffio di natura elettrica, il respiro della vita umana tra rumori e suoni minimali di pianoforte. In 20220207 macchinari medici si mescolano ai contrappunti del piano fino a 20220302 l’unico brano a cui è accostato un titolo, “sarabande”, con il piano che accenna melodia. Nell’ultimo bran, 20220304 c'è invece solo il suono minimale di furin, le campane di vetro giapponesi. Un suono dai molti significati: si può sentire ovunque, nelle campagne, nelle piccole città ma anche in quelle grandi nei parchi durante le feste popolari: è il suono stesso del Giappone. E secondo la tradizione allontana anche gli spiriti maligni.
Si sono avverate le parole scritte poco tempo fa da Sakamoto per la rivista letteraria Shincho: "Spero di riuscire a fare musica fino agli ultimi istanti della mia vita come Bach e Debussy, musicisti che adoro". Come Blackstar di David Bowie e You Want It Darker di Leonard Cohen, l'album 12 è il testamento spirituale di Ryuichi Sakamoto. Ma non solo: è anche una meditazione sull’impermanenza. L'haiku finale.
L'album
Ryuichi Sakamoto, 12, Milan Records