Paolo Fresu: "Time in Jazz non è solo un festival di musica ma anche il racconto coraggioso di un paese"
di Cristina Nadotti , di Cristina NadottiChiamarlo festival jazz è davvero riduttivo. Time in Jazz, la manifestazione, diretta da Paolo Fresu, che ha nel paese sardo di Berchidda il suo fulcro da 36 anni ha saputo evolversi come pochi altri eventi.
Fresu, quali sono le principali novità per questa edizione dall'8 al 16 agosto?
"Intanto la conferenza stampa di oggi fatta oggi a Berchidda e non a Cagliari, Milano, o Bologna come in passato, a dimostrazione che tutte le novità e le addizioni che abbiamo portato al nostro evento hanno comunque in Berchidda il punto di incontro aggregante. Non facciamo soltanto musica, vogliamo raccontare un territorio con coraggio e visione. Del resto gli eventi di agosto sono soltanto la punta dell'iceberg di un lavoro continuo, che ha una delle sue eccellenze in Insulae Lab, il laboratorio culturale e artistico continuo che coinvolge anche altre isole del Mediterraneo, per favorire lo scambio…
Chiamarlo festival jazz è davvero riduttivo. Time in Jazz, la manifestazione, diretta da Paolo Fresu, che ha nel paese sardo di Berchidda il suo fulcro da 36 anni ha saputo evolversi come pochi altri eventi.
Fresu, quali sono le principali novità per questa edizione dall'8 al 16 agosto?
"Intanto la conferenza stampa di oggi fatta oggi a Berchidda e non a Cagliari, Milano, o Bologna come in passato, a dimostrazione che tutte le novità e le addizioni che abbiamo portato al nostro evento hanno comunque in Berchidda il punto di incontro aggregante. Non facciamo soltanto musica, vogliamo raccontare un territorio con coraggio e visione. Del resto gli eventi di agosto sono soltanto la punta dell'iceberg di un lavoro continuo, che ha una delle sue eccellenze in Insulae Lab, il laboratorio culturale e artistico continuo che coinvolge anche altre isole del Mediterraneo, per favorire lo scambio e la circolazione di artisti e idee. Giusto per dare un'idea questa sera, a conclusione della giornata di presentazione, ci sarà il concerto del Me'Ta Quartet Reloaded di Antonello Salis (pianoforte e fisarmonica) con Sandro Satta (sax alto), Riccardo Lay (contrabbasso) e Fabrizio Sferra (batteria). Un incontro storico reso di nuovo attuale appositamente da Insulae Lab, dopo vent'anni di assenza dalle scene e in omaggio ai cinquant'anni di carriera di Salis".
Restiamo sulla musica. Ad agosto grande spazio a generi che sembrano lontani dal jazz.
"Sì, vogliamo fare un festival dedicato alle nuove generazioni: si lamenta che ci si concentri su una musica per 50enni, per cui ci siamo chiesti come offrire ai giovani un'opportunità di scoperta, programmando concerti che toccano quella curiosità, ma sempre nell'equilibrio di un festival che si concentra sul jazz. Per questo avremo uno storico gruppo hip hop come Colle Der Fomento, che eseguirà un progetto originale per Berchidda. Avremo Willy Pejote e la musica meticciata con l'elettronica, Malika Ayane che all'Agnata di De André interpreterà le sue canzoni, giusto per dare un'idea della varietà. E penseremo anche ai bambini, con il mio progetto Popoff, che rivisita in chiave jazz le canzoni dello Zecchino d'Oro. Il nostro intento è raccontare che il jazz non è uno solo, ma tanti mondi diversi".
È questa la filosofia di base di 'Time in Jazz', far ricredere chi pensa che il jazz sia una musica elitaria, a partire dalla scelta di portare i concerti negli uliveti e nelle piazze dei paesi?
"Siamo diventati uno dei festival più rappresentativi a livello internazionale proprio senza snaturare la relazione con la comunità che ci ospita. Ogni anno a Berchidda arrivano artisti e spettatori da tutto il mondo, che lasciano qualcosa e ai quali noi diamo qualcosa. Ottenere questo scambio di idee e relazioni è possibile soltanto investendo su un piccolo paese, che si anima e vive insieme all'evento, non lo subisce".
Adesso è di moda parlare dell'importanza dei piccoli borghi. Il jazz ha rivitalizzato Berchidda oltre 30 anni fa.
"Ero ragazzo e già si parlava delle ferite dei piccoli paesi sardi che si spopolavano. La nostra scommessa è partita dalla convinzione che proprio un piccolo centro potesse essere la chiave del successo del festival, che anche un programma di alto livello culturale come il nostro non avrebbe avuto la stessa riuscit a in città come Roma o Milano. È il territorio che porta valore aggiunto".
Un valore aggiunto anche economico
"E non solo, non dimentichiamo il valore culturale e sociale. Basta pensare ai 120 volontari di provenienze diverse, che facilitano quello scambio di pensieri che prosegue dopo il festival. Durante tutto l'anno c'è una tessitura di rapporti continua, che si ripercuote anche sul lato economico. Uno studio di ormai dieci anni fa aveva calcolato che l'indotto economico sul territorio è di circa 3 milioni di euro netti e da allora siamo cresciuti ancora: in un contesto socioeconomico come il nostro sono cifre enormi. Ci sembra importante far vedere che le attività culturali possono dare risultati economici, soprattutto perché, come dicevo, si tratta di un evento che vive per tutto l'anno. Il festival non è una stella cadente che solca il cielo di Berchidda solo ad agosto, è una luce che resta sempre accesa".