Jain, la popstar franco-africana che sta conquistando il mondo: "La vera Matta sono io"
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteJoan ha trentun'anni, è francese, di Tolosa, si chiama in realtà Jeanne Louise Galice, ed è una delle più interessanti personalità della musica d'oltralpe dei nostri giorni. E' una cantautrice, ma il suo stile è ricco di riferimenti internazionali, ha forti legami con l'Africa, ma ama il pop inglese ed americano, conosce bene la tradizione cantautorale del suo paese ma è perfettamente al passo con i tempi. Candidata ai Grammy, ha ottenuto un grande successo con i primi due album Souldier (2018), che ha raggiunto il primo posto in classifica in Francia, e Zanaka (2015), che ha venduto oltre 1 milione di copie in tutto il mondo.
Cresciuta principalmente negli Emirati Arabi Uniti e in Congo, viaggiando molto a causa del lavoro del padre. Si è trasferita a Parigi a 18 anni e ha cominciato a fare musica, ha preso ritmi e suggestioni dai Paesi in cui ha vissuto e li ha mischiati con l'elettronica. Il suo nome d'…
Joan ha trentun'anni, è francese, di Tolosa, si chiama in realtà Jeanne Louise Galice, ed è una delle più interessanti personalità della musica d'oltralpe dei nostri giorni. E' una cantautrice, ma il suo stile è ricco di riferimenti internazionali, ha forti legami con l'Africa, ma ama il pop inglese ed americano, conosce bene la tradizione cantautorale del suo paese ma è perfettamente al passo con i tempi. Candidata ai Grammy, ha ottenuto un grande successo con i primi due album Souldier (2018), che ha raggiunto il primo posto in classifica in Francia, e Zanaka (2015), che ha venduto oltre 1 milione di copie in tutto il mondo.
Cresciuta principalmente negli Emirati Arabi Uniti e in Congo, viaggiando molto a causa del lavoro del padre. Si è trasferita a Parigi a 18 anni e ha cominciato a fare musica, ha preso ritmi e suggestioni dai Paesi in cui ha vissuto e li ha mischiati con l'elettronica. Il suo nome d'arte arriva dalla religione jainista, di cui una delle massime è "non essere deluso se perdi e non essere orgoglioso se vinci".
E tutto questo si riflette nel suo ultimo lavoro, The Fool, appena uscito. Nell'album si sono canzoni scritte da lei e prodotte da Yodelice, con il quale collabora da anni, una raccolta di brani che spaziano in atmosfere e ritmi diversi, dove si può incontrare il reggae e l'elettronica, la dance e la musica araba, l'hip hop e la canzone, in un "mélange" sostenuto magnificamente dalla sua capacità di interprete e di cantante. Il titolo dell'album, The Fool, è ovviamente riferito alla carta dei tarocchi, arte che le ha trasmesso sua madre, e che è per lei il simbolo più 'sacrò del mazzo di carte: "E' fondamentale, perché senza un pizzico di follia non farai mai il primo passo in niente. C'è sempre il rischio di perdere l'equilibrio. In qualsiasi momento. Ma alla fine, il viaggio del Matto è l'unico viaggio che vale pena fare".
Dopo quattro anni di stop che significa per lei riprendere il viaggio?
"E' un nuovo inizio, il primo passo verso una nuova proposta artistica, l'occasione per provare cose, suoni, stili, ritmi, influenze che non avevo toccato prima. E' la voglia di prendersi un rischio e provare, per questo il richiamo al personaggio del Matto è importante, è qualcosa di più di un simbolo, ha un certo significato cosmico...".
Ha affrontato l'album con maggiore libertà creativa, dunque?
"Certamente. Ma soprattutto mi sono chiesta, prima di cominciare, che tipo di artista volevo essere. E mi sono risposta che la cosa più importante era cercare di essere liberi e che non volevo rifare cose che avevo già fatto. Volevo essere in movimento, non volevo rischiare di annoiarmi trasformando tutto questo solo in un lavoro, facendo un remake di me stessa".
E' un modo di affrontare la musica che è in controtendenza rispetto alle attuali regole del gioco.
"Si, credo sia vero. Non mi piace essere immersa in un mondo musicale fatto solo secondo gli algoritmi, e sembra che ci sia solo questo adesso. Ma è un mondo noioso, in cui nessuno rischia, perché cerca solo di restare dov'è".
Quindi "The fool" è lei.
"Esattamente. Quando i miei produttori hanno iniziato ad ascoltare le mie nuove canzoni erano felici, perché le trovavano belle, ma allo stesso tempo mi prendevano per pazza, mi chiedevano quale fosse la ragione per andare altrove, per lasciare la strada che mi aveva portato con fortuna fino a lì".
Cosa l'ha influenzata di più nei quattro anni passati dall'album precedente?
"Durante il lockdown ho sentito parecchia musica degli anni Settanta, cose che non conoscevo abbastanza bene, come Bowie, Prince, i Fleetwood Mac, Kate Bush, conoscevo i loro grandi successi ma non la loro musica. E poi il rock in generale, mi piacciono i nuovi gruppi dei ragazzi come i Måneskin, sono una grande ammiratrice di Billie Eilish".
E' cambiato il suo mondo sonoro ma anche i testi.
"Spero di aver imparato la lezioni di grandi cantautrici come Joan Baez o Joni Mitchell, che sono riuscite a trovare un equilibrio straordinario tra parole e musica. Di certo molte delle canzoni di questo album sono partite da uno spunto di chitarra e voce e questo ha dato molto più spazio alla parola, mi ha dato moto di parlare di cose diverse, anche di cose attuali, come il cambiamento climatico, pur restando nel mio mondo metaforico e poetico, 'cosmic stuff' e amore".
E dal vivo?
"Avrò finalmente una band e la cosa mi piace molto. Stiamo facendo le prove in queste settimane e quandò saremo in concerto andremo alla grande. La sfida è quella di mettere insieme il vecchio repertorio con quello nuovo in maniera coerente, prima mi esibisco sempre da sola, adesso ho un team, e quindi una dose maggiore di energia, un fuoco che brucia. E darò anche grande spazio alle immagini, proprio prendendo spunto dagli artisti degli anni Settanta che mi hanno influenzato".