Spettacoli

Giuseppe Sinopoli, il ricordo della moglie. "A un giovane direi: per seguire il suo esempio ci vogliono cuore e passione"

Giuseppe Sinopoli, il ricordo della moglie. "A un giovane direi: per seguire il suo esempio ci vogliono cuore e passione"
Musicista e pianista, Silvia Cappellini ha vissuto per decenni accanto al maestro
5 minuti di lettura

L'intenso e commosso ricordo di Giuseppe Sinopoli - indimenticato e compianto direttore d'orchestra deceduto improvvisamente sul podio il 20 aprile del 2001 mentre dirigeva Aida di Verdi alla Deutsche Oper - confluisce a 22 anni dalla sua scomparsa nei pensieri della signora Silvia Cappellini, consorte del maestro e anch'essa musicista e pianista. ''Giuseppe ci manca tanto, il tempo non ha cancellato nulla, il vuoto è incolmabile" afferma la moglie del grande maestro veneziano. Oltre all'arte direttoriale, Sinopoli si occupò in esteso della composizione, fu saggista e archeologo, medico. Versatile, coltissimo, la sua vasta e predominante curiosità lo spinse a incidere lo spirito dell'interpretazione musicale sino al contemplativo, al mistico, al trascendente. "Era una persona straordinaria, tanto rigoroso nel lavoro quanto dolce nei rapporti umani e negli affetti familiari''.

Signora Sinopoli qual è l'ultimo ricordo che ha di suo marito?

''In camerino prima del terzo atto dell'Aida a Berlino; dopo, nulla più''.

Ricorda il vostro primo incontro?

''Mi ero appena diplomata e fui chiamata dall'orchestra di Santa Cecilia per due concerti, uno era diretto da Pretre e il secondo da Sinopoli. Suonando in orchestra ci siamo conosciuti e in seguito ci siamo frequentati e dopo sposati, è stato un bellissimo incontro diciamo a prima vista''.

Il Maestro ebbe qualche divergenza con l'Opera di Roma, perché?

''Voleva portare avanti un progetto per riqualificare il teatro mantenendo l'organico e purtroppo i sindacati hanno portato avanti una battaglia per non renderlo effettivo''.

E i rapporti con l'Accademia di Santa Cecilia?

'Erano ottimi, è stato per molti anni direttore stabile con produzioni indimenticabili, ricordo una nona di Mahler strepitosa''.

Scrisse un libro, 'I racconti dell'isola', di cosa tratta?

''Lo scrisse a Lipari, sono dei brevi racconti ambientati in Sicilia, nel libro ci sono simbologie che appartengono al mondo del sacro, alla mitologia greca, l'ultimo per esempio si chiama La nave di Ulisse, immagina che Ulisse decida di andare a morire nell'isola di Lipari''.

Su quali compositori si concentrava la sua arte?

"Direi sicuramente il 900 storico, quindi Strauss, fu anche uno dei primi ad eseguire Mahler in Italia negli anni 80, poi Bruckner e logicamente molto Wagner del quale propose tutto il Ring in forma di concerto a Roma a Santa Cecilia che fu un grandissimo successo, eseguito senza scene e costumi il pubblico poté seguire con maggiore concentrazione la musica e i testi''.

Diceva di non poter dirigere Mozart perché era troppo perfetto.

''Sì, è vero. Infatti lo dirigeva con parsimonia vista la statura assoluta di questo genio. Avrebbe voluto dirigere il Don Giovanni. Negli ultimi tempi però diresse un Requiem a Dresda, spero si possa divulgare presto questa sua magnifica incisione''.

Con Dresda ebbe un rapporto esclusivo e privilegiato.

''Assolutamente sì, aveva un rapporto molto forte con loro, era il suo strumento ideale''.

Ricorda quali erano i musicisti suoi contemporanei che stimava, anche direttori d'orchestra?

''Sicuramente i compositori Bussotti, Nono, Maderna, tra i direttori Mitropoulos e Carlos Kleiber ed era un grande estimatore di Furtwangler''.

Aveva un metodo particolare nello studio della partitura e nella preparazione dei concerti?

''Lui nasceva come compositore e questo è un aspetto fondamentale nell'affrontare la musica e quindi il primo passo era quello di analizzare la forma architettonica dell'opera che andava a dirigere e poi faceva tutto un lavoro sulle parti d'orchestra mettendo le arcate, le dinamiche, preparava i materiali d'orchestra ed analizzava moltissimo la partitura''.

Sinopoli fu il primo ad occuparsi del ''Progetto Venezuela'' nato sotto la guida di Abreu, diresse infatti a Fiuggi La Sinfonica Nacional Infantil del Venezuela, un'orchestra formata da oltre 200 ragazzini dai 6 ai 12 anni...

''Lui andò in Venezuela quando era una realtà sconosciuta in Italia, fu un'esperienza meravigliosa, diresse lì una nona di Beethoven, il concetto era quello che si potesse creare l'unione con i giovani attraverso la musica, la progettualità era una delle sue caratteristiche''.

Oltre alla musica cosa lo appassionava?

''Era laureato in medicina con una tesi in psichiatria, aveva una grande passione per la filosofia, l'archeologia, era affascinato dagli antichi, diceva sempre che avevano l'abitudine di guardare le stelle e di interrogarsi sul senso della vita''.

Quali connessioni scovava tra l'archeologia e la medicina in rapporto alla musica?

"Credo che l'aspetto interessante di Sinopoli fosse quello di riunire i molteplici aspetti del sapere in una concezione più unitaria, dove gli argomenti non sono separati ma uniti in una rete di connessioni, di pensiero''.

Suo marito era credente?

''Era credente a modo suo, non andava alla messa ma sicuramente aveva un sentimento religioso molto forte''.

La politica lo interessava, aveva un orientamento?

''Non si è mai iscritto ad alcun partito politico e non ha mai accettato appoggi, questo forse gli ha creato qualche problema soprattutto in Italia agli inizi della sua carriera''.

Ancor'oggi c'è la comune opinione che per iniziare una carriera un artista debba essere portato politicamente?

''Esattamente, ma lui ha sempre rifiutato, infatti la sua carriera l'ha fatta all'estero ed è tornato in Italia dopo i grandi successi ottenuti fuori dal suo paese, soprattutto dopo il primo trionfo a Berlino con il Macbeth di Verdi con la regia di Ronconi''.

Questo è un momento storico-politico particolare, lei personalmente quale idea si è fatta a proposito della guerra in Ucraina?

''Sono molto triste, è terribile, si parla tanto di democrazia e dalla Seconda guerra mondiale sembra essere tornati indietro di quasi un secolo''.

Come ha dimostrato il ''Progetto Venezuela', 'la musica può ancora esser utile per rendere civili e non barbari i popoli, arrivando a salvare e migliorare la vita alle persone?

"La musica, la cultura aiutano ad aprirsi verso gli altri, a uscire dal proprio egoismo''.

Quando Sinopoli non era impegnato nella sua attivita, in che modo trascorreva il tempo libero?

''Era una persona semplice, gli piaceva viaggiare, amava andare a fare la spesa al mercato e cucinare per gli amici. Ricordo che per una radio tedesca la mattina consigliava alcune ricette utili''.

I suoi figli cosa fanno oggi?

''Entrambi hanno una sensibilita' artistica, Marco è un musicista e Giovanni è un regista''.

Dunque Marco non ha calcato le orme della direzione d'orchestra ma maggiormente il lato compositivo.

''Si, è un compositore, polistrumentista, diciamo molto trasversale''.

I suoi figli come vivono l'assenza di un padre che fu così celebre?

''Hanno subito una grave perdita, erano molto giovani e hanno perso un punto di riferimento nella loro vita''.

Quale eredità lascia oggi la figura di Sinopoli?

''La traccia più forte è quella di aver tenuto le distanze da tutto ciò che è il mondo dell'apparenza, del superficiale, inseguendo la conoscenza, la verità. Credeva molto nei valori umani e ha speso tutta la sua vita per questo. Per lui la figura del direttore d'orchestra doveva essere quella del mediatore culturale, era contrario a qualsiasi atteggiamento divistico che andava tanto di moda all'epoca, altresì il direttore doveva sentire il valore morale etico di andare incontro agli altri, di mettere la sua esperienza a disposizione dei giovani''.

Attualmente ci sono eventi che lo ricordano?

''Erano previste delle ricorrenze per il ventennale anche a Dresda, lo avevano nominato compositore dell'anno prevedendo cinque concerti con le sue composizioni, ma purtroppo il tutto è capitato nell'anno del covid. Sono contenta però della pubblicazione di due volumi, uno della musicologa tedesca Ulriche Kienzle che ha scritto una monografia tradotta dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e poi un altro volume curato da Gaston Fournier per il Saggiatore che porta la firma di molti musicologi dove vengono trattate tutte le materie che Sinopoli aveva affrontato nel corso della sua vita''.

E nello specifico eventi musicali?

''Pochi purtroppo. Bisognerebbe fare molto di più. Uomini così segnano un solco profondo, un esempio da seguire e non vanno dimenticati. Anche le esecuzioni delle sue composizioni, le quali vengono eseguite all'estero ma non in Italia. Sicuramente manca una cultura del ricordo, c'è la tendenza a riempirci di nozioni senza soffermarsi su nulla e questo impedisce alle persone di riflettere, non vengono eseguite le musiche di Sinopoli ma non credo vengano eseguite neanche le musiche di Maderna, di Nono o Petrassi''.

Era un promotore della musica contemporanea?

''Certo, veniva dalla musica contemporanea, aveva lavorato con Maderna, con Donatoni, anche se poi smise di comporre perché era convinto che la musica contemporanea stesse vivendo un momento quasi di decadenza e c'era il bisogno di dargli un'ulteriore spinta''.

E questa spinta oggi è avvenuta?

''Credo poco, ho l'impressione che ci sia una certa reticenza in questo ad andare incontro al pubblico e ad esprimere se stessi con più libertà''.

Quindi la musica contemporanea ancor'oggi non piace al pubblico.

''Purtroppo credo sia così''.

Se oggi dovesse raccontare suo marito a un giovane, cosa gli direbbe?

''Gli direi che era una persona straordinaria che io ho avuto la fortuna di avere accanto per vent'anni, che ha aiutato moltissimo i giovani e anche oggi la sua presenza potrebbe dare ancora tantissimo, e a un giovane musicista direi di studiare con rigore e con passione, unendo il razionale e l'irrazionale, ma anche con il cuore: anche questo era Giuseppe''.