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Johnson Righeira: "Canto Vamos a la playa al Concertone, chissà se sarò all'altezza. E non chiedetemi se i Righeira torneranno insieme. Litigavamo su tutto"

Quarant'anni fa il duo sbancava le classifiche. "Ma restammo con i piedi per terra, e perdere il successo non ci toccò". Il boom degli anni 80, i soldi, le ragazze, poi la separazione dall'altra metà della band. Domani l'esibizione sul palco del Primo maggio a Roma: "Faccio gli scongiuri, ma in fondo ho domato anche il Festivalbar"
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Proviamo a ragionare di fantasia. Anni Ottanta, periodo godereccio anzichenò, ma ancora di ideologie e ideali. D'estate trionfa una canzonetta che ha come contenuto la frase "andiamo alla spiaggia oh oh oh oh oh". I sindacati convocano una gigantesca manifestazione di piazza dedicata al tema del lavoro e ai drammi conseguenti, dalla disoccupazione alle morti sul lavoro, ma ci uniscono un evento musicale con grandi nomi della musica italiana. E a sorpresa invitano anche i due della canzonetta di cui sopra. Succede un pandemonio: il trionfo del disimpegno sul palco più impegnato d'Italia, dibattiti sulla sinistra che cambia nella forma e nel colore. Ecco, tutto questo non è successo, ma succederà lunedì al Concertone del Primo Maggio di Cgil, Cisl e Uil in piazza San Giovanni a Roma. Con alcuni minimi dettagli diversi. Primo, non è più tempo di ideali, tantomeno di ideologie. Secondo, rispetto al livello medio della musi…

Proviamo a ragionare di fantasia. Anni Ottanta, periodo godereccio anzichenò, ma ancora di ideologie e ideali. D'estate trionfa una canzonetta che ha come contenuto la frase "andiamo alla spiaggia oh oh oh oh oh". I sindacati convocano una gigantesca manifestazione di piazza dedicata al tema del lavoro e ai drammi conseguenti, dalla disoccupazione alle morti sul lavoro, ma ci uniscono un evento musicale con grandi nomi della musica italiana. E a sorpresa invitano anche i due della canzonetta di cui sopra. Succede un pandemonio: il trionfo del disimpegno sul palco più impegnato d'Italia, dibattiti sulla sinistra che cambia nella forma e nel colore. Ecco, tutto questo non è successo, ma succederà lunedì al Concertone del Primo Maggio di Cgil, Cisl e Uil in piazza San Giovanni a Roma. Con alcuni minimi dettagli diversi. Primo, non è più tempo di ideali, tantomeno di ideologie. Secondo, rispetto al livello medio della musica attuale, il verso di cui sopra pare scritto da Kant. Terzo, non succede nessun pandemonio cultural-politico. Quarto, il duo non esiste più e sul palco salirà solo una metà, Johnson Righeira, all'anagrafe Stefano Righi, che da tempo ha litigato con l'altra metà artistica, Michael Righeira e infatti chiede di non parlare di lui.

Richiesta accordata, anche se qualcosa poi dovrà dire. Ma iniziamo dal Concertone. Che sorpresa è stata?

"Ben poca, ma meglio così: un amico che lavora nello staff mi aveva preallertato. La tensione è venuta dopo, pensando se sarò all'altezza. Ma ci riuscirò, in fondo ai tempi ho domato anche il palco del Festivalbar. E poi non ci crederà: pochi giorni prima dell'invito mi sono trovato a pensare 'ma chissà se prima di morire mi inviteranno mai al Concertone'. E poco dopo bammm: ora sono qui a fare gli scongiuri".

Le crediamo sulla parola. La considera una rivincita artistica? Ai tempi eravate considerati dei canzonettari di facile consumo.

"A parte che entrare nelle orecchie e restarci è difficilissimo, ma è ciò che dovrebbe fare la musica, vorrei ricordare che i nostri produttori artistici erano due geni come Carmelo e Michelangelo La Bionda, e che quelle canzonette erano tecnicamente perfette, a cominciare proprio da Vamos a la playa".

"Vamos a la playa", il videoclip (1983)

Prima di parlarne, ci racconti come nacquero i Righeira e cosa faceva lei prima.

"Prima ho fatto poco perché la band è nata che avevo 22 anni. Mi muovevo nel post-punk torinese, con qualche tuffo nel demenziale. Vuole i titoli di un paio di canzoni che avevo scritto?"

Certo.

"Clonazione Geghegè e Tambroni twist".

Davvero? Il Tambroni twist potrebbe suonarlo domani se il concerto risultasse floscio.

"Forse meglio di no. Questo spirito un po' spiazzante l'ho messo anche in Vamos a la playa, perché - essendo il testo in spagnolo - pochissimi si accorsero che raccontava una spiaggia dopo l'esplosione dell'atomica. Parole che ci vennero anche per il clima di guerra fredda che si era tornati a respirare nel periodo, qualcuno ricorderà i missili di Comiso. Tutto questo cozzava contro l'atmosfera iper-allegra, direi festaiola, della musica, ma non lo notò nessuno".

Tutti invece notarono voi: milioni di copie vendute, altre hit come "No tengo dinero" e "L'estate sta finendo". Tv, dischi, soldi, e poi?

"E poi non poteva durare, litigavamo su tutto. Lo scioglimento neppure lo decidemmo, era nella natura delle cose".

Ma senza entrare nei dettagli, che successe? Come tanti foste travolti dal successo?

"Io posso parlare solo per me, e dico no. Non cambiai casa, auto, giro di amici, frequentazioni dei locali. I soldi facevano comodo e non erano pochi, le ragazze ci trovavano più simpatici, per così dire, ma con pragmatismo piemontese direi che siamo restati coi piedi per terra".

Non travolti dal successo, ma l'insuccesso vi travolse?

"Direi neanche quello: proprio perché il successo ci toccò poco, ci toccò poco anche il fatto di perderlo. Ecco, la gran noia del sentirsi chiedere, quando mi riconoscono, se i Righeira torneranno mai assieme. Ecco, la risposta è no. Salvo sconquassi clamorosi e al momento inimmaginabili".

I 30 anni di "Vamos a la playa", i Righeira "Non la cantiamo più"

Per chiudere resta da parlare di calcio.

"La prego no, la mia Juve quest'anno è una tragedia".

Veramente vorremmo chiederle della sua seconda squadra, l'Union Saint-Gilloise di Bruxelles, formazione di quartiere che quest'anno è stata la grande rivelazione delle Coppe arrivando ai quarti di finale di Europa League. Squadra che perdipiù ha come inno "Vamos a la playa". Deve spiegarci tutto.

"Una storia bella perché parla di quel calcio di una volta, a misura d'uomo. Dunque, ai tempi dei Righeira mi trovai a Bruxelles in tour. Avevo una sera libera e pressoché a casaccio andai a vedere l'Union, che ai tempi era in serie C. Una folgorazione: atmosfera caldissima, passionale, tifosi che incitavano i giocatori per 90 minuti di fila qualsiasi cosa succedesse in campo e senza ma insultare gli avversari. Poi feci una scoperta davvero incredibile: l'Union è stata fondata il 1° novembre 1897, stesso giorno, mese e anno della Juve. Non poteva essere un caso, era un segno. Da allora le vedo tutte, o in tv o allo stadio. Un giorno qualcuno mi riconobbe e ne parlò ai dirigenti della squadra. Sono diventato un ospite d'onore e i tifosi cantano sempre Vamos a la playa".

Chiarito questo mistero, resta da chiarine un altro: perché in tutti gli altri stadi d'Europa i tifosi cantano la vostra "Un giorno all'improvviso", pur cambiando le parole per sostenere la propria squadra?

"Bisognerebbe chiederlo ai tifosi dell'Aquila calcio: sono stati loro i primi. Poi la canzone si è trasferita a Napoli e l'inventiva e il calore della città hanno fatto il resto. Quando sono in uno stadio e l'ascolto, provo un misto di orgoglio e di tristezza. Orgoglio perché così questa canzone è diventata eterna. Tristezza perché se avessi un centesimo per ogni tifoso che la canta sarei più ricco di Elon Musk".