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Piero Pelù al Concertone: "Porto sul palco Mattarella, il Presidente punk e forte come Pertini"

Undici volte al Primo maggio di Roma, l'artista ha pensato a "un gesto di grande simpatia e vicinanza" per il Capo dello Stato: il suo volto sulla maglietta, con una cresta rossa
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E’ la sua undicesima partecipazione. Piero Pelù sul palco del Concertone del Primo maggio a Roma con Alborosie per un pezzo tra rock e reggae intitolato Musica libera. E una sorpresa: “Porto con me il Presidente Mattarella, è il mio special guest: avrò il suo volto in versione punk, con una cresta rossa, riprodotto sul mio petto, qui sulla maglietta. Un gesto di grande simpatia e di vicinanza”.

La pioggia non ha fermato il pubblico del Concertone di Roma (ansa)

Segui la diretta del Concertone

La scaletta della serata

Perché Mattarella è rock?

“Matta è assolutamente rock, è rock ‘a bestia’, e lo sta dimostrando ogni giorno che passa. Per non dire di quello che gli è toccato di vivere e subire dalle mafie”.

Perché parlare sul palco del Concertone proprio di Mattarella?

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E’ la sua undicesima partecipazione. Piero Pelù sul palco del Concertone del Primo maggio a Roma con Alborosie per un pezzo tra rock e reggae intitolato Musica libera. E una sorpresa: “Porto con me il Presidente Mattarella, è il mio special guest: avrò il suo volto in versione punk, con una cresta rossa, riprodotto sul mio petto, qui sulla maglietta. Un gesto di grande simpatia e di vicinanza”.

La pioggia non ha fermato il pubblico del Concertone di Roma (ansa)

Segui la diretta del Concertone

La scaletta della serata

Perché Mattarella è rock?

“Matta è assolutamente rock, è rock ‘a bestia’, e lo sta dimostrando ogni giorno che passa. Per non dire di quello che gli è toccato di vivere e subire dalle mafie”.

Perché parlare sul palco del Concertone proprio di Mattarella?

“Perché il Presidente sta assurgendo alla figura mitologica di Pertini, un Pertini attualizzato, si sta ritagliando questo ruolo forte e simbolico, tanto più significativo perché si palesa oggi. Ha difeso la Costituzione e la Resistenza, ha pronunciato la frase ‘Ora e sempre Resistenza’ che detto dal nostro Presidente ci inorgoglisce, ti fa pensare molto sul perché abbia sentito la necessità di dirlo”.

La Resistenza è messa sempre in discussione, il revisionismo viene proposto addirittura dalla seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, vedi via Rasella.

“E’ arrivato anche dire che nella Costituzione non c’è scritta la parola antifascista. Purtroppo stiamo vivendo questo periodo storico ma abbiamo quello che ci meritiamo. La sinistra si è sfaldata e si è fatta sfasciare, possiamo anche dare una data d’inizio di questo sfascio, all’inizio degli anni Dieci, con un mio concittadino”.

Piero Pelù con Alborosie 

Era il 2014, e lei ne parlò anche sul palco del Concertone del Primo maggio.

“Lessi una lista dettagliata delle priorità che avrebbe dovuto avere un premier di centrosinistra: precariato, sicurezza sul lavoro, lavoro nero, le mafie, la difesa della sanità e dell’educazione pubbliche. Tutte cose che sono state invece smantellate proprio a partire da quegli anni e dalle scelte di quel Governo. E’ storia, ma nessun governo successivo ha fatto passi indietro, quindi cosa possiamo dire? Se il Pd di Letta si fosse alleato con i Cinque stelle di Conte si parlerebbe d’altro, e magari la destra non avrebbe vinto”.

Sul palco del Concertone vi ritrovate con Ligabue, a 24 anni da "Il mio nome è mai più" che scriveste insieme per la guerra nella ex Jugoslavia.

“La guerra in Bosnia era finita, il problema era che la Serbia filorussa stava per invadere il Kosovo e nessuno sembrava essersene accorto prima. Quella canzone che scrivemmo con Luciano, a cui poi si aggiunse anche Lorenzo (Jovanotti, n.d.r.) perché il governo di Dalema appoggiava le basi Nato per andare a bombardare Belgrado. Se butti le bombe l’odio poi resta”.

Ligabue è convinto che la musica non cambierà il mondo.

“È una cosa che si dice da tempo, e si sta dimostrando purtroppo vera. Ma in un grande coro di qualunquismo e menefreghismo egotico, come quello che c’è oggi, parlare di certi argomenti anche solo per far ragionare un decimo delle persone rappresenta un grande risultato, significa che esiste la possibilità di un pensiero plurale e non unico”.

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Nelle undici partecipazioni al Concertone lei non si è mai tirato indietro nel dire la sua e lanciare un messaggio.

“Da cittadino”.

Nel ’91 attaccò il governo Andreotti e la diretta venne tagliato.

“Come dire: San Giovanni non vuole inganni, fade out! In quegli anni ero particolarmente avvelenato con il Caf, Craxi-Andreotti-Forlani, mi beccai anche due denunce, tutte cadute in prescrizione, in realtà erano le opinioni di un artista”.

Nel ’93 criticò gli interventi sulla sessualità di Giovanni Paolo II e in particolare contro l’uso del preservativo.

“Era esploso in tutto il mondo il problema dell’Aids, con milioni di morti, e purtroppo vivevamo un momento in cui il Vaticano vietava l’uso del preservativo. Con i Litfiba venivamo da un tour europeo e nei posti in cui suonavamo venivano distribuiti gratuitamente i preservativi, da noi non se ne poteva nemmeno parlare, era il Medioevo”.

Mise un preservativo sul microfono di Vincenzo Mollica.

“Non finirò mai di amarlo e di salutarlo. Fece un piccolo inciampo, mi presentò dicendo: “Siamo qui con Pino Pelù”. Avevo un preservativo in tasca e mi ero chiesto fino all’ultimo se l’avrei mai mostrato al pubblico, dopo che Mollica pronunciò il mio nome sbagliato mi sono subito convinto, e oplà, ho infilato il preservativo al microfono. Un gesto che ha aumentato la nostra simpatia reciproca”.

Nel 2003 pronunciò la frase “il mio sangue è rosso e il mio cuore batte a sinistra”.

“E’ stata molto apprezzata. Il sangue è rosso vuol dire anche che sono un cittadino del mondo, il sangue è rosso come quello di tutti gli uomini sulla terra”.

Il fascismo come il razzismo non sembrano passare mai.

“Credo che siano realtà tangibili. Il razzismo si è propagato nel nostro modo di essere, come del resto la discriminazione, come il liberismo che oggi è diventato spietato. E quanto si voglia avere un popolo di ignoranti, lo dico in un’altra canzone: ‘Non è la fame ma l’ignoranza che uccide’, l’ignoranza è richiesta in tutte le dittature, anche in quelle comuniste”.   

Non è un quadro incoraggiante.

“Siamo al Primo maggio 2023, è la Festa del lavoro ma correlato ad altri diritti, alle libertà, all’ambiente, alle condizioni del sistema sanitario, al problema dell’abbandono scolastico, è tutto un quadro che si sta sgretolando. Spero di sbagliarmi ma nel nostro paese ci sono 7 milioni di precari e 3 milioni di abbandoni scolastici e di ventenni non studenti né lavoratori: così stiamo spianando la strada alle mafie, al lavoro nero, allo sfruttamento e a zero diritti. Non penso solo a questo governo, la critica è anche ai governi degli anni precedenti, almeno da quando sono stati dati i 700 milioni di euro alle scuole private: era il Governo Renzi. Istruzione e sanità ormai ci sono solo per chi ha i soldi. La pandemia poi è stata la legnata finale per chi era fragile. Non è un paese per fragili, questo”.

Come valuta le decisioni di oggi nel disegno di legge sul lavoro?

“Vivremo tutti da stagionali con i voucher. E la cancellazione del reddito di cittadinanza, immaginato bene ma applicato male e che pure ci riportava al livello dei paesi europei più evoluti, è davvero grave. Ma stasera si può pensare al presente, auspicarsi qualcosa di rivoluzionario per il futuro”.

La canzone con Alborosie è un pezzo tra reggae e rock.

“Con Musica libera suggerisco l’idea della condivisione e del sentirsi uniti, nell’epoca in cui anche i social hanno frantumato il noi e c’è solo un grande ego. Dico che l’ego lo cerco in un pagliaio. L’ego collettivo si è sgretolato, cerco il noi che è sparito, parole come comunità, solidarietà, condivisione. Alborosie è un cervello in fuga, sono trent’anni che vive e produce musica in Giamaica. I nostri sono due generi musicali lontani, con esempi nel passato, Peter Tosh con Jagger, gli Stones di Black and blue, ma nell’Italia di oggi possono sembrare spiazzanti. Potere della musica di liberare la nostra mente e scatenare la nostra fantasia. Non possiamo vivere sempre con il coltello tra i denti, circondati da guerre e liberismo feroce”.

Piero Pelù sarà in tour, l’“Estremo live 2023” con sua la band dei Bandidos, dal 7 luglio a Matera (Oversound Festival), il 15 luglio a Brescia (Summer music). Tra le altre date, il 13 agosto ad Alghero, il 16 a Noto, il 17 a Bagheria. Chiusura il 9 settembre a Cernobbio. Elenco completo delle date sul suo sito ufficiale.