Arisa, l'amore, gli errori e quell'idea sui sogni: "Ha ragione Marzullo, aiutano a vivere meglio"
di Silvia FumarolaLa voce è quella meravigliosa di Arisa, che stavolta non è sulla via di fuga. Con l’ultimo singolo, Non vado via, torna al romanticismo. A 40 anni, Rosalba Pippa, due volte vincitrice del Festival di Sanremo (nel 2009 da esordiente con Sincerità e nel 2014, nella categoria Campioni, con Controvento), ex giudice di X Factor, ex star di Ballando con le stelle, ora tra i protagonisti del serale di Amici, è sempre sorprendente. Sincera, schietta, stravagante inquieta, lo dice senza ombra di dubbio: “So cosa voglio, il prossimo passo è la concretezza. Dipendiamo troppo dal giudizio degli altri”. Ha cambiato tante volte, bionda, mora, fatale, maschiacchio, si è messa in gioco. Sui social ha mostrato il suo corpo, “i rotoli di ciccia” e la vita da vespa, ha parlato del suo percorso. “Sono forte e fragile, come tutti. Ma ho imparato a volermi bene”.
La voce è quella meravigliosa di Arisa, che stavolta non è sulla via di fuga. Con l’ultimo singolo, Non vado via, torna al romanticismo. A 40 anni, Rosalba Pippa, due volte vincitrice del Festival di Sanremo (nel 2009 da esordiente con Sincerità e nel 2014, nella categoria Campioni, con Controvento), ex giudice di X Factor, ex star di Ballando con le stelle, ora tra i protagonisti del serale di Amici, è sempre sorprendente. Sincera, schietta, stravagante inquieta, lo dice senza ombra di dubbio: “So cosa voglio, il prossimo passo è la concretezza. Dipendiamo troppo dal giudizio degli altri”. Ha cambiato tante volte, bionda, mora, fatale, maschiacchio, si è messa in gioco. Sui social ha mostrato il suo corpo, “i rotoli di ciccia” e la vita da vespa, ha parlato del suo percorso. “Sono forte e fragile, come tutti. Ma ho imparato a volermi bene”.
Come nasce “Non vado via”?
“La canzone è nata dalla collaborazione con Giuseppe D’Albenzio in arte Jason Rooney, con cui avevo scritto Tu mi perdicion e tante altre cose. Era da tempo che volevamo tirarla fuori, ci sono state diverse occasioni in cui l’abbiamo proposto ma sembrava un po’ troppo tradizionale. Ci siamo detti: e che male c’è? Siamo tradizionali”.
Non sarà mica una cosa di cui vergognarsi, no?
“Ci sta. A me i brani sentimentali piacciono, sono appassionata della canzone napoletana, quando c’è la possibilità di cantare Carosone o Gragnaniello sono felice e ringrazio perché mi emoziono. La melodia è bellissima”.
Ha detto: “Dopo tanti tentativi, tra false illusioni e dure realtà adesso mi vedo e vedo con chiarezza l’orizzonte verso cui voglio dirigermi. Questo è solo il primo passo”. Verso cosa?
“Sicuramente la concretezza. Le persone possono dirti qualunque cosa, siamo dipendenti dal giudizio degli altri, specie noi che facciamo questo lavoro. Sento che la mia strada è la melodia, è bello credere nei sentimenti e incoraggiare gli altri a farlo: non bisogna demolire le speranze. Per tutta la vita siamo andati avanti col carburante del sogno d’amore. Sembra che non si avveri mai, ma i sogni, come dice Gigi Marzullo nella sua fatidica domanda, sono sicura che aiutino a vivere meglio. E se sogni, senza troppe aspettative o l’assurda consapevolezza che tanto non succede mai nulla - se sei aperto alla possibilità di innamorarti di te stesso o del vicino di casa – qualcosa succede. Penso che una base di romanticismo ci voglia, tutto qui”.
Solo i coraggiosi sono romantici?
“Un po’ sì. Non arrendersi, andare avanti con i propri ideali, quello che senti dentro, è da eroi e da eroine”.
Canta “Stasera voglio dirti che non vado via”: è scappata spesso?
“Sì, sono scappata tante volte, per prima cosa da me stessa. Sicuramente è un brano che può essere dedicato a una relazione amorosa, della serie: ci voglio provare fino all’ultimo nell’epoca dell’’usa e getta’, d’altro canto è un invito. Sono sempre quella del passo indietro, del ‘non me lo merito’. Invece in questa fase della vita, proprio perché ho sofferto, mi dico: vai per la tua strada. Bisogna avere il coraggio di non piacere a tutti, voglio rispettarmi e rispettare la mia vocazione” .
Ha fatto questa riflessione dopo aver compiuto i 40 anni?
“I 40 anni sono importantissimi: siamo pieni di pensieri, a volte anche inutili, rispetto alle nostre insicurezze fisiche a personali. Non posso diventare un’altra, in questo momento sono questa e cerco di fare la cosa migliore: ti guardi e ti rimbocchi le maniche”.
Avevano fatto scalpore le foto in cui dava un’immagine sensuale: un dimagrimento di cui si è parlato tanto, foto posate. E’ cambiato qualcosa?
“E’ stato un passaggio, pure quello breve. Ogni tanto mi immergo in acque anche quando non sono le mie, vado a vedere, però poi riemergo sempre. A me piace posare per i fotografi, fare foto in cui non sono io. Il problema è che poi sono io”.
Perché dice così?
“Perché mi piace quella immagine ma finisce lì. Se questo accadesse in un’altra parte del mondo e nessuno sapesse che c’è dietro e non avesse aspettative nei miei confronti, sarebbe bello. Quando mi riguardo, ci sono foto che ritraggono un’attrice anni 40, una cantante spogliarellista anni 70-80, e posso essere tutte queste donne. Ci sono relazioni che lasciano l’amaro in bocca, anche se hai ricevuto un rifiuto sai che vali a prescindere. Invece la prima cosa che fai è mostrare è il corpo: ‘Cavolo sono super fica, quindi non me ne frega niente’. Poi ti passa pure quella roba lì”.
Però le metamorfosi delle donne sono sempre giudicate: pensi agli attacchi subiti da Levante che si è fatta bionda.
“C’è anche un fattore di invidia, eh. L’Italia ha tantissimi pregi, però ha i pregi e i difetti di un paese, è una grande provincia con i suoi fantastici pro e contro. Questa storia del giudizio per cui ognuno deve mettere bocca è provinciale. E lo dico io che vengo dalla campagna. Non voglio fare quella con la puzza sotto il naso ma non se ne può più”.
Non pensa che i social abbiano peggiorato le cose?
“Hanno dato la parola a tutti, nel bene e nel male: puoi visitare le più grandi gallerie d’arte del mondo stando a casa, accendere un dibattito su linee, ponti e colori. Ma poi c’è quello che critica il naso di Marina Abramovic. Rimango sempre più ferita dal genere femminile che attacca il genere femminile, è come se mi sentissi più compresa dagli uomini che dalle donne. Se faccio vedere i rotoli di pancia, e li ho fatti vedere, ci sta che uno mi dica: ‘Non ti vergogni?’. Quando le cose sono più macchinose, arzigogolate, c’è un pensiero volutamente cattivo, leggo ed è da parte di una donna. Però fortunatamente c’è anche solidarietà, mai generalizzare”.
Ha detto che per essere amata bisogna amarsi: ha imparato a farlo?
“Mi voglio bene. Sono andata a trovare un mio amico medico. Mi ha detto: ‘Quando una persona è sana, le malattie non l’attaccano. Quando è presente a sé stessa, anche gli amori malati non si attaccano, si possono attaccare solo quelli buoni’. Ecco, oggi potrei anche pensare di intercettare qualcosa di meno tossico. Chissà”.
È vicina ed è molto amata dalla comunità Lgbtq+: si è chiesta perché?
“Ho sempre pensato che, essendo io spudoratamente imperfetta, la gente si innamori dell’imperfezione. Nel desiderio di amare c’è la libertà di farsi piacere chi si vuole. Noi pensiamo che si amino solo le persone perfette, invece no. Forse mi hanno accolto da subito, perché inconsapevolmente ho portato la bandiera dei diritti, mi hanno vista un po’ simile a loro. Aperta al mondo e agli altri, non chiusa”.
La battaglia per i diritti è la prima cosa, perché secondo lei siamo così indietro?
“Si preferisce spostare l’attenzione su problemi per cui la gente va giù di matto. Alla fine basterebbe una regolamentazione pacifica, che possa prevedere e provvedere al benessere di tutti, non ci vuole tanto. Mi sconvolge chi va al potere e comanda e fa solo il condottiero che frusta il cavallo invece di pensare di essere il carro, quindi di prenderci tutti a bordo, sulla schiena, e traghettarci verso una condizione migliore. Ma nessuno vorrebbe fare il politico, se la politica fosse presa in questa accezione”.
Cosa le dà più fastidio?
“Che giudicano. Tu che comandi non puoi giudicare se una cosa sia giusta o sbagliata, è così e basta. Non si può sindacare sui confini e sull’amore, sulla vita degli altri. Devi solo trovare il modo di fare andare d’accordo tutti. Stiamo tutti insieme. Non si tolgono diritti, si devono moltiplicare. Però non sono d’accordo sull’utero in affitto. Dio sa quanto sia vicina alla felicità dei miei amici che vogliono figli, però ho sempre pensato che questa pratica sarebbe un gancio per la criminalità. La povertà è ovunque, come il bisogno, tanti delinquenti approfitterebbero delle donne. Poi mi sono documentata, all’estero ci sono contratti che regolarizzano questi accordi spaventosi: se il bambino non nasce ‘normale’ la coppia non è tenuta a prenderlo. La vita diventa come un paio di scarpe”.
Cosa farebbe?
“Piuttosto lavorerei perché lo Stato faciliti i processi di adozione, gli orfanotrofi sono pieni di bambini che aspettano. Una volta che individui le coppie davvero decise a prendersi cura di un essere abbandonato, inizi un percorso”.
Ha mai pensato di diventare mamma?
“Tante volte. Poi mi dico: ‘Madonna, sto mondo fa paura, sarei abbastanza brava? Mio figlio non avrebbe tanti complessi?’. Mi faccio un sacco di paranoie, mi sento responsabile. Vivo con l’ansia per i miei cani, figuriamoci, agitata come sono, che potrei fare con un figlio”.
Come va l’esperienza ad “Amici”?
“Il programma si rinnova sempre, c’è sempre qualcosa di interessante, i ragazzi hanno grande personalità. Maria (De Filippi) va dritta per la sua strada, non cede alle mode, è un punto di riferimento, la considerano una persona di famiglia. La accettano per quella che è. Anche noi che ci lavoriamo, le vogliamo bene. La osserviamo in una dimensione più umana, è davvero una di famiglia”.