John Cale ne ha viste e fatte tante nella sua lunga carriera. Non è stato solo il padre fondatore con Lou Reed dei Velvet Underground, ma anche un clamoroso esploratore del mondo dei suoni e delle emozioni contemporanee. Ha raccontato la vita da mille punti di vista diversi, ha cercato l'arte nei luoghi meno prevedibili, è stato un musicista rock e d'avanguardia, uno sperimentatore e un cantautore, e alla bellezza di ottantuno anni è ancora brillantemente sulle scene, come dimostra il suo ultimo album, Mercy, e come dimostreranno ancora meglio i concerti che si appresta a fare in Italia, il 12 giugno a Milano e il 13 giugno a Firenze. Dieci anni sono passati dal suo ultimo album con canzoni originali.
"Beh, bisogna ricordare che abbiamo avuto circa due anni cancellati da Covid", ci dice, "quindi potremmo dire che di anni veri e propri ne sono passati otto è più come 8 anni. Ho iniziato a lavorare all'album diverse volte, ma abbiamo avuto molte cose da fare contemporaneamente, i tour ma alcune produzioni più grandi con eventi speciali, cose complicate e anche caotiche come i droni aerei!! E poi ho lavorato ad alcune colonne sonore. Insomma, non ho problemi con lo scorrere del tempo tra un album e l'altro, se è speso per qualcosa di valido. Credo che Mercy abbia beneficiato dell'essere 'nel suo tempo' e di essere stato completato al momento giusto".
In questi dieci anni il mondo è cambiato molto. Quanto è cambiato lei e come?
"Questo è ciò che intendo per 'nel suo tempo'. Tutto è cambiato nel 2016 con le elezioni negli Stati Uniti, che hanno travolto tutto, non c'era più nemmeno un tavolo attorno al quale intessere una discussione. Niente aveva senso e tutto quello che c'era di brutto è venuto fuori dalle ombre per arrivare in piena vista. Non so come qualcuno che vive questi tempi possa sopravvivere senza cambiare. Mi sono permesso di esporre tutto in queste canzoni, non volevo che avessero senso - dovevano solo essere reali, oneste. Volevo che fossero esattamente come sono, a volte cariche emotivamente o a volte arrabbiate o contorte. Se ho scritto una canzone d'amore, è perché era un modo per trovare il cuore in mezzo a tanto dolore".
Pensa che sia più difficile che in passato essere un artista libero in America al giorno d'oggi?
"Non credo che sia più difficile di prima, ma ci sono nuove sfide perché il mondo continua ad evolversi, quindi ovviamente questo significa che dobbiamo adattarci alle cose nuove. Come artisti, speriamo di trovare ispirazione dagli ostacoli. Trovo il massimo comfort quando sono a disagio".
Molti nuovi artisti sono con lei in questo nuovo lavoro. Come li hai scelti? Che tipo di musica ascolta in questi giorni?
"Tutti gli artisti ospiti sono sull'album perché hanno una unicità che appartiene solo a loro. Non ho iniziato dicendo, 'oh voglio scrivere canzoni e fare un album con un gruppo di ospiti', era tutto molto organico e spontaneo, quindi quando le canzoni stavano venendo alla luce pensavo cose come 'oh, non sarebbe bello se Weyes Blood potesse cantare queste parole, Swing your soul, con me? La sua voce è così pura e questa canzone è un po' infernale! Voglio dire che ho pensato a come si gioca con gli opposti per mescolare le emozioni. Ma poi si è presentata in studio e ho imparato qualcosa di completamente nuovo su di lei: è senza paura, usa spavaldamente tutta la sua gamma vocale e ama le sfide di intonazione strana. Cioè era perfetta. Ed è successo con tutti gli artisti coinvolti, io alcuni li conoscevo bene e avevo anche lavorato con loro in passato, quindi avevo certe aspettative, mentre siamo andati sempre più lontani di quello che pensavo. Tutti mi hanno ispirato lungo la strada".
Mercy ha un meraviglioso equilibrio tra suoni elettronici e acustici. Una sorta di ponte tra passato e futuro e allo stesso tempo tra digitale e analogico. È stata una scelta o è successo per caso?
"Inizio sempre una nuova canzone da un posto diverso da quello dove ho concluso le ultime idee. È importante che non mi ripeta. Scrivo solo in studio in questi giorni e quello che di solito mi fa andare avanti è un groove, o un tipo specifico di gusto sonoro. Anche prima delle parole sono di solito i suoni che spingono le idee più avanti. Sono stato attratto da un po' di vecchie tastiere analogiche e dai synth, che alla fine mi hanno aiutato a creare un certo tipo di stranezza con la quale volevo andare alla deriva dentro e fuori dal tempo e dallo spazio, in un luogo dove pensi che tutto sia familiare ma allo stesso tempo nuovo. Un tipo di bozzolo misterioso".
Cosa ascolteremo nei vostri concerti italiani? Che tipo di spettacoli saranno?
"Questi spettacoli cresceranno e si trasformeranno col passare del tempo. Suoneremo alcuni brani preferiti dal pubblico ma forse ci saranno degli arrangiamenti diversi o qualche colpo di scena inaspettato o una canzone che non suono dal vivo da molto tempo.... Naturalmente ci saranno canzoni di Mercy, ma anche quelle stanno crescendo in diverse versioni dall'album. Voglio far fare un vero e proprio viaggio al pubblico che ci seguirà".