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Eurovision dal trash ai diritti: l'età adulta del super contest

(reuters)
Stasera la finale. Gli organizzatori dicono no a un messaggio di Zelensky. Sunak: "Che errore"
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Liverpool - Nel 1955 Eurovision nacque ispirandosi a Sanremo, e come l’Italia anche la più grande kermesse canora europea ha il suo caso Zelensky. Se all’Ariston gli è stato permesso di partecipare solo tramite un discorso scritto in tarda serata, stavolta niente concessioni al presidente ucraino. “Ci spiace molto”, comunica l’organizzazione, “ma alla manifestazione niente messaggi politici”. Insomma. Per esempio, la canzone croata Mama SC dei Let 3 ha chiari o subdoli riferimenti a Putin (“quel piccolo psicopatico”) e addirittura il testo a un certo punto allude ai trattori di Lukashenko donati al presidente russo. E poi qui siamo nel Paese più strenuamente alleato di Kiev, che ha appena fornito missili a lungo raggio. Il primo ministro britannico Rishi Sunak e il predecessore Boris Johnson sbottano: “È una scelta sbagliata, organizziamo pure l’edizione al posto degli ucraini!”. 

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Liverpool - Nel 1955 Eurovision nacque ispirandosi a Sanremo, e come l’Italia anche la più grande kermesse canora europea ha il suo caso Zelensky. Se all’Ariston gli è stato permesso di partecipare solo tramite un discorso scritto in tarda serata, stavolta niente concessioni al presidente ucraino. “Ci spiace molto”, comunica l’organizzazione, “ma alla manifestazione niente messaggi politici”. Insomma. Per esempio, la canzone croata Mama SC dei Let 3 ha chiari o subdoli riferimenti a Putin (“quel piccolo psicopatico”) e addirittura il testo a un certo punto allude ai trattori di Lukashenko donati al presidente russo. E poi qui siamo nel Paese più strenuamente alleato di Kiev, che ha appena fornito missili a lungo raggio. Il primo ministro britannico Rishi Sunak e il predecessore Boris Johnson sbottano: “È una scelta sbagliata, organizziamo pure l’edizione al posto degli ucraini!”. 

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Almeno, per il gran finale, stasera sul palco ci sarà una grande manifestazione a sostegno dell’Ucraina, dietro le quinte si parla insistentemente di una misteriosa “sorpresa” e i “daft punk” del Paese campione in carica, gli ucraini Tvorchi con la loro Heart of Steel, fanno un appello in conferenza stampa: “Facciamolo per la pace, facciamo per salvare la vita dei nostri bambini”. Marco Mengoni, l’alfiere italiano a Liverpool dopo Malmö dieci anni fa, ci crede: “Sono felice di essere qui, anche per fermare questa folle guerra”.

Gli ucraini Tvorchi (afp)
Sì, è un’edizione diversa. Non solo per la guerra. Graham Norton, star della tv inglese, presentatore e veterano di Eurovision, ammette: “In passato, questo era soprattutto un meraviglioso spettacolo trash. Ora invece non si può più ridere di nessun pezzo in concorso”. Al suo fianco, l’altra presentatrice, la britannica Hannah Waddingham di Ted Lasso, che il Guardian ha definito “patrimonio nazionale” per come ha conquistato gli spettatori e per il suo francese perfetto. A completare i presentatori,  l’icona della musica pop Alesha Dixon e Julia Sanina, della rock band ucraina The Hardkiss, che confessa: “La mattina quando mi sveglio vorrei piangere. Ma qui rinasco”.

La conduttrice e attrice Hannah Waddingham (afp)
Here comes the sun, canterebbero i Beatles. Nella loro città splende stranamente il sole, signore bardate di cappellini Union Jack fanno il tour di Penny Lane e altri santuari Fab Four, mentre all’interno della Liverpool Arena, e tra i 160 milioni di telespettatori attesi, sono partiti i pronostici. La miniera canora della Svezia ha sfornato la favorita di molti osservatori, Tattoo della cantante Loren, che intreccia gli Abba a Lady Gaga e che del resto ha già vinto nel 2012. Sarebbe il bis a Eurovision, impresa riuscita solo all’irlandese Johnny Logan negli anni Ottanta. Ovviamente, tra i favoriti c’è pure Mengoni e la sua meravigliosa Due vite, forse la migliore del lotto, ma la lingua italiana sarà un ostacolo? Chissà.

Mengoni durante le prove (agf)

A proposito, c’è anche Mahmood, guest star della finale, che a Repubblica si dice “onorato” perché canterà una versione lenta di Imagine di John Lennon. Attenzione però anche ai moldavi dance di Pasha Parfeni, agli sgargianti trenini elettronici del rapper finlandese Kaarija in Cha Cha Cha, la spagnola Blanca Paloma che mixa flamenco e Cocteau Twins. E poi la valchiriesca Queen of Kings di Alessandra, norvegese ma pure italiana perché nata e cresciuta a Pietra Ligure, il cipriota Andrew Lambrou che è il nuovo Sam Ryder ma anche Future lover dell’armena Brunette, che ha commosso in molti perché racconta i suoi travagli di salute mentale.

Le austriache Teya&Salena (reuters)
Certo, poi resta anche tanto kitsch a Eurovision, come quello dei neomelodici albanesi Albina & Familja Kelmendi e ha colpito l’ossessione per Edgar Allan Poe delle austriache Teya & Salena, pure loro in finale, tanto che girano con la bambolina voodoo dello scrittore. Ma basta horror. Qui è una festa, anzi il festival della diversità e dell’inclusività: tutti gli artisti sono etichettati con il genere “he/him”, “she/her” eccetera, e fa niente che questo glorioso porto di Liverpool, dove si svolge Eurovision, sia stato un hub dello schiavismo nei secoli. E poi questa elettrizzata città, dopo la Brexit, da tempo non accoglieva tante lingue e culture europee tutte insieme. Altro che “etnia italiana”.