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(foto di Leonardo Mirabilia) 

Gazzelle: "Canto allo stadio ma sarà un salotto, la musica è delicatezza e intimità"

'Dentro' è il nuovo album di uno dei più singolari e interessanti cantautori italiani delle nuove generazioni che si esibirà all'Olimpico di Roma il 9 giugno
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Semplice, diretto, mai al di sopra delle righe. Sempre lineare, malinconico. Ma più profondo, potremmo dire più appassionato, certamente diverso in termini musicali. Dentro, il nuovo album di Gazzelle è così, una nuova finestra aperta nella piccola camera di uno dei più singolari e interessanti cantautori italiani delle nuove generazioni.

Romano, nel pieno dei suoi trent'anni, Flavio Pardini in arte Gazzelle arriva al suo quarto album con un percorso chiaro, netto, ben definito, realizzando un lavoro che ha molti pregi, in cui cerca di non seguire l'onda del mainstream e di restare fedele a se stesso, con, però, una maturità e una profondità nuove: "L'idea era proprio questa, fare semplicemente un passo in avanti senza andare a snaturare o cambiare in maniera radicale il mio percorso. Così come ho fatto con i passi precedenti è un disco dove ho cercato di mettere tutto me stesso, tutta la verit&agr…

Semplice, diretto, mai al di sopra delle righe. Sempre lineare, malinconico. Ma più profondo, potremmo dire più appassionato, certamente diverso in termini musicali. Dentro, il nuovo album di Gazzelle è così, una nuova finestra aperta nella piccola camera di uno dei più singolari e interessanti cantautori italiani delle nuove generazioni.

Romano, nel pieno dei suoi trent'anni, Flavio Pardini in arte Gazzelle arriva al suo quarto album con un percorso chiaro, netto, ben definito, realizzando un lavoro che ha molti pregi, in cui cerca di non seguire l'onda del mainstream e di restare fedele a se stesso, con, però, una maturità e una profondità nuove: "L'idea era proprio questa, fare semplicemente un passo in avanti senza andare a snaturare o cambiare in maniera radicale il mio percorso. Così come ho fatto con i passi precedenti è un disco dove ho cercato di mettere tutto me stesso, tutta la verità che ho sempre messo nei miei album. Cercando comunque di non fare un ennesimo disco che potesse risultare un cliché o fosse prevedibile, cercando di tirare fuori quel qualcosina in più, mettere i puntini sulle i, aggiungere gli elementi giusti al racconto e al suono".

Com'è fare un disco oggi in questa affollatissima scena musicale italiana? C'è tanta musica in giro...

"È anche troppa, al punto che spesso non si sente più niente, c'è troppo baccano. La mia fortuna è quella di avere un registro in qualche modo unico, che non somiglia troppo ad altre cose cose e questo paga. Non assecondo le tendenze, non mi interessa come cambiano, io faccio quello che so fare e continuo a farlo, senza badare a dove tira il vento. E questo mi dà la possibilità di non perdermi".

Visto il successo dei lavori precedenti, per questo album c'è stata maggiore pressione?

"No, non ho lavorato con pressione, ma con molta serenità. Proprio per le conquiste fatte con i lavori precedenti, credo di sapere chi sono a livello artistico, so chi è il mio pubblico, so a chi sto parlando. Quindi, per assurdo, è stato più semplice affrontare questo album. Certo, c'è da difendere quello che ho conquistato fino a oggi, la tensione è in gran parte naturale, anche in vista di un concerto in uno stadio. Ma, in realtà, è stato un disco fatto con poca pressione e molto più tempo. I precedenti erano stati realizzati in pochi mesi, con tempi ristretti, questo volta invece mi sono voluto concedere del tempo e credo che questo si senta. Sono riuscito a entrare più nel dettaglio delle cose, sia nei suoni che nei testi, e il tempo in più mi ha permesso di godermi il lavoro e di fare maggiore ricerca musicale".

Un salto di qualità?

"Credo che il salto di qualità sia quello che bisognerebbe sempre fare, dovrebbe essere la prassi per chiunque in qualsiasi lavoro, dovresti sempre cercare di essere più bravo e di avere maggior cura di quello che fai se ti piace. Se il lavoro non ti piace con il tempo lo fai male, se ti piace e ci tieni devi averne cura. Lo devo anche a me stesso, devo crescere e migliorare, sennò mi annoio, sennò sarebbe un lavoro come un altro".

È un album dove rispetto alla malinconia di fondo del suo mondo musicale, c'è anche della 'luce'.

"La malinconia non manca nemmeno questa volta, ma è evidente che le cose sono cambiate, nella mia vita ci sono state cose più belle e serene che mi hanno fatto venire voglia di vedere il mondo da un altro punto di vista. E guardando con attenzione, tirando le somme, manca ancora la giornata di sole nel disco, ma c'è della speranza, non è tutto così male. È un mio modo artistico per dire al pubblico che posso scrivere anche cose più leggere".

C'è anche del rock in tutto questo.

"Rock? Lo prendo come un complimento. Credo che il termine sia fedele a quello che penso, il mio approccio è comunque un po' rock, punk, non per forza convenzionale. Ma anche in questo caso, penso che un artista debba essere così, sennò fa semplicemente intrattenimento".

La sorpresa di Gazzelle, un brano del nuovo album da Piazza del Popolo deserta

Ora l'aspetta lo Stadio Olimpico il 9 giugno. La vedremo con i fuochi d'artificio?

"No, non ci saranno i fuochi d'artificio. L'obiettivo è proprio quello di mettere in uno stadio una cosa così intima come la musica. La delicatezza è il vero gol di questo concerto, riuscire a fare una cosa normale in un posto che non è normale, fare diventare uno stadio accogliente come una piccola casa".

E montarsi la testa il giorno dopo il concerto?

"No, impossibile. Mi alzerò, mi farò il solito cappuccino, magari una brioche e tornerò alla vita normale di tutti i giorni. Inizierò di nuovo a sognare per fare qualcosa di nuovo. È probabile, comunque, che sarò depresso per un po', non troverò le stesse emozioni nella vita di tutti i giorni, ma mi sono preparato a questa cosa, so che ne vale la pena. Sarà un po' come ubriacarsi per una sera: la mattina dopo stai male, ma la serata è stata divertente".