Torna in scena Aiello. E non è quello di prima. Intendiamoci, è quello di prima, con tutta la sua passione, la sua forza melodica, la sua grinta, ma è anche un cantautore nuovo, con uno spirito nuovo e un suono nuovo, meno latino, meno mainstream, più preciso e affilato e, sostanzialmente, più morbido e leggero. Il suo nuovo album Romantico, uscito da pochi giorni, è pop, ovviamente, nulla di più e nulla di meno, intrattenimento e sentimento, verità e piccola poesia quotidiana, niente che possa cambiare le sorti della musica ma abbastanza per dare un senso alla sua proposta. Lui, raccontandolo, cita Lenny Kravitz e Rino Gaetano, e il suo tentativo di colmare la distanza che c'è tra i due. Tentativo interessante e originale, perché Aiello è una sorta di 'outsider' del pop italiano, uno che tenta di giocare un campionato a se stante, di trovare un bilanciamento tra l'essere semplice e popolare e l'essere vero fino all'estremo. Come ha dimostrato, nel bene e nel male, salendo sul palco di Sanremo due anni fa, mettendosi in scena con tutta la sua forza e i suoi limiti.
Il festival di Sanremo, comunque, da qualsiasi punto di vista lo si voglia guardare, è stato un evento che ha cambiato, per Aiello, il corso naturale delle cose: "Venivo dalla realizzazione di Meridionale", ricorda lui, "che era un disco con una produzione molto piena, con più strati sonori e ritmici, molte contaminazioni, tanta roba, ed ero un Antonio con una grande ansia di performance, mi ero sudato il posto dove ero arrivato e pensavo che nessuno o nulla me lo avrebbe dovuto strappare. Avevo quindi una grande ansia di dover dimostrare chi ero, che non è molto sana, sia nella vita che nel lavoro. Meridionale è un disco che ho amato molto, ma era figlio di questo atteggiamento, di questa disposizione d'animo. E con la stessa disposizione d'animo ho affrontato Sanremo, che è stata un'esperienza intensa, al di là della classifica finale. Ed è stata una cosa che non ho fatto bene. Nel tempo me lo sono perdonato, ho normalizzato l'evento, ma mi sono sentito in colpa per aver mancato un occasione importante, non aver fatto capire la mia voce e la mia proposta. Quindi dopo il Festival mi sono preso del tempo per me, ho cercato di imparare a mollare l'ansia e godere della fortuna che ho. Volevo tornare, insomma, alla leggerezza che mi ha sempre contraddistinto, e quindi ho scritto un disco che fosse una 'presa bene' totale. Leggerezza senza vacuità, per poter volare su tutto con grande poesia, e mantenere la verità e l'autenticità di quello che faccio. Non è andata via la necessità di 'spogliarmi', di mettermi a nudo, io scrivo così, ma non ho più bisogno di dimostrare niente, non ho bisogno di urlare".
Sanremo, Aiello: "Per me cantare è una fiamma"
Anche musicalmente, "Romantico" è un album più essenziale.
"Si, anche la produzione ha risentito di questo atteggiamento, di base è un album che resta nella mia comfort zone, tra r'n'b, indie e melodia, meno caricato è l'aspetto urban latino, e invece c'è un pizzico di rock'n'roll. Mi piaceva l'idea di far incontrare Lenny Kravitz con Rino Gaetano, un certo gusto folk con le pennate sulla chitarra elettrica".
Restando comunque ancorato alla canzone...
"Sì, per me il mondo di riferimento resta quello dei cantautori, e ovviamente non è un disco in cui non mi si riconosce, sono sempre io, con la stessa passione e la stessa forza. Ma non sono l'Antonio di due anni fa. Voglio dire che è ovvio che il retrogusto rimane quello dei cantautori, che sono sempre io, autentico e con grande passione, ma sono cambiato, ho fatto un lavoro psicologico su me stesso che mi ha dato una grande mano. Ho imparato a respirare, ad affrontare una serie di mostri, a confrontarmi con me stesso, godermi questa fortuna è un occasione preziosa e non voglio perderla. In generale sto cercando, e credo di riuscirci, a presentarmi, anche davanti a persone che stimo, senza l'ansia di doverle per forza conquistare. Affronto tutto con più leggerezza, non voglio più affaticarmi con la speranza di piacere".
Quindi nasce "Romantico"...
"Ho fatto il disco con questo spirito e mi sembra che tutto sia andato al posto giusto. E una volta finito il lavoro mi è capitato, per la prima volta, di non sapere dove iniziare per ascoltarlo, sono tutti dei bei pezzi, trovo in tutti una chiave una ragione per ascoltarlo. Mi rispecchia nel suono, nei testi, nell'intenzione, sono molto sereno rispetto a quello che ho fatto".
È evidente all'ascolto che c'è una nuova forma di equilibrio.
"Sono contento che si senta, perché è un equilibrio che non è formale ma interiore, che mi ha permesso di trovare una misura rispetto al modo di cantare. Basta con 'troppo questo' o 'troppo quello': Sanremo ha manifestato la mia incapacità di controllo, sembrava un'esibizione di forza e fatta male, dopo tutto è diventato punto interrogativo, che mi è pesato, mi è dispiaciuto molto. Mi sono preso le colpe e ho capito, questo disco è più equilibrato, ma ci sono io".
Perché "Romantico"?
"Perché mi sono stancato di vedere gente che gode più di un like anziché invitarti a cena e fare del sano sesso. Sembra di vivere l'epoca che accorcia le distanze ed è invece il contrario, è un periodo stratossico nel quale abbiamo il timore di avvicinarci agli altri, ci siamo inariditi un po' tutti. Ma io sono romantico, sono quello che arriva alla porta con i fiori. Non mi va di raccontarmi duro, lo rivendico questo romanticismo, anzi penso che sia un atto di coraggio, rivoluzionario di questi tempi, contro la freddezza e la distanza da social media. Il pezzo e l'idea di questo disco sono nate in maniera molto naturale, anche l'immagine della copertina: io ero il cupido del romantici, ho lanciato frecce che erano le mie canzoni, ma sono anche stato trafitto da quelle frecce. Racconto ancora una volta quello che ho vissuto".
E ora il live...
"È l'unica ragione per cui faccio questo mestiere, andare lì, salire sul palco, spogliarmi, toccare tutti e sentirli vicini. Proporrò le canzoni dei miei dischi, in qualche data estiva per scaldare i motori e poi andare in giro in autunno. Si passerà dal pop intimo all'r'n'b, dal funky al rock'n'roll. Dal vivo è tutto un miscuglio di abbracci e lacrime, di baci e schiaffi, è tutto liberatorio, devi ridere e piangere. Per me è ancora come mettere piede su una stella...".