La svolta jazz di Rickie Lee Jones: "Sono sempre stata fuori dal tempo"
di Ernesto AssanteLe grandi canzoni americane del periodo tra gli anni Trenta e Quaranta sono senza dubbio non solo il "Great American Songbook", come viene definito, ma anche la base di gran parte della popular music come oggi la intendiamo, il territorio preferito degli standard dei jazzisti, e il repertorio con il quale, prima o poi, qualsiasi grande cantante pensa di doversi confrontare. Lo ha fatto anche Rickie Lee Jones che ha pubblicato il suo nuovo album, Pieces of treasure, una collezione di dieci classici riletti in chiave jazz, pezzi di un tesoro musicale davvero straordinario che la cantante americana interpreta con personalità e passione.
Dal suo esordio nel 1980 a oggi Rickie Lee Jones ha raccolto successi notevolissimi, restando fedele alla sua arte, ha vinto Grammy, venduto milioni di copie, ma non ha mai tradito la sua poetica, la sua arte, il suo stile personalissimo, ribelle e sensuale. E lo fa anche in questo caso, trasformandosi per la prima volta completamente in…
Le grandi canzoni americane del periodo tra gli anni Trenta e Quaranta sono senza dubbio non solo il "Great American Songbook", come viene definito, ma anche la base di gran parte della popular music come oggi la intendiamo, il territorio preferito degli standard dei jazzisti, e il repertorio con il quale, prima o poi, qualsiasi grande cantante pensa di doversi confrontare. Lo ha fatto anche Rickie Lee Jones che ha pubblicato il suo nuovo album, Pieces of treasure, una collezione di dieci classici riletti in chiave jazz, pezzi di un tesoro musicale davvero straordinario che la cantante americana interpreta con personalità e passione.
Dal suo esordio nel 1980 a oggi Rickie Lee Jones ha raccolto successi notevolissimi, restando fedele alla sua arte, ha vinto Grammy, venduto milioni di copie, ma non ha mai tradito la sua poetica, la sua arte, il suo stile personalissimo, ribelle e sensuale. E lo fa anche in questo caso, trasformandosi per la prima volta completamente in una cantante jazz, genere che ha frequentato spesso nei oltre quarant'anni della sua storia, per dieci brani nei quali la sua vocalità e la sua passione vengono esaltati. Jazz, dunque, e canzone, naturalmente ambientati nella penombra di un club fumoso della sua Los Angeles, ma allo stesso tempo luminosissimi, musicalmente elegantissimi, sorprendentemente moderni. A produrre il disco è di nuovo Russ Titelmann, fondamentale compagno di viaggio ai suoi esordi e perfetto 'partner in crime' di un disco che suona diverso, nella maniera migliore, da tutta la musica che gira intorno. Ed è proprio Titelmann l'elemento chiave di questa interessante svolta musicale: "Ci sono un paio di buoni motivi per questo album", ci dice, "E il primo è proprio la rinata collaborazione con Russ Titelman. Ci siamo visti, la voglia di fare cose insieme si è riaccesa e lui ha insistito che io facessi un album propriamente jazz. Il jazz l'ho frequentato spesso nella mia storia, ma questo è un album con un set più classicamente jazzistico. Il secondo motivo, quindi, è che era giusto farlo, anche perché amare il jazz è un conto, cantarlo è un altro".
Soprattutto interpretare grandi canzoni come queste.
"Io ho iniziato la mia avventura nella musica come cantante, ed è qualcosa che amo ancora moltissimo. Perché mi offre la possibilità di fare cose che altrimenti non potrei fare, dato che non ho la responsabilità di averle scritte. Principalmente mi piace poter entrare nelle canzoni, mettermele addosso, esserci dentro, trasformare i loro sentimenti in miei. Il jazz, poi, è un mio vecchio amico e sapevo, in fin dei conti credo di averlo sempre saputo, che era giunto il momento di poterlo cantare prima di diventare vecchia. Voglio dire che il jazz torna nella mia vita in una maniera molto diversa da com'era negli anni Settanta: prima era un richiamo a una cultura che arrivava dal passato, oggi è parte di me. Sono sempre stata attratta dal jazz ma all'inizio non articolavo tutto nella maniera in cui lo posso fare oggi".
Interpretare queste canzoni oggi è anche un modo per vivere fuori dal tempo?
"Io sono sempre stata fuori dal tempo, quindi non penso che questo sia cambiato davvero molto. Ma di sicuro il jazz oggi mi offre più libertà, il pop è costruito e controllato fino all'ultimo secondo, il jazz ti fa cantare senza la responsabilità di dover rispondere a delle domande precise".
Sarà anche fuori dal tempo, ma queste canzoni hanno ancora una verità profonda che resta attuale.
"Sì, c'è una verità emozionale che è attuale anche se la canzone ha tanti anni sulle spalle. E non passa necessariamente dalle parole. È che sono canzoni che hanno un contenuto che va al di là di quello che è stato scritto, hanno un feeling che è contemporaneo perché raccontano la verità della vita, che alla fine non cambia mai. E poterle interpretare permette a me di caricarle anche della mia verità, dei miei sentimenti. È un po' come essere un attore e interpretare un testo scritto da qualcun altro trasformandolo in qualcosa che tu stai vivendo, farlo diventare più reale della parola scritta".
Come ha scelto le canzoni? Ci sono motivi particolari in alcune scelte?
"Ho imparato Nature Boy da mio padre quando ero giovane, forse a dieci, dodici anni. È una canzone molto strana, solo una strofa, quasi come un'introduzione senza un corpo. Ma è proprio questo il punto, c'è un solo messaggio, come se l'avesse scritto Krishnanmurti stesso, ed è questo: 'Ama e sarai ricambiato'. Ho sentito davvero mio padre vicino mentre la registravo".
La incuriosisce il fatto che il suo album esca oggi nelle piattaforme di streaming in un momento in cui tutti hanno accesso alla musica?
"Guardi, per molti versi questa forma di 'socialismo' musicale la trovo interessante. Tutti oggi possono fare musica, anche se non sono musicisti o cantanti. Prima potevo dire di essere avvantaggiata, e ancora in parte lo sono, dal fatto di arrivare dagli Stati Uniti, ma oggi ho le stesse opportunità di un cantante che arriva dalla Cina. E questo fa si che ci siano molte cose belle che prima forse non sarebbero arrivate. Il problema è trovarle nelle acque fangose, che sono sempre state il settanta per cento del mercato ma che oggi sono fatte di milioni e milioni di canzoni. Ma è interessante vedere come e perché fanno musica molti dei giovani di oggi, si possono imparare delle cose dalla loro musica. Anche se troppi lo fanno per fare soldi e non per fare musica...".
Un album come il suo è un buon antidoto alla musica delle acque fangose, è una buona medicina per chi ama la musica...
"Non so se sia una medicina per qualcuno, quando faccio musica non penso agli altri, a chi la ascolterà e perché, è molto di più una relazione tra me, i musicisti e il produttore. Quello che avviene dopo non lo so".
Nuovo sarà anche l'aspetto live. Non ha mai fatto un tour solo di jazz nella sua carriera.
"No, è vero, e non vedo l'ora di essere in scena come una cantante e basta. Un'esperienza che non ho mai fatto prima. Ci saranno i brani di questo album, altri pezzi jazz, anche cinque o sei canzoni del passato ma riviste in una chiave diversa. Sarò in tour per un bel po' e cercherò di trovare delle date anche in Europa. Ho un grande feeling con gli europei, speriamo che accada".