Sinead O’Connor: successo, provocazioni, follie. Il lungo addio di una star dall’anima sempre in fiamme
di Ernesto AssanteSinéad O’Connor è morta. Ma due cose non dobbiamo, non riusciremo a dimenticare. La prima è il modo in cui ha cantato Nothing compares 2 U, scritta da Prince ma da lei trasformata in un capolavoro immortale, con un’intensità, una forza, un’espressività che dimostrano la potenza del pop, la sua capacità di essere sentimento, non solo di rappresentarlo. È lei che, in quel brano, ha saputo trovare quello che Prince aveva forse inconsapevolmente messo, è lei che con la voce e l’interpretazione l’ha trasformato in un dramma amoroso in grado di commuovere chiunque lo ascolti ancora oggi.
Seconda cosa, il video di Nothing compares 2 U, cinque minuti e otto secondi di emozione pura, un primo piano struggente dove a un tratto una singola lacrima scorre sul volto bellissimo della cantante, una delle più belle immagini musicali degli anni 90, forse una delle più belle di sempre. Basterebbero quella canzone e quel video a fa…
Sinéad O’Connor è morta. Ma due cose non dobbiamo, non riusciremo a dimenticare. La prima è il modo in cui ha cantato Nothing compares 2 U, scritta da Prince ma da lei trasformata in un capolavoro immortale, con un’intensità, una forza, un’espressività che dimostrano la potenza del pop, la sua capacità di essere sentimento, non solo di rappresentarlo. È lei che, in quel brano, ha saputo trovare quello che Prince aveva forse inconsapevolmente messo, è lei che con la voce e l’interpretazione l’ha trasformato in un dramma amoroso in grado di commuovere chiunque lo ascolti ancora oggi.
Seconda cosa, il video di Nothing compares 2 U, cinque minuti e otto secondi di emozione pura, un primo piano struggente dove a un tratto una singola lacrima scorre sul volto bellissimo della cantante, una delle più belle immagini musicali degli anni 90, forse una delle più belle di sempre. Basterebbero quella canzone e quel video a farla restare nella storia della musica. Ma non sono bastate a lei per vivere una vita di tranquillità, gioia, amore.
Era nata a Dublino 56 anni fa, Sinéad Marie Bernadette O’Connor, in una famiglia difficile, con una madre violenta psicologicamente e fisicamente con i suoi cinque figli (tra i quali il celebre scrittore Joseph O’Connor) e un padre che ha lasciato tutti, risposandosi.
A 15 anni, a causa di un piccolo furto, viene mandata in riformatorio, al Grianan Training Center, dove inizierà a interessarsi alla musica ma coltiverà anche un forte senso di ribellione alle istituzioni e alle regole. Al Grianian conosce una volontaria, sorella di uno dei componenti di una band, In Tua Nua, con i quali inizia a cantare e a scrivere. Scopre di avere una voce e che può essere lo strumento per conquistare la libertà e la vita. Così, nel 1984, forma i Ton Ton Macoute con i quali viene notata dall’industria discografica e messa sotto contratto per la realizzazione di un primo album, The lion and the cobra, che esce nel 1987, le fa conquistare una nomination ai Grammy e la trasforma in una star internazionale.
I tre anni seguenti la vedono crescere artisticamente e in popolarità. Suona in mezzo mondo, appare in tv e come attrice in un film, la sua immagine, capelli rasati e sguardo intenso, domina le scene. Quando nel 1990 esce il suo secondo album, I do not want what I haven’t got, Sinéad è già una star ma il singolo Nothing compares 2 U la trasforma in diva planetaria. L’album vende oltre sette milioni di copie.
Morte Sinead O'Connor, quando nel 1992 strappò la foto di Papa Giovanni Paolo II
Il successo cresce ma la vita si fa più complicata: ha un carattere difficile, dice tutto quello che le passa per la testa, prende posizioni politiche senza pensarci su o fa gesti clamorosi, come quello del 1992 al Saturday Night Live, dove in diretta strappa una foto di papa Giovanni Paolo II denunciando la pedofilia nella Chiesa Cattolica e dicendo “combatti il tuo nemico”.
C’è ancora tempo per collaborazioni di rilievo: Peter Gabriel, Dave Stewart, Roger Daltrey, Bono. Ma con l’arrivo del nuovo millennio inizia anche un’altra storia, in cui la musica ha sempre meno peso e la cronaca domina, con sfortunate relazioni amorose (come quella con Antony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers o quella con Donal Lunny dei Planxty o il brevissimo matrimonio — diciotto giorni — con Barry Herridge nel 2011), un primo tentativo di suicidio nel 1999 e un secondo nel 2015. Escono dischi mediocri, come Throw down your arms (2005) o album in cui lei e la voce brillano ancora, come How about I be me (and you be you)?, nel 2012, ma il mondo e la vita non sono più gli stessi. Dichiara un disturbo bipolare, scompare dalle scene poi torna, nel frattempo sceglie la vita religiosa con un movimento cattolico indipendente facendosi chiamare Madre Bernadette Mary, nel 2016 entra in riabilitazione per l’uso di droghe, nel 2018 si converte all’Islam, “naturale conclusione del viaggio di qualsiasi teologo intelligente”, dice. Cambia nome due volte, nel 2017 come Magda Davitt, e nel 2018 come Shuhada Sadaqat. Non trova mai pace. Negli ultimi anni vive sempre più isolata, sofferente, malata, nonostante molti, troppi, ex mariti, quattro figli e un nipote. Torna ancora una volta alla ribalta nel 2021 con l’autobiografia Rememberings, salutato con molti onori dalla critica, una confessione amara di una vita di tuoni e luci, oscurità e fiamme, solitudine nella folla, follia. Gli ultimi due anni sono ancora segnati dal dolore, soprattutto quello per la perdita del figlio Shane, morto suicida 17enne, lo scorso anno, dopo la fuga dalla clinica psichiatrica dove era ricoverato.
È necessario ricordare quello che è accaduto nella sua vita, ma è più giusto celebrarla per la potenza della sua voce, la forza della sua musica, quel lampo di luce drammatica e abbagliante di Nothing compares 2 U. Una canzone sola può bastare per meritare l’eternità.