Toto Cutugno, un italiano vero
di Ernesto AssanteNon è solo perché ha scritto e cantato una delle canzoni italiane più famose al mondo e non è solo perché quella canzone si intitola proprio L’italiano, ma Toto Cutugno è stato, senza dubbio "un italiano vero”, come la canzone stessa ricorda. Un italiano che amava il popolo, che voleva raccontarne le storie, in maniera semplice e diretta e che questo popolo amava intrattenere, facendogli cantare canzoni che in un modo o nell’altro ne hanno segnato i tempi, soprattutto gli anni Settanta e Ottanta che lo hanno visto indiscusso protagonista.
È curioso pensare che proprio negli anni della disco music e del pop elettronico, Cutugno abbia ottenuto il suo maggior successo, difendendo e esaltando un modo di fare musica e canzone che pur essendo “fuor…
Non è solo perché ha scritto e cantato una delle canzoni italiane più famose al mondo e non è solo perché quella canzone si intitola proprio L’italiano, ma Toto Cutugno è stato, senza dubbio "un italiano vero”, come la canzone stessa ricorda. Un italiano che amava il popolo, che voleva raccontarne le storie, in maniera semplice e diretta e che questo popolo amava intrattenere, facendogli cantare canzoni che in un modo o nell’altro ne hanno segnato i tempi, soprattutto gli anni Settanta e Ottanta che lo hanno visto indiscusso protagonista.
È curioso pensare che proprio negli anni della disco music e del pop elettronico, Cutugno abbia ottenuto il suo maggior successo, difendendo e esaltando un modo di fare musica e canzone che pur essendo “fuori moda” veniva riconosciuto dal grande pubblico come proprio. Non un cantautore impegnato, anche se molti dei suoi testi raccontano bene l’Italia, non un poeta ermetico, la chiarezza e la semplicità del suo stile è stata esemplare, non un artista “trendy” dunque, ma un fedele difensore di un modo di fare canzone assolutamente e tradizionalmente italiano.
Il fatto è che Toto Cutugno è stato quello che questa “difesa” l’ha fatta con enorme successo: cento milioni di dischi venduti, una raffica di trionfi nei festival della canzone di mezzo mondo, una sola vittoria a Sanremo ma con ben sei secondi posti, e un successo internazionale che lo ha portato ad essere un autore amatissimo soprattutto in Francia (dove ha scritto tra gli altri per Gérard Lenorman, Joe Dassin, Johnny Hallyday, Claude François, Hervé Vilard, Michel Sardou, Mireille Mathieu, Dalida, Sheila), ma anche in Spagna e in America Latina e, moltissimo, nell’Europa dell’Est, soprattutto in Russia e in Ucraina.
Proprio il suo ottimo rapporto con la Russia (ricordiamo che è arrivato addirittura sul palco di Sanremo assieme al Coro dell’Armata Rossa nel 2013) lo ha trasformato da "uomo dell’anno” proprio nel 2013 a “persona non grata” nel 2019 per alcuni deputati ucraini. Ma di politica, in realtà, Cutugno non si è mai occupato: centrista nel senso buono del termine, Cutugno amava parlare a tutti e rappresentare tutti, senza estremismi o tensioni.
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Era una persona garbata e pacata, ma di certo aveva un carattere deciso e se serviva rispondere a tono a chi lo accusava, lo faceva volentieri e senza peli sulla lingua. Ma non aveva sentimenti negativi, e quando la critica musicale lo riteneva troppo conservatore e popolaresco, rispondeva con i numeri del suo successo e guardava avanti con tranquillità, conscio di essere in sintonia, nonostante tutto, con la pancia e il cuore del Paese, che ha amato le sue canzoni costantemente.
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Garbato e elegante lo è stato anche nel nel suo modo di fare televisione, mai con toni esagerati, mai al di sopra delle righe, accogliente e disponibile, perfetto per le tante trasmissioni che lo hanno visto protagonista come conduttore. Ma è con le canzoni che ha conquistato il cuore degli italiani, fin dagli esordi, quando con gli Albatros, nel 1976, conosce il suo primo vero successo, arrivando terzo a Sanremo, dopo aver esordito nei primi anni Sessanta con Toto & i Rockers, passando poi ai Toto e i Tati, suonando in piazze, teatri, balere, mettendo a frutto un talento naturale che gli aveva trasmesso il padre e che gli aveva permesso di imparare a suonare la batteria, la chitarra, la fisarmonica e il pianoforte. Come autore mette a segno subito un successo enorme affidando a Adriano Celentano la sua Soli, nel 1979, poi diventa solista e nel 1980 con Solo noi è già una star del Festival di Sanremo, dove conquista la sua unica vittoria.
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Ma è nel 1983, con L’italiano, sempre al festival di Sanremo, che diventa letteralmente un’icona della canzone popolare nazionale: quella canzone è, che piaccia o meno, uno degli “inni nazionali” alternativi, assieme a Azzurro e a Volare, con tanto di “spaghetti al dente” e “un partigiano come presidente” nel testo, è una canzone facile da mandare a memoria, leggerissima e semplice tanto da poter essere riconosciuta da chiunque come propria. Le giurie sanremesi la fecero finire quinta nella classifica finale, il voto popolare la porto al successo e la piazzò al primo posto in classifica per dieci settimane, in un tempo in cui i dischi andavano comprati e non ascoltati con un semplice clic.
In tutti gli anni Ottanta, soprattutto con Al Bano e i Ricchi e Poveri, Cutugno difende la canzone popolare più tradizionale e prevedibile, e lo fa con orgoglio e sicurezza, trionfando non solo a Sanremo (eternamente secondo) ma anche nella scena internazionale, fino a vincere l’Eurovision Song Contest nel 1990. Nel nuovo decennio trova ancora altri successi (come quello al fianco di Ray Charles a Sanremo, ennesimo secondo posto) ma si scopre anche capace conduttore televisivo, con programmi come Piacere Raiuno, Domenica in e I fatti vostri. La musica però resta la sua passione principale e anche in tutti gli anni Duemila, ha continuato a produrre e scrivere canzoni, anche per Celentano e Mina, e a tenere concerti in ogni parte del mondo. Con una grande carica umana e vitale, Toto Cutugno ha combattuto a lungo contro la malattia, sapendo comunque di essersi conquistato un pezzo di eternità con alcune canzoni che gli italiani canteranno ancora a lungo.