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Franco Migliacci e quell’urlo di Modugno che insegnò agli italiani come fare a “Volare!”

(ansa)

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Il paroliere che ha fatto la storia della canzone italiana è scomparso oggi a 92 anni
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1 febbraio 1958: gli Stati Uniti lanciarono in orbita spaziale l’Explorer 1, il primo satellite spaziale artificiale destinato a girare intorno alla Terra. Quella stessa sera, al festival di Sanremo, Domenico Modugno canta Nel blu dipinto di blu, un brano a tinte oniriche scritto dalla stesso cantante insieme a Franco Migliacci. Modugno la cantò come nessuno aveva mai fatto prima: mentre intonava Volare, allargò le braccia e urlò. Un gesto inaspettato, potente, che finì per diventare l’abbraccio ideale a un Paese che finalmente ripartiva per  seppellire le macerie della guerra. Modugno e Migliacci aiutarono l’Italia a volare, a esorcizzare la paura e la miseria, a guardare avanti con una canzone che era un inno alla vita, una storia dai contorni indefiniti (potrebbe essere una storia d’amore, ma non c’è niente di così netto da giustificare una affermazione davvero definitiva) che cambiò per sempre la storia della musica italiana diventando una carta d’ide…

1 febbraio 1958: gli Stati Uniti lanciarono in orbita spaziale l’Explorer 1, il primo satellite spaziale artificiale destinato a girare intorno alla Terra. Quella stessa sera, al festival di Sanremo, Domenico Modugno canta Nel blu dipinto di blu, un brano a tinte oniriche scritto dalla stesso cantante insieme a Franco Migliacci. Modugno la cantò come nessuno aveva mai fatto prima: mentre intonava Volare, allargò le braccia e urlò. Un gesto inaspettato, potente, che finì per diventare l’abbraccio ideale a un Paese che finalmente ripartiva per  seppellire le macerie della guerra. Modugno e Migliacci aiutarono l’Italia a volare, a esorcizzare la paura e la miseria, a guardare avanti con una canzone che era un inno alla vita, una storia dai contorni indefiniti (potrebbe essere una storia d’amore, ma non c’è niente di così netto da giustificare una affermazione davvero definitiva) che cambiò per sempre la storia della musica italiana diventando una carta d’identità per la nostra musica in tutto il mondo.

I versi di Migliacci, pare ispirati da un quadro di Chagall, divennero insieme alla voce di Modugno la colonna sonora di un mondo nuovo, più moderno, più ambizioso. Quel bisogno di modernità Migliacci non lo avrebbe mai abbandonato: intuì il potenziale esplosivo di giovanissimi destabilizzatori come Mina, Gianni Morandi, Patty Pravo, Nada, disegnò arcobaleni incancellabili per Fred Bongusto inventando la Rotonda sul mare.

Fece urlare a Eduardo De Crescendo una  disperazione d’amore inconsolabile (Ancora) e inventò per Ambra una filastrocca  ‘fluida’ (T’appartengo) che in molti non hanno mai dimenticato. Quel suo orecchio sempre teso ai rumori del mondo in continuo movimento ha fissato puntini che, una volta uniti, disegnano una piccola, grande epopea. Forse il Paese non è riuscito davvero a volare, ma la nostra musica sì. Migliacci le ha regalato un paio d’ali. 

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