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‘La notte’ di Ariete: “Sono cresciuta ma le paure ci sono ancora resto amorecentrica: amo alla follia”

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La cantautrice pubblica il nuovo disco, un lavoro intimo che racconta il più alto dei sentimenti. Poi, sarà in tour dal 17 ottobre, partenza da Bari
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Per molti la notte è un tempo sospeso, una zona franca, un luogo intimo, uno spazio aperto, un buio accogliente. Per Ariete è “un tempo in cui mi trovo bene, una dimensione intima, profonda”. Tanto da diventare il luogo delle canzoni che compongono il suo nuovo album, appunto La notte. Un album più completo, complesso, maturo dei lavori che l’hanno preceduto, che musicalmente e nei testi fa fare ad Ariete un salto di qualità. Canzoni nelle quali s’intuisce l’ambizione a fare di più e di meglio, la voglia di non essere nel mare dell’usa e getta del pop ma di essere compiutamente cantautrice e artista.

La notte è anche il frutto di una crescita rapidissima: dalla sua cameretta di Anzio ai palcoscenici più grandi d’Italia, dalle canzoni cantate agli amici ai milioni di ascolti. Sono due ragazze diverse la Arianna Del Giaccio degli esordi e la Ariete di oggi ma allo stesso tempo non sono cambiate tanto: “Arianna due anni fa era una ragazza incerta sulle…

Per molti la notte è un tempo sospeso, una zona franca, un luogo intimo, uno spazio aperto, un buio accogliente. Per Ariete è “un tempo in cui mi trovo bene, una dimensione intima, profonda”. Tanto da diventare il luogo delle canzoni che compongono il suo nuovo album, appunto La notte. Un album più completo, complesso, maturo dei lavori che l’hanno preceduto, che musicalmente e nei testi fa fare ad Ariete un salto di qualità. Canzoni nelle quali s’intuisce l’ambizione a fare di più e di meglio, la voglia di non essere nel mare dell’usa e getta del pop ma di essere compiutamente cantautrice e artista.

La notte è anche il frutto di una crescita rapidissima: dalla sua cameretta di Anzio ai palcoscenici più grandi d’Italia, dalle canzoni cantate agli amici ai milioni di ascolti. Sono due ragazze diverse la Arianna Del Giaccio degli esordi e la Ariete di oggi ma allo stesso tempo non sono cambiate tanto: “Arianna due anni fa era una ragazza incerta sulle cose che avrebbe fatto, anche se durante il lockdown qualcosa iniziava a muoversi”, dice. “Ma non c’era modo di immaginare un cambiamento così rapido per me e per le persone che mi stanno intorno. Oggi mi sento sicura, soddisfatta, come persona principalmente, e al di la di tutto sento di avere una carica nuova e tanta voglia di fare più cose possibili”.

La copertina del nuovo disco, 'La notte'

 

In che modo il cambiamento, la sua crescita, è testimoniata da questo nuovo album?
“Ho cercato di portarlo nel disco senza sfigurarmi. Musicalmente sono cambiate molte cose ma sono anche rimasta fedele alla mia sonorità, alla mia chitarra, ai suoni semplici della mia musica. So di essere cresciuta, sia nella musica che nella scrittura dei testi come nell’ascolto. È cambiato il mio modo di percepire la realtà, ho imparato a scrivere in maniera diversa. La chiave del cambiamento musicale è nel cambiamento personale. Non è tanto il successo, la discografia, la fama: è che sono cresciuta, avevo diciotto anni e ora ne ho ventuno, è un periodo importante per ogni ragazzo, nulla è come prima. Quindi neanche le mie canzoni”.

È una collezione di canzoni d’amore. Perché oggi è importante raccontare l’amore, in prima persona?
“L’argomento che tratto di più è l’amore, sia esso felice o deludente. È sempre al centro della mia vita. Amo tanto, provo affetto per tante persone, cerco di raccontare la verità di questo amore. Sono amorecentrica, è il sentimento più forte che provo, in ogni forma. Non si tratta solo dell’amore per un fidanzato o una fidanzata ma dell’amore in generale. Io sono devota all’amore come forma di espressione umana”.

La scrittura musicale si è fatta più complessa, il linguaggio è rimasto poetico e diretto. Come ha lavorato alle nuove canzoni?
“È un disco che, rispetto ai lavori precedenti, ha un filo conduttore che è proprio nel titolo La notte. In tutto il disco parlo di scenari notturni, in una maniera più intima, in un'altra più di pelle, ma in ogni situazione c’è la notte. Le canzoni sono nate così e quando il disco ha iniziato a prendere forma ho deciso che l’avrei chiamato La notte perché in undici tracce parlo solo di quello. È un disco molto ragionato, mi interessa che i sentimenti che esprimo arrivino a chi ascolta. Ho lavorato tranquilla, a maggio ho concluso tutto in America e lì ho preso ispirazione da Sufjan Stevens, maestro di canzoni intime con la chitarra. Ascoltandolo mi sono resa conto che senza tante parti strumentali inutili, addirittura senza la batteria, si riusciva a comunicare bene. Questa è la mia essenza, mi sono staccata dall’idea di dover fare un lavoro ‘discograficamente giusto’: non ho seguito mode e trend, ho raccontato solo quello che volevo”.

I suoi lavori precedenti l’hanno in qualche modo resa un simbolo generazionale. È un ruolo che le è pesato?
“Il mio album e gli ep precedenti sono stati un’enorme occasione per farmi conoscere, ovviamente sono molto legata a loro e fiera quando qualcuno che li ha ascoltati mi fa i complimenti, mi dice che si è ritrovato in quelle canzoni o cosa ha provato ascoltandole. Simbolo generazionale? Non so cosa voglia dire, sto imparando anche io a vivere. Non scrivo mai con il fine di insegnare qualcosa a qualcuno, scrivo quello che sento, e tanto mi basta”.

Ariete sul palco del Concertone, lo scorso Primo maggio

 (ansa)

C’è in questo album una canzone che la rappresenta al meglio oggi?
“Due, in verità: Caramelle e La notte. Nella prima parlo di come una casa possa diventare schiacciante e come le amicizie sbagliate possano portarti fuori strada. Le caramelle sono una metafora, come fossero delle medicine per alleggerirti quando le situazioni ti schiacciano, e a me è successo. La notte è il pezzo più intimo del disco, parlo di quello che ho maturato in questo anno e mezzo, di quelle che sono state le mie paure e che in parte lo sono ancora”.

Contrariamente a molte produzioni di oggi, non ci sono tanti ‘featuring’.
“Di feat ne ho fatti pochi rispetto a quello che avrei potuto. Voglio farli solo con persone che stimo umanamente e personalmente, ogni feat che ho fatto o è nato per una grande amicizia o per stima o per tutte e due. Motivo per il quale nell’album c’è solo Chiello. Quando si fanno le cose solo per fare streaming in più o cavalcare la cresta dell’onda, si rischia l’effetto boomerang. Non ci scambiamo figurine, ci scambiamo arte, non c’è solo lo streaming: c’è prima la musica”.

L'artista sul palco dell'Ariston all'ultimo Festival di Sanremo

 

Dal 17 ottobre partirà in tour. Come sarà? Quanto le interessa il rapporto diretto col pubblico?
“È fondamentale, io vivo per i concerti. È come se avessi un cuore artistico che batte soprattutto per salire sul palco, far divertire la gente, non deludere le aspettative. Sono una grande frequentatrice di concerti, ho fatto code di ore e ore, la fatica per stare nelle prime file, giorni passati fuori da un palazzetto. Quindi sono sensibile alle esigenze dei ragazzi, so cosa vuol dire stare dall’altra parte e amare un’artista. Mi piace far capire al pubblico dei miei live che siamo allo stesso livello, anche se io sono sul palco e loro sotto. Siamo tutti alla pari, lì, a condividere l’amore per la musica. Il tour è a tutti gli effetti il mio vero obiettivo, saranno spettacoli più grandi, con una nuova band, cinque eventi speciali ai quali tengo moltissimo”.

C’è una corsa dei giovani artisti a fare gli stadi. Non è un’arma a doppio taglio?

"Non so se ho una risposta, nel panorama musicale si cresce sempre più rapidamente, anche solo per un trend sui social. E' molto facile che oggi un artista particolarmente giovane - perché oggi è il momento di noi giovani, sono contenta di poterlo dire - diventi molto grande nella scena musicale italiana discografica. Essendoci molta richiesta si finisce per aprire luoghi molto molto grandi che probabilmente dieci anni fa nessuno avrebbe mai pensato di affidare a ragazzi di 19-20 anni. Io stessa non ho mai suonato indoor e le prime date che ho in programma saranno nei palazzetti da migliaia di persone. Questo è dovuto sicuramente al Covid, negli ultimi tre anni il mondo ha girato così velocemente che anche la musica è andata di corsa con lui. Sono scelte di percorso discografiche e musicali, io posso dire che nel mio sono molto contenta e mi basta questo”.

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