‘Madre dolore’, l’esordio da scrittore di Daniele Sanzone, dagli ‘A67 al romanzo giallo
di Gino CastaldoCi vuole vocazione per fare il commissario di polizia nel quartiere napoletano di Scampia, e Mirco Del Gaudio, il personaggio inventato da Daniele Sanzone, di vocazione ne ha da vendere, appartiene a quella famiglia di detective che si nutrono di disperazione, di fallimenti personali, ma che hanno un imperativo assoluto e categorico che li porta ad agire non tanto per tornaconto personale quanto per un profondo e ineludibile senso di giustizia.
Si intitola Madre dolore, sottotitolo “la prima inchiesta del commissario Del Gaudio” (in uscita per le edizioni Les Flaneurs), perché di dolore si tratta, delle vittime, delle vite irrisolte che fanno da contorno al delitto, dei rimpianti del commissario che è stato pugile e pugile avrebbe voluto continuare a esse…
Ci vuole vocazione per fare il commissario di polizia nel quartiere napoletano di Scampia, e Mirco Del Gaudio, il personaggio inventato da Daniele Sanzone, di vocazione ne ha da vendere, appartiene a quella famiglia di detective che si nutrono di disperazione, di fallimenti personali, ma che hanno un imperativo assoluto e categorico che li porta ad agire non tanto per tornaconto personale quanto per un profondo e ineludibile senso di giustizia.
Si intitola Madre dolore, sottotitolo “la prima inchiesta del commissario Del Gaudio” (in uscita per le edizioni Les Flaneurs), perché di dolore si tratta, delle vittime, delle vite irrisolte che fanno da contorno al delitto, dei rimpianti del commissario che è stato pugile e pugile avrebbe voluto continuare a essere, e nel disagio dei ragazzi di malavita, nella credulità di vite così insoddisfatte da cadere nelle braccia di chi per mestiere crea illusioni, che promette di parlare coi morti, in quel misto di paganesimo e religione che attraversa sempre e comunque la cultura napoletana. È la prima volta che Sanzone si avventura in un lavoro letteratura gialla dopo aver trattato musica per tutta la sua vita, con gli ‘A67 soprattutto, ed è per questo che il suo incedere alla fine è musicale, la lingua scritta è armoniosa, in fondo in fondo una melodia che di tanto in tanto si spezza rappando, e poi torna a cercare ritornelli. La storia, come racconta l’autore, nasce dall’aver incontrato quasi per caso un vero ex pugile di cui non rivela l’identità, sono diventati amici, e da questa relazione è nata l’idea del personaggio la cui personalità ruota intorno al mondo della boxe.
Ma siamo a Scampia, un territorio che l’autore conosce molto bene, e la storia diventa anche un pretesto per raccontare in modo più autentico un paesaggio urbano così speciale, al di là di stereotipi e luoghi comuni legati alle periferie. Per questo, se è vero che il delitto nei gialli è sempre l’atto che genera il disordine e la soluzione è l’atto che lo ricompone, in Madre dolore, come accade spesso nei libri di derivazione hard boiled, la soluzione è parziale, risolve il caso, ricompone l’ordine nel microcosmo legato al delitto, i colpevoli sono assicurati alla giustizia, ma la soddisfazione non può essere piena, la storia lascia amarezza e disordine sullo sfondo, perché neanche un commissario di buona volontà, può risanare un intero territorio, che invece rimane ferito, vittima di crimini diffusi e generalizzati.