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Tom Zé, da benzinaio a star: “I giovani hanno salvato il mio giornalismo cantato”

Il musicista brasiliano riceverà il premio alla carriera al Tenco
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L’Italia sta vivendo un momento di intenso tropicalismo ma in questo caso il cambiamento climatico c’entra soltanto in parte. Sono infatti appena passati da noi i tour dei due tropicalisti Caetano Veloso e Gilberto Gil e sabato prossimo, al Premio Tenco in programma da giovedì 19 al teatro Ariston di Sanremo, verrà consegnato un riconoscimento alla carriera a Tom Zé, considerato uno dei pionieri della musica di Bahia.

Ottantasette anni appena compiuti, Zé raggiunse l’apice della notorietà nel 1968 vincendo a San Paolo il festival di Tv Record, omologo brasiliano di Sanremo, con il brano São São Paulo, meu amor, omaggio alla sua città di adozione. Dopo quel grande successo, però, Zé finì in un cono d’ombra, vent’anni di oscuramento causati anche dall’ostracismo della dittatura militare nei confronti degli artisti tropicalisti. Finché, era il 1988, non venne riscoperto casualmente da David Byrne, incuriosito da Estudando …

L’Italia sta vivendo un momento di intenso tropicalismo ma in questo caso il cambiamento climatico c’entra soltanto in parte. Sono infatti appena passati da noi i tour dei due tropicalisti Caetano Veloso e Gilberto Gil e sabato prossimo, al Premio Tenco in programma da giovedì 19 al teatro Ariston di Sanremo, verrà consegnato un riconoscimento alla carriera a Tom Zé, considerato uno dei pionieri della musica di Bahia.

Ottantasette anni appena compiuti, Zé raggiunse l’apice della notorietà nel 1968 vincendo a San Paolo il festival di Tv Record, omologo brasiliano di Sanremo, con il brano São São Paulo, meu amor, omaggio alla sua città di adozione. Dopo quel grande successo, però, Zé finì in un cono d’ombra, vent’anni di oscuramento causati anche dall’ostracismo della dittatura militare nei confronti degli artisti tropicalisti. Finché, era il 1988, non venne riscoperto casualmente da David Byrne, incuriosito da Estudando O Samba, un album che in copertina, invece delle solite brasiliane in bikini, mostrava una foto con del filo spinato: “L’avevo ideata io”, ci racconta Zé, “e valeva come una richiesta di aiuto. Ero infatti sicuro di aver fatto un capolavoro e che proprio per questo non lo avrebbe ascoltato nessuno. La mia fortuna fu che la Continental mi diede la possibilità di lavorare alla copertina: puntai su un’immagine che avrebbe catturato l’attenzione, comprai del filo spinato che intrecciai a una corda di chitarra e li fotografai. Byrne si incuriosì e questo mi ha salvato, da allora ho iniziato a fare concerti in tutto il mondo”.

Come certi amori anche certe carriere non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. L’ha confermato nel ’96 anche il caso del Buena Vista Social Club, quando il chitarrista e produttore Ry Cooder riunì negli studi di registrazione Egrem dell’Avana un gruppo di incredibili artisti del son di Cuba come Compay Segundo, Ibrahim Ferrer, Rubén Gonzáles, Eliades Ochoa e Omara Portuondo. Grazie a un album di straordinario successo, Cooder li riportò sotto i riflettori dopo anni di oblìo, trasformandoli in un fenomeno internazionale: “La musica è una caccia al tesoro, tu scavi e scavi e qualche volta trovi qualcosa”, spiegò Cooder.

Anche Byrne dopo aver scavato ha trovato il suo tesoro, e così Tom Zé è diventato l’artista di punta della sua etichetta, la Luaka Bop. La carriera di Zé, che era sul punto di abbandonare la musica per ritirarsi a fare il benzinaio nella sua città di Irarà, nello stato di Bahia, ebbe così una secondo inizio: “Ascoltando la mia musica nessuno pensava che quello fosse tropicalismo, né in Giappone né negli Stati Uniti. La verità è che io ho ottenuto davvero successo in Brasile soltanto dopo averlo raggiunto fuori dei confini brasiliani, a Londra e a New York. Fino a quel momento nella capitale e a San Paolo riuscivo a sopravvivere soltanto grazie agli studenti che partecipavano ai miei concerti nelle università”.

Parlando di tropicalismo, cosa distingue la sua musica da quella di Gil e di Veloso? “Caetano non lo ammetterebbe mai ma mi disse che l’unica persona che a Bahia faceva del tropicalismo ero io”, ci spiega Tom Zé, “lui e Gilberto Gil facevano bossa nova, io invece mi occupavo della realtà quotidiana della città”. Parlando della sua musica, Zé ripete spesso questa idea di una canzone aderente alla realtà, al punto di definirla giornalismo cantato, “imprensa cantada”. E, conclude, “mentre Caetano Veloso, Gilberto Gil e Rita Lee hanno scritto canzoni che potessero essere trasmesse in radio, l’unico che si è mantenuto davvero fedele alle idee e ai precetti del tropicalismo sono stato io”.

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