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Bud Spencer Blues Explosion, il nuovo album è ‘Next Big Niente’: “Nessuna mira espansionistica: vogliamo solo divertirci”

Bud Spencer Blues Explosion, il nuovo album è ‘Next Big Niente’: “Nessuna mira espansionistica: vogliamo solo divertirci”

Cesare Petulicchio e Adriano Viterbini tornano a cinque anni di distanza dall’ultimo disco. “Abbiamo ritrovato la leggerezza e il tempo per far maturare le canzoni”

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Alla domanda se siano inciampati dentro un romanzo di William Gibson o di qualche altro profeta del cyberpunk i Bud Spencer Blues Explosion sorridono, non rispondono ma neanche smentiscono. Perché alla musica a cui ci avevano abituati - chitarra, batteria e una discreta quantità di blues - sembra successo qualcosa di simile a un incidente con qualche dimensione parallela e digitale, una passeggiata al tramonto su un ponte di Einstein-Rosen. Next Big Niente, il loro nuovo album arriva a cinque anni dall’ultimo e ha in copertina una cascata. “E’ quella di Montegelato, vicino Calcata”, dicono Cesare Petulicchio e Adriano Viterbini quasi a elidere subito il sospetto di uno scatto fotografico da un pianeta alieno e a stemperare entusiasmi interstellari.

La copertina di "Next Big Niente"

La copertina di "Next Big Niente"

 

“Ci siamo resi conto che avevamo bisogno di qualcosa di diverso che ci potesse entusiasmare. Potevamo fare un disco delta blues all’anno ma non saremmo stati bene umanamente”. E il bene i BSBE lo trovano in una nuova forma musicale che si fa più stratificata e densa ma che riesce a non perdere nulla in spontaneità ed energia. “Siamo solo diventati adulti: non è che se ti chiami Blues Explosion devi solo fare blues e devi solo fare explosion”, e se la mettono così come dargli torto. E allora l’età adulta del combo italiano passa attraverso un itinerario nel mistero. “E’ stato un processo legato all’emozione: fai delle cose senza sapere dove vai a parare. Ci è sembrata la condizione ideale per poterci divertire”.

Nelle dieci canzoni dell’album il divertimento è sinonimo di sperimentazione ed esplorazione: dalla dimensione onirica e avvincente di Medioriente o a quella che più si avvicina alla forma canzone di Come un raggio, con la voce di Umberto Maria Giardini. “Sin dal titolo abbiamo voluto trasmettere una certa voglia di leggerezza. Quando si fa un disco si patisce un po’, ci sono un sacco di aspettative. Volevamo qualcosa che ci riconciliasse con lo spirito con cui abbiamo iniziato a suonare”. Un percorso lungo 15 anni e che li ha visti diventare una delle sicurezze del rock alternativo italiano. “Ma non abbiamo mire espansionistiche, anzi. Questo disco ce lo siamo fatti da soli, prendendoci tutto il tempo a disposizione. Eliminando quello che non ci piaceva e ritornando sulle musiche che avevamo scelto fino all’ultimo secondo disponibile”.

Un nuovo approccio che deve tanto a ciò che è successo alla vita durante il lockdown. “La pandemia ci ha sicuramente segnato. Tutti mollavano la città e andavano in campagna: si ritrovava la gioia di vivere e ‘sti cazzi. Questo tipo di mentalità l’abbiamo portata nel disco”. Che se dovesse avere una canzone codice - “ma non c’è, eh” - sarebbe Stranidei. “E’ la prima in cui abbiamo riconosciuto qualcosa di nuovo. Come quando indossi per la prima volta una cravatta e ti dici: però, mica male”. Infatti: mica male il blues del prossimo futuro nella versione di Petulicchio e Viterbini. Che anche se smentiscono non eliminano del tutto il sospetto che siano appena rientrati da un viaggio in qualche altra dimesione.

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