Beatles, ecco la recensione di ‘Now and Then’, la loro ultima canzone
di Ernesto AssanteAlle 15, contemporaneamente in tutto il mondo, abbiamo potuto ascoltare una nuova canzone dei Beatles, l’ultima canzone dei Beatles, Now and Then, che esce su tutte le piattaforme di streaming e nei negozi, con un singolo che contiene anche, come è giusto che sia, la “prima” canzone dei Beatles, Love me do.
C’è poco da fare, ascoltare una nuova canzone dei Beatles oggi, nel 2023, fa un effetto strano. Perché i Beatles, nonostante non esistano più da cinquantatré anni, sono sempre qui, perché la loro musica anche se ‘ferma’ nel tempo è invece costantemente in movimento assieme a noi. Ma a differenza dei Rolling Stones, che abbiamo visto invecchiare, che sono passati attraverso fasi diverse della loro storia, i Beatles sono cristallizzati, costantemente giovani, magnificamente eterni. E noi con loro, sempre riportati alla nostra ‘età dell’oro’, quando tutto sembrava possibile, a portata di mano, persino cambiare in meglio il mondo. Now and Then rompe questa regola, ci porta nell’oggi pu…
Alle 15, contemporaneamente in tutto il mondo, abbiamo potuto ascoltare una nuova canzone dei Beatles, l’ultima canzone dei Beatles, Now and Then, che esce su tutte le piattaforme di streaming e nei negozi, con un singolo che contiene anche, come è giusto che sia, la “prima” canzone dei Beatles, Love me do.
C’è poco da fare, ascoltare una nuova canzone dei Beatles oggi, nel 2023, fa un effetto strano. Perché i Beatles, nonostante non esistano più da cinquantatré anni, sono sempre qui, perché la loro musica anche se ‘ferma’ nel tempo è invece costantemente in movimento assieme a noi. Ma a differenza dei Rolling Stones, che abbiamo visto invecchiare, che sono passati attraverso fasi diverse della loro storia, i Beatles sono cristallizzati, costantemente giovani, magnificamente eterni. E noi con loro, sempre riportati alla nostra ‘età dell’oro’, quando tutto sembrava possibile, a portata di mano, persino cambiare in meglio il mondo. Now and Then rompe questa regola, ci porta nell’oggi pur essendo di ieri, ci costringe a fare i conti con diverse assenze, quella di Lennon, quella di Harrison, quella dei Beatles, che molti di noi non percepiscono come ‘assenze’, perché la loro musica vive ancora e loro con essa.
Ascoltare Now and Then ci costringe, non volendo, a accettare che il tempo passa, che le cose cambiano, che gran parte dei nostri sogni non si sono realizzati, che tante delle nostre speranze sono state vane, che il mondo non è migliorato di molto, che noi siamo invecchiati, che i Beatles non ci sono più. Ma allo stesso tempo, incredibilmente, ci consente di poter credere, visto che i Beatles nel 2023 sono ancora qui con un brano inedito, anzi ‘nuovo’, non tutto è davvero finito, che qualcosa persiste e può rivivere, che l’eternità alla quale ci siamo consegnati con la loro musica (come con quella di Beethoven, giusto per esempio) esiste davvero, che la stiamo vivendo. Eterni, noi e loro, Now and Then, allora e adesso, per sempre.
Ed è ora, quindi, che arriva questa nuova canzone. Volendola dire tutta, non è nemmeno ‘realmente’ un brano dei Beatles, è completamente una canzone di Lennon, nella struttura, nel testo, ovviamente nel canto che è affidato al solo John. Ma sono davvero i Beatles ad interpretarla, con il loro straordinario carico di storia, di significato, di emozione, e questo cambia tutto, ci costringe ad ascoltarla in un altro modo, non solo come una ‘semplice’ canzone. E, a sentire quello che ha dichiarato Ringo, è stato emozionante anche per loro: “E’ stato molto strano, quando abbiamo iniziato a lavorarci nel 1995, che ci fossero solo tre di noi dopo tutti quegli anni e una vita intera alle spalle. È stata l’esperienza che più ci ha avvicinato ad averlo ancora nella stanza con noi, è stato davvero emozionante per tutti. È stato come se John fosse lì, capite. È fantastico”. “Ritornano in mente tutti i ricordi”, aggiunge McCartney nel documentario che ha anticipato l’uscita del singolo, “Dio, quanto sono stato fortunato ad avere quegli uomini nella mia vita, a lavorare con loro così intimamente e a creare una musica del genere”.
Si dovrebbe dire quelli di Now and Then non sono ‘veramente’ i Beatles, che si tratta di un brano solista di Lennon interpretato dal solista McCartney, mancando completamente l’interplay tra i quattro, ma sarebbe solo relativamente interessante, dato che molte canzoni realizzate dalla band quando era attiva sono state non solo scritte da uno o dall’altro componente, ma addirittura suonate senza la presenza di tutti i Beatles. Si dovrebbe dire che si tratta di un esperimento ‘in provetta’, dato che la voce di Lennon è del 1979 e la chitarra di Harrison del 1995, e addirittura i cori sono stati realizzati campionando i cori dei Beatles degli anni Sessanta, ma è altrettanto facile dire che la gran parte della musica creata dagli artisti contemporanei, oggi, adesso, è ben più ‘sintetica’ di quella che ci viene proposta dai Beatles oggi.
Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una ‘forzatura’ della volontà di due due componenti, Lennon, assassinato nel 1980, e Harrison, morto nel 2001, che non hanno deciso di portare a termine la canzone, ma è pur vero che il brano, assieme a Free as a bird, Grow old with me e Real love era contenuto in un’audiocassetta registrata a casa da Lennon, con su scritto ‘Per Paul’ che Yoko ha dato a McCartney nel 1994, e che ai primi tentativi di portare a termine il brano, nel 1995, ha lavorato anche Harrison, e le parti di chitarra che oggi sono nella canzone sono infatti ancora le sue.
Si è fatta poi qualche polemica per l’incomprensione creatasi nei giorni seguenti un’intervista di Paul McCartney alla BBC nella quale dichiarava che lui e Ringo avevano fatto uso dell’intelligenza artificiale per portare a termine il brano. Polemiche che per fortuna sono scomparse quando si è capito che l’AI usata per Now and Then è la stessa tecnologica che Peter Jackson ha usato per realizzare il mastodontico lavoro di Get Back, che gli ha consentito di ‘ripulire’ e isolare le voci di ognuno dei protagonisti, permettendo di ascoltare e non solo di vedere, cose mai ascoltate e viste prima. È la stessa tecnologia che permette a McCartney di ‘duettare’ con Lennon nei suoi concerti dal vivo. “Sulla demo di John il pianoforte era un po' difficile da sentire”, ricorda McCartney, “e a quei tempi ovviamente non avevamo la tecnologia per fare la separazione dei vari suoni”. Con l’aiuto di MAL (questo l’acronimo di Machine Audio Learning, e curiosamente anche il nome di Mal Evans, fondamentale amico e collaboratore dei quattro per tutta la loro storia) la voce di Lennon sul nastro, che era stata giudicata inutilizzabile da Harrison nel 1995, è stata isolata dal suono di pianoforte ed è stata usata come master track, dal produttore Giles Martin (figlio del ‘quinto Beatle’ George Martin e originale produttore del primo tentativo di portare a termine la canzone) e da McCartney e Ringo Starr con i loro strumenti e le loro idee musicali. Niente ‘intelligenza artificiale’ che sostituisce la creatività umana, dunque, nulla di creato dalle macchine, insomma, in “Now and Then” c’è solo musica di Lennon, McCartney, Harrison e Starr.
Una nuova canzone dei Beatles, dunque, ma le novità non finiscono qui: oltre alla ripubblicazione delle due storiche antologie beatlesiane, la ‘rossa’ e la ‘blu’, sia in versione cd che in vinile, con tanto di remix in Dolby Atmos, domani arriva anche un nuovo videoclip dei Beatles, firmato da Peter Jackson, che lui stesso descrive come una “raccolta di immagini inedite nelle quali i Beatles sono rilassati, divertenti e candidi”, realizzato utilizzando molto materiale della reunion del 1995 con Ringo, Paul e George che lavorano alla canzone, molti ‘outtakes’ di ‘Get Back’, e alcune imagini familiari di Harrison e Lennon che sono stati date al regista dal figlio di John, Sean, e dalla moglie di Harrison, Olivia. Ma anche, e soprattutto delle clamorose immagini inedite dei Beatles ai loro esordi, vestiti rigorosamente di pelle nera, che sono state date a Jackson da Pete Best, il primo batterista della band: “Lavorare a questo video mi ha caricato di ansia”, ha detto ancora Jackson, “avevo il terrore di deludere tutti. Ho iniziato con grande insicurezza, perché era il mio primo videoclip e perché non ero capace di immaginare come avrei potuto anche solo cominciare a crearne uno per una band che si è sciolta più di cinquanta anni fa, che non ha mai davvero suonato la canzone e con metà dei suoi componenti che non sono più con noi”.
Now and Then, comunque, è una bella canzone, non è uno ‘scarto’ della produzione lennoniana di Double Fantasy, album che, va ricordato, non è un disco ‘solo’ di Lennon, ma un album ufficiale di John e Yoko. Ed infatti Yoko ‘c’è’, perché è lei il soggetto del testo della canzone, ed era lei la motivazione che aveva spinto Lennon a fare un nuovo album, dopo cinque anni di silenzio e di vita ‘familiare’. È una ballata, molto sentimentale, che Lennon canta con leggerezza, ovviamente, essendo soltanto un nastro di prova registrato in casa, alla quale McCartney, con l’aiuto di Martin oggi e dall’immancabile Jeff Lynne nel 1995, ha dato un suono che seppure non è ‘beatlesiano’ fino in fondo, probabilmente si avvicina a quello che, immaginiamo, sarebbe potuto essere il suono dei Beatles nel 2023. Si, perché non c’è nostalgia, non c’è la volontà di giocare con ‘il bel tempo che fu’, c’è la voglia di fare qualcosa che non avremmo potuto nemmeno immaginare, ovvero ascoltare l’ultima canzone dei Beatles, non essendoci altri materiali di Lennon sui quali poter lavorare in futuro. L’ultima canzone, abbozzata da John Lennon quando i Beatles erano finiti da nove anni e portata a conclusione da Paul McCartney e Ringo Starr oggi, con l’aggiunta della chitarra di George Harrison registrata nel 1995, una incredibile macchina del tempo che si mette in funzione e ci porta altrove. E’ quello che ha pensato anche il figlio di John e Yoko, Sean Ono Lennon: “E’ come una capsula del tempo ed è come se tutto fosse predestinato ad essere così. È stato incredibilmente toccante ascoltarli lavorare assieme dopo tutti gli anni trascorsi dalla morte di mio padre. È l’ultima canzone che mio papà, Paul, George e Ringo hanno avuto modo di fare insieme”.