Blanco on the road: “La mia vita è un viaggio tra successo e solitudine”
di Andrea SilenziDue anni sulla ruota panoramica del successo. Vertigini e trionfi di Blanco che, tradotti in cifre, fanno 68 dischi di platino, 6 d’oro e più di 3 miliardi di stream. Ventiquattro mesi, più o meno, da ricordare e da raccontare con un road movie di poco meno di un’ora intitolato Bruciasse il cielo, che poi è anche il titolo del brano portante del doc diretto da Simone Peluso, disponibile da domani su Prime Video.
Una scelta contemporanea, questa di Blanco: un racconto per immagini, una messa a nudo (o quasi: in diverse scene appare in mutande) dove le immagini dei grandi concerti negli stadi della scorsa estate si alternano a racconti personali, confessioni, ricordi e video amatoriali degli anni dell’adolescenza: «Cerco di raccontare quello che sono, nei …
Due anni sulla ruota panoramica del successo. Vertigini e trionfi di Blanco che, tradotti in cifre, fanno 68 dischi di platino, 6 d’oro e più di 3 miliardi di stream. Ventiquattro mesi, più o meno, da ricordare e da raccontare con un road movie di poco meno di un’ora intitolato Bruciasse il cielo, che poi è anche il titolo del brano portante del doc diretto da Simone Peluso, disponibile da domani su Prime Video.
Una scelta contemporanea, questa di Blanco: un racconto per immagini, una messa a nudo (o quasi: in diverse scene appare in mutande) dove le immagini dei grandi concerti negli stadi della scorsa estate si alternano a racconti personali, confessioni, ricordi e video amatoriali degli anni dell’adolescenza: «Cerco di raccontare quello che sono, nei miei contrasti: dalla parte più divertente e leggera a quella più seria, più intima , in cui parlo dei miei dolori e delle mie paure, un po’ come faccio nelle mie canzoni».
Una scelta narrativa condivisa con tanti colleghi illustri, dalla superstar globale Taylor Swift fino a Elodie e Ligabue, tanto per fare due esempi made in Italy. Il salto mortale del ragazzo che faceva pizze e patatine fritte e si ritrova in poco tempo a officiare messe laiche davanti a un pubblico immerso nei suoi racconti, che canta in coro ogni strofa mentre lui dirige, a tratti con un reggiseno appeso sulle spalle.
Una narrazione in cui entrano gli aspetti meno visibili del suo carattere: le difficoltà degli esordi, l’amore, la solitudine, il rapporto col dolore («Porta tanta ispirazione, ci metto tempo a scrivere un brano spensierato»), l’amore per i genitori e quello per Roma e la Roma trasmessi da suo padre. Racconti intimi intervallati alle immagini di esibizioni estemporanee in alcuni luoghi insoliti di città come Venezia, Firenze, Napoli, Roma. Momenti di musica nel salotto di casa e scene di frenesia liberatoria in studio, tra urla e balli scomposti, tutta l’energia dei vent’anni. Nessuna menzione di Sanremo, né di quello vinto con Mahmood né quello scioccante delle rose, ma in compenso un paio di minzioni a fornire, forse, un quadro decisamente inedito del personaggio.
C’è anche un po’ di America, tra canyon e metropoli, compreso il vivace set di un video girato sul tetto di un palazzo. Per i fan sarà un racconto prezioso, un’immersione nel Blanco world da aggiungere alla collezione dei momenti più avvolgenti dei suoi concerti. Niente liti, niente tensioni, niente che possa sporcare l’immaginario collettivo di chi ha visto questo artista salire sul tetto di quegli stadi in cui sembra abbracciare tutte e tutti. Quei plotoni di telefonini che riempiono le platee dei suoi concerti hanno bisogno di storie da ricordare. Qui c’è molto di ciò che cercano.