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Teodor Currentzis: “Fare musica classica è come fare l’amore, servono fuoco e estasi”

Eccentrico, punk e bravissimo il maestro amato dai giovani arriva in Italia per un tour
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L’incontro avviene a Roma, in un hotel del centro, davanti a un bicchiere di vino. Il direttore d’orchestra Teodor Currentzis ha un basco sulle ventitrè e un faccino liscio da putto. “Stare in Italia è una gioia”, confessa nell’intervista esclusiva e assai macchinosa da realizzare (ritardi, perplessità, obbligo di non parlare di politica e specialmente di Russia). “Sono felice del tour europeo col mio gruppo Utopia”, racconta, “che include due tappe italiane, Brescia il 20 novembre e Roma per Santa Cecilia il 22, col Concerto per violino di Brahms (solista Barnabás Kelemen) e la Quinta Sinfonia di Ciaikovskij. Conoscerò la grande sala dell’Auditorium nel Parco della Musica. Mi dica, è vastissima? Voglio dare intimità allo spettatore. Accorciare le distanze. Scaldarle”.


Al di là dei timori sull’entità dello spazio, sarà confortato dal sapere che questa sua prima apparizione romana è uno degli eventi musicali più attesi del ‘23. Il fatto è che l’eccentrico maestro greco (nato ad Atene n…

L’incontro avviene a Roma, in un hotel del centro, davanti a un bicchiere di vino. Il direttore d’orchestra Teodor Currentzis ha un basco sulle ventitrè e un faccino liscio da putto. “Stare in Italia è una gioia”, confessa nell’intervista esclusiva e assai macchinosa da realizzare (ritardi, perplessità, obbligo di non parlare di politica e specialmente di Russia). “Sono felice del tour europeo col mio gruppo Utopia”, racconta, “che include due tappe italiane, Brescia il 20 novembre e Roma per Santa Cecilia il 22, col Concerto per violino di Brahms (solista Barnabás Kelemen) e la Quinta Sinfonia di Ciaikovskij. Conoscerò la grande sala dell’Auditorium nel Parco della Musica. Mi dica, è vastissima? Voglio dare intimità allo spettatore. Accorciare le distanze. Scaldarle”.


Al di là dei timori sull’entità dello spazio, sarà confortato dal sapere che questa sua prima apparizione romana è uno degli eventi musicali più attesi del ‘23. Il fatto è che l’eccentrico maestro greco (nato ad Atene nel ‘72) è oggi il campione del podio più bersagliato dai riflettori dei media e più caro ai giovani. Premesso che è un musicista originale e intenso, a volte la messianicità esibizionistica del personaggio ha sovrastato la sua genuina bravura. Se per un verso ottiene successi clamorosi, per un altro c’è chi non sopporta i suoi look rockettari (giacche di pelle punk, stivali stringati), i suoi riti dispotici (nel ’19 a Milano impose di non applaudire mai) e il gusto per dichiarazioni come questa: “Sostenere che la classica è rilassante è come pensare di far l’amore senza orgasmo”. In musica è necessario “il duende, ovvero il fuoco e l’estasi”. Può sembrare mitomane quando afferma: “Segnalo la trascendenza e la spiritualità nell’arte”. Eppure Currentzis imprime al concerto il senso di un raduno caldo e travolgente, che genera un’identificazione autentica coi monumenti del passato.


Maestro: ci parli della sua nuova orchestra, Utopia.
“Un mio vecchio sogno s’avvera: raccogliere musicisti entusiasti e visionari, estranei alla routine che uccide i sentimenti. Formano Utopia interpreti provenienti da varie orchestre internazionali e sono tutti solisti. Bravi e sensibili, uniti dall’amicizia. Alcuni appartengono a quartetti leggendari. Contiamo una trentina di nazionalità e in Italia suoneranno 120 elementi. Chiedo loro slancio umano e una passione immune dai sistemi cinici che rendono la musica standardizzata. Odio il suono “global”. Sperimentiamo con la dedizione che ha un piccolo ensemble o un musicista che fa performance individuali”.


Dove lavorate? Chi vi sovvenziona? E lei dove vive adesso? È stato in Russia molto a lungo.
“La residenza per le prove è il Funkhaus Berlin, dove incidiamo anche dischi. Utopia è indipendente dalle istituzioni e si finanzia coi tour e gli sponsor. Io abito in parte a San Pietroburgo e in parte a Stoccarda, dove conduco la SWR Symphonieorchester. È rimasta in Russia la sede della mia orchestra MusicAeterna, che fondai nel 2004 quando guidavo l’Opera di Novosibirsk. Lì ho creato rivoluzioni, con l’uso di strumenti antichi e altro, instaurando un progetto di vita comunitario. Pareva idealistico e invece fu raggiunto concretamente. Ma insorsero problemi con la politica e nel 2011 ci siamo spostati a Perm, dove abbiamo vissuto un’altra fase generosa di scoperte e innovazioni”.

Denis Konovalov (c) photographer 


Immaginiamo che la guerra abbia sconvolto tutto. Però non si può parlare con lei di politica, giusto?
“I medici e i musicisti non devono avere opinioni politiche”.

Come mai ha stabilito un rapporto tanto forte con la Russia?
“Ci giunsi nei primi anni Novanta ed era un bel momento. In Europa dominava l’estetica high-tech mentre io cercavo fantasia, intuizioni ed emozioni. Le donne in Russia s’intrecciavano ancora i capelli e gli uomini discutevano in cucina sull’ordine mondiale ideale. La gente credeva negli angeli e circolava lo spirito del romanticismo. Soprattutto andai in Russia per studiare con un insegnante mitico, Ilya Musin”.

Denis Konovalov (c) photographer 

Perché è divenuto direttore?
“Aspiravo alla composizione, ma poi mi sono accorto di scorgere nelle partiture cose che altri non vedono. Spazi paradisiaci di cui desideravo condividere la bellezza. Dirigendo un concerto prendi per mano una persona, apri una porta magica e la conduci in una dimensione parallela che possiede un piccolo specchio di paradiso”.


Qual è il motivo per cui i giovani l’adorano?
“Sentono che non imbroglio. Ho un’energia reale. Bisogna concedersi senza risparmio. Fare musica dev’essere ogni volta una questione di vita o di morte”.

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