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Fulminacci: “Ecco il mio album esagerato, cercando un’altra hit”

Il cantautore romano ha pubblicato ‘Infinito+1’. Le collaborazioni con i Pinguini Tattici Nucleari e con Giovanni Truppi
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Un album di canzoni sull’arte dello scrivere canzoni. E insieme un cantautore che non smette di riflettere sul proprio lavoro. Nel nuovo disco di Fulminacci c’è tutto questo ma Infinito+1 è innanzitutto un piacevole viaggio tra dieci brani che ora vogliono farsi ascoltare, ora chiedono di farsi scoprire. Giunto al terzo lavoro, in cui duetta con i Pinguini Tattici Nucleari e con Giovanni Truppi, il cantautore romano dimostra la maturità raggiunta, una crescita che non è sfuggita al pubblico tanto che il 13 aprile del prossimo anno Fulminacci terrà a Roma il primo dei suoi concerti nei palasport.

Come definirebbe Infinito+1 rispetto ai suoi due precedenti?

“Un album esagerato in entrambe le mie due direzioni, la prima che punta verso brani più personali e di stampo più classico, la seconda che risponde all’esigenza di fare cose dichiaratamente pop e frizzanti. Io sono entrambe le cose, e con questo album mi sento di averlo ammesso ufficialmente”.

In quasi tutti i brani del disco lei sembra riflettere proprio sulle canzoni e sulla ricerca della hit, un’idea che un po’ l’accompagna e un po’ la perseguita.

“In realtà non scrivo con la pressione di fare qualcosa che abbia un successo planetario, però riconosco che un brano che arriva a tante persone non ha per questo meno valore, anzi ha certamente dei pregi e può essere anche bello. In realtà si può pensare che questa idea mi perseguiti solo per Ragù, in cui con un po’ di ironia dico: ‘Devo scrivere una hit che non è una hit, sì, per non fare passi indietro e neanche in avanti, e non perdere quel poco di pubblico generalista che mi sono conquistato negli anni’”.

Sarebbe una novità per lei.

“Certo, infatti nel brano mi calo nel ruolo di un cantautore che vuole vendere il più possibile e rifletto su come possa, uno che come me si è fatto conoscere con le parole e, per parlare una lingua sanremese, abbia vinto il premio della critica, convincere le radio e la maggioranza di chi ascolta. L’obiettivo è scrivere per entrambi i pubblici ma forse è irrealizzabile”.

Nell’album c’è una potenziale hit?

“Secondo me il brano che più si avvicina a una hit è Baciami baciami. Ma io fatico a definire le mie cose e non so che destino avranno. Infatti, non avrei mai scommesso su Tommaso che è, credo, il mio brano più ascoltato. Ma Baciami baciami ha un taglio pop e una spinta che può convincere un pubblico più largo, rispetto ai miei fan più stretti”.

Alcune canzoni si potrebbero definire classicamente d’autore, come La siepe e Simile, che ricorda un po’ la progressione armonica della Donna cannone.

“Me lo hanno già detto, ma quando l’ho scritta non me ne rendevo conto. Comunque si basa su una progressione di accordi piuttosto standard della canzone, e ci si possono cantare miliardi di brani. E questo capita in tutti i generi musicali. Visto che però non si può parlare di plagio, la notazione della somiglianza la prendo come un complimento, è un onore”.

Sul finale di La siepe si ascolta una tromba, ma potrebbe anche essere una voce trattata.

“È un kazoo che ho suonato io, una via di mezzo tra uno strumento a fiato e la voce, perché per farlo suonare ci devi cantare dentro. Il fatto è che avevo in testa quel tema melodico e mi sono detto che soltanto io l’avrei potuto realizzare con quelle sfumature. Poiché non so suonare la tromba, mi sono dovuto accontentare del kazoo. Mi fa piacere parlare di questo brano perché parla molto di me e delle mie esperienze”.

La copertina di 'Infinito+1'

 

Perché nel titolo ha voluto il paradosso Infinito+1?

“Perché in tutto ciò che ho scritto c’è un filo rosso: il disagio di non riuscire a concepire l’infinito e ciò che non ha limiti. Ogni brano di questo disco è stato scritto partendo da questo presupposto, è un concetto ombrello. Il titolo viene anche da quel battibecco infantile che ho inserito nel teaser del disco, quando per dire il numero più grande e la cosa più rassicurante si aggiunge ‘più uno’ all’infinito, insensato ma rassicurante per potere convincersi a vivere. Avevo bisogno di riconnettermi con quel bambino lì”.

Come sono nate le collaborazioni con i Pinguini e con Giovanni Truppi?

“Nella scelta si ripete lo stesso dualismo che attraversa il disco, di cui parlavo prima. Il motivo per cui li ho voluti è che sono due artisti completamente diversi ed estremamente distanti tra loro, qualcuno direbbe opposti, tanto che sarei curioso di sapere quanto pubblico in comune hanno. Però sono due facce del mio gusto: tutti e tre abbiamo come riferimento il cantautorato italiano”.

Non vuole essere una critica negativa ma Occhi grigi con Giovanni Truppi suona sgangherata, come registrata in presa diretta e lasciata così com’era venuta alla prima.

“È assolutamente così. L’abbiamo realizzata in due fasi, prima nello studio di Giovanni, in cui abbiamo iniziato a scrivere, e poi nello studio del produttore okgiorgio. Abbiamo deciso di tenere le prime registrazioni perché quel pezzo non puntava ad essere confezionato ma di restare puro, anche perché rispetto al pezzo con i Pinguini gioca in un altro campionato. Questo è un disco che può stupire ma anche dividere”.

Tornerebbe a Sanremo?

“È una trasmissione che amo sia come spettatore che come cantante in gara. Mi ha dato tante soddisfazioni e, anzi, posso dire che mi ha anche un po’ cambiato la carriera. Un’esperienza che rifarei volentieri”.

Il 13 aprile del 2024 per lei ci sarà una bella novità: il primo concerto in un palasport, a Roma.

“Il famoso grande passo, quel giorno farò il mio primo palasport. Ad alcuni può apparire scontato, perché ormai questo sembra l’iter di tutti, per me invece non lo è affatto e anzi ciò che succede mi sembra incredibile, io resto ancora estremamente connesso a ciò che ero prima di diventare un cantautore. Finora mi sono esibito al massimo di fronte a 3 mila spettatori, in alcune città ora la richiesta è per due serate, ai palazzetti ci sono insomma arrivato per gradi e in modo naturale. Per un artista è bellissimo avere l’approvazione del pubblico”.

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