Andrea Bocelli all’Onu: “Il mondo è una polveriera, dalla violenza si esce tutti sconfitti. Il sogno è un esercito che combatta solo per la pace”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – "L’Italia, con la sua bellezza, ha ancora un ruolo fondamentale per salvare il mondo caotico in cui viviamo". Andrea Bocelli non è un ingenuo, non si illude che la musica possa diventare "il farmaco per guarire tutti i mali gravi da cui siamo afflitti". Però parlando con Repubblica a margine dell’evento "Empowering Youth through Music", dove la Missione italiana all’Onu ha ospitato la sua Fondazione per discutere le migliori pratiche nell’educazione dei giovani, rivendica il proprio ottimismo: "Dostoevskij ripeteva che "la bellezza salverà il mondo" e io continuo a crederci".
Nel suo intervento al Palazzo di Vetro ha citato Catone l’Uticense, che sconsigliava al governo di far ascoltare la musica ai soldati. Perché?
"Un po’ per scongiurare le false illusioni su quello che possa realmente fare la musica. Non è un farmaco potente in grado di guarire tutti i mali gravi di cui è ammalato questo mondo, non è un cortisone o un antibiotico. E’ una cura preventiva, però. Questo sì.…
NEW YORK – "L’Italia, con la sua bellezza, ha ancora un ruolo fondamentale per salvare il mondo caotico in cui viviamo". Andrea Bocelli non è un ingenuo, non si illude che la musica possa diventare "il farmaco per guarire tutti i mali gravi da cui siamo afflitti". Però parlando con Repubblica a margine dell’evento "Empowering Youth through Music", dove la Missione italiana all’Onu ha ospitato la sua Fondazione per discutere le migliori pratiche nell’educazione dei giovani, rivendica il proprio ottimismo: "Dostoevskij ripeteva che "la bellezza salverà il mondo" e io continuo a crederci".
Nel suo intervento al Palazzo di Vetro ha citato Catone l’Uticense, che sconsigliava al governo di far ascoltare la musica ai soldati. Perché?
"Un po’ per scongiurare le false illusioni su quello che possa realmente fare la musica. Non è un farmaco potente in grado di guarire tutti i mali gravi di cui è ammalato questo mondo, non è un cortisone o un antibiotico. E’ una cura preventiva, però. Questo sì. Lo sapeva Catone, che raccomandava al governo di non farla ascoltare ai soldati, perché addolcisce l’animo e quindi rende un soldato meno adatto alla guerra. Siccome noi sogniamo, auspichiamo, un esercito di soldati che combattano per la pace, con strumenti di pace, in questo senso la musica può senz’altro rappresentare uno strumento importante".
Viviamo un’epoca di guerre e instabilità. Come artista che gira il mondo, si è fatto un’idea delle cause di questa rabbia?
"Il bene e il male si combattono da sempre. Ci sono parabole, come nell’economia, dove si passa da momenti di maggior stabilità e pace a momenti di conflitto. E’ nella logica delle cose, l’uomo è fatto così. Ma chi è ottimista come me, spera e crede che il bene trionferà sempre sul male. Se ci sforziamo di guardare le cose da un punto di vista un po’ diverso, per parlare un po’ fuori dal coro in questi giorni in cui gli orrori della guerra arrivano nelle nostre case attraverso i mass media, inorridendoci e rattristandoci, forse dovremmo anche pensare che nel pianeta siamo più di 7 miliardi di esseri umani, e la percentuale di persone coinvolte nei conflitti è sostanzialmente abbastanza bassa. Il mondo oggi è una polveriera, con arsenali nucleari e armi molto potenti un po’ ovunque: se il male trionfasse sul bene, a quest’ora la Terra sarebbe saltata in aria. Invece la vita continua e in tante zone del pianeta prospera. Siccome io credo che l’uomo sia fondamentalmente un essere intelligente, penso capirà pian piano che ogni litigio, ogni violenza, altro non è se non un incidente intellettuale grave, dal quale usciamo tutti sconfitti. Dovremmo capirlo da quando siamo bambini a scuola e ci battiamo, e il più forte picchia il più debole, per poi riprenderle da un altro più forte. Alla fine le prendiamo tutti, quando si sarebbe potuto evitare, restando in pace. Sono cose che la scuola dovrebbe iniziare ad insegnare facendo educazione e cultura seria, meritocrazia, spiegando che la generosità è intelligenza".
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L’Onu serve ancora per evitare questi fallimenti intellettuali?
"E’ domanda troppo complessa. Rispondo dicendo che io credo nell’uomo. Sa essere malvagio e cattivo, ma fondamentalmente resta un essere intelligente e pensante, e capisce la convenienza del bene. Il problema è che ci arriviamo troppo lentamente. Potremmo farlo molto più in fretta, questo sì. Però se pensiamo a cosa era la nostra Europa nel Medioevo, quando si combatteva tra campanili e ci assalivamo di notte di casa in casa, il mondo è molto cambiato. Allora c’è anche speranza. Certo, oggi le armi sono più terribili e pericolose, ma proprio perciò potremmo andare anche molto peggio. Questo non deve farci sentire contenti di quanto accade, ma aiutarci a capire che possiamo farcela".
L’Italia, con la sua storia e cultura, può avere ruolo centrale per riportare alla ragionevolezza?
"L’ha sempre avuto e lo avrà sempre. Geni come Leonardo, Dante, Michelangelo, hanno regalato al mondo capolavori che nei cervelli pensanti fanno riflettere, e creano quella bellezza che secondo Dostoevskij salverà il mondo. Lo faceva ripetere al protagonista dell’Idiota, uno dei suoi capolavori. Non la bellezza di un volto, un vestito o un orologio, ma la bellezza delle cose che ti allargano il cuore".
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La sua Fondazione, protagonista dell’evento "Empowering Youth through Music" all’Onu, lavora soprattutto sui giovani: quanto è importante, nel caos di oggi, aprire le loro menti?
"E’ assolutamente fondamentale, perché le guerre poi non le fanno i vecchi. I vecchi tutt’al più le ordinano, ma poi le combattono i giovani. Bisogna formare dei ragazzi a scuola che si rifiutino di fare la guerra, perché è una sciocchezza clamorosa, aldilà dei suoi orrori. E’ un incidente intellettuale mostruoso".