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Tra barbarie e veleni la buona musica c’è e si sente (dal vivo)

Fine anno e bilancio positivo per le uscite discografiche 2023: dal fenomeno Taylor Swift ai Blur. In Italia possiamo contare su Calcutta, Colapesce Dimartino, Baustelle e Motta
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Siamo nel guado. Siamo nel bel mezzo della più profonda e radicale rivoluzione del sistema musicale avvenuta da decenni a questa parte. Un cambiamento epocale di cui nessuno conosce l’esito, e se qualcuno oggi pretende di dirvi come sarà, anche solo tra due anni, mente, oppure semplicemente si illude di capire una complessità ricca di imprevedibili sviluppi.

Ma siamo a fine anno e viene comunque voglia di pesare, di fare bilanci, e allora proviamo a capire quello che abbiamo oggi: una vaga sensazione di barbarie, un impoverimento generale dovuto soprattutto alla prevalenza dello streaming, una musica diventata per vocazione quasi esclusivamente intrattenimento, tanto veleno polemico e potremmo continuare. Ma del buono c’è, c’è sempre per nostra fortuna e allora proviamo a viaggiare nei pensieri positivi della musica di questo 2023.

Dall’America ci sono arrivate molte belle cose al femminile, ed è un ottimo segno cons…

Siamo nel guado. Siamo nel bel mezzo della più profonda e radicale rivoluzione del sistema musicale avvenuta da decenni a questa parte. Un cambiamento epocale di cui nessuno conosce l’esito, e se qualcuno oggi pretende di dirvi come sarà, anche solo tra due anni, mente, oppure semplicemente si illude di capire una complessità ricca di imprevedibili sviluppi.

Ma siamo a fine anno e viene comunque voglia di pesare, di fare bilanci, e allora proviamo a capire quello che abbiamo oggi: una vaga sensazione di barbarie, un impoverimento generale dovuto soprattutto alla prevalenza dello streaming, una musica diventata per vocazione quasi esclusivamente intrattenimento, tanto veleno polemico e potremmo continuare. Ma del buono c’è, c’è sempre per nostra fortuna e allora proviamo a viaggiare nei pensieri positivi della musica di questo 2023.

Dall’America ci sono arrivate molte belle cose al femminile, ed è un ottimo segno considerando che uno dei mali che affliggono il mondo musicale è l’eccessiva prevalenza di uomini. Il fenomeno più macroscopico, impressionante almeno da un punto di vista numerico, è quello di Taylor Swift, ma ci sono poi dischi belli a partire da Did you know that there’s a tunnel under Ocean Blvd di Lana Del Rey, magnifica come sempre e anche spiazzante considerando il suo singolo appena uscito, Take me home country roads, cover di un pezzo di John Denver di 50 anni fa diventato uno degli inni ufficiali della West Virginia. Strano, ma vero.

Reuben Bastienne-Lewis 

Dall’Inghilterra sono arrivate alcune solide affermazioni da parte di grandi vecchi, quasi una reazione al caos della musica di ultima generazione, a partire da Peter Gabriel con i/o, 21 anni dopo il precedente, orgogliosamente antico, del tutto indifferente a tutto quello che accade intorno. Un disco d’altri tempi, non privo di fascino. D’altra parte il 2023 è stato l’anno di Damon Albarn, uscito prima con l’incarnazione Gorillaz, disco intitolato Cracker island e poi in estate con una strepitosa riedizione dei Blur col bellissimo The Ballad of Darren. Se per questo sono usciti, a caccia di record, anche i Rolling Stones, ma lasciamo la cosa al libro dei primati, e stendiamo un velo sulla rilettura personale di Dark side of the moon di Roger Waters.

Ovviamente questo vale per il mainstream. Sotto le acque del mercato pop si muove tanta bella musica ma poco conosciuta. Segnaliamo a titolo esemplificativo, i dublinesi Lankum per l’audacia della loro rivisitazione dei codici del folk. Anche in Italia, mentre l’anno si chiude discutendo di culi contrapposti alla qualità musicale, cercando violenza e sessismo nei testi trap, cose buone ne sono successe, al di là della conferma di Guccini che ha replicato su disco il suo ritorno alla musica attiva, possiamo contare in questo scorcio finale d’anno sui dischi di Calcutta, Relax, e Colapesce Dimartino, Lux Eterna Beach, belli, originali, modernissimi, esempi luminosi di pop di alto livello. Nel corso dell’anno sono usciti buoni dischi di Vinicio Capossela, dei Baustelle, Motta e altri, oscurati dal chiasso dell’urban pop e delle classifiche quasi totalmente condizionate dalla velocità effimera dello streaming. Ma anche in quella zona vale la pena segnalare le cose migliori, vedi Madame, Geolier, ma in fondo anche lo strapotere del successo di Tedua con la sua Divina Commedia è significativo. Una menzione a parte la merita Daniela Pes, che con la sua audacia da cantautrice ispirata ha addirittura inventato una sua lingua personale per raccontare il suo mondo, in un disco da non perdere intitolato Spira.

@kimberley ross 

Dove la musica continua a trionfare è nei concerti dal vivo, quasi come fosse un mondo separato da quello discografico. I guadagni importanti vengono soprattutto da lì, è un mondo aperto e variegato, c’è di tutto e per tutti i gusti, come del resto dovrebbe essere sempre, e vanno talmente bene che già si possono comprare i biglietti per spettacoli che si svolgeranno l’estate prossima o addirittura in autunno. La musica dal vivo è diventata un’attività che va programmata con molti mesi d’anticipo. Volendo, può essere considerata un’altra aberrazione, un’altra di quelle componenti che stanno trasformando abitudini e comportamenti legati alla musica. La scusa è che poi se uno dovesse avere un impegno improrogabile può comodamente rivendere il biglietto a chi non ce l’ha. Sarà pur vero ma continua a sembrare una forzatura. E non è il più rilevante dei cambiamenti.

A essere cambiata profondamente è la natura stessa del rapporto che abbiamo con la musica. Quella che una volta rappresentava uno dei momenti essenziali della nostra formazione, oggi è diventato un accessorio, un elemento di gran lunga più marginale, e tutto il resto è conseguenza di questo. Se la musica è un accessorio non indispensabile, perché preoccuparsi tanto della qualità? E invece è proprio da qui che si deve ripartire.

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