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Geolier in cattedra? La canzone napoletana ha sempre fatto scuola

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La questione del rapper a Sanremo e poi l’invito dell’Università di Napoli continua a generare polemiche e commenti impropri. Dimenticando Caruso, Pino Daniele e Lucio Dalla
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Niente, non c’è verso, la questione Geolier continua a generare polemiche e commenti impropri. Perfino l’economista Carlo Cottarelli si è scomodato per chiedersi se sia giusto invitarlo all’Università di Napoli. Prima di farsi domande inappropriate bisognerebbe ricordare almeno alcune cose basilari.

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A proposito della presunta volgarità o inadeguatezza del linguaggio del pezzo del rapper napoletano, ricordiamo che Pino Daniele, citato spesso, e giustamente, come esempio di sommo poeta del dialetto, non disdegnava affatto tuffarsi nel linguaggio più triviale possibile, quello di strada, che conosceva benissimo, e anch…

Niente, non c’è verso, la questione Geolier continua a generare polemiche e commenti impropri. Perfino l’economista Carlo Cottarelli si è scomodato per chiedersi se sia giusto invitarlo all’Università di Napoli. Prima di farsi domande inappropriate bisognerebbe ricordare almeno alcune cose basilari.

Geolier e la vittoria di Angelina Mango: "Siamo del 2000, è bellissimo. Non poteva andare meglio"

A proposito della presunta volgarità o inadeguatezza del linguaggio del pezzo del rapper napoletano, ricordiamo che Pino Daniele, citato spesso, e giustamente, come esempio di sommo poeta del dialetto, non disdegnava affatto tuffarsi nel linguaggio più triviale possibile, quello di strada, che conosceva benissimo, e anche solo nel disco considerato il suo massimo capolavoro, ovvero Nero a metà, c’è da scegliere: in A me me piace o blues ascoltando bene appare un aulico “tengo 'a cazzimma e faccio tutto quello che mi va” e poco dopo “aiza 'o vraccio 'e cchiù per nun te fa ‘mbruglia' e dalle 'nfaccia senza te ferma”. E poi in Musica musica addirittura si abbandona a un verso che non ammette equivoci: “pecchè si' nu figlio 'e bucchino” e non credo serva tradurre. Così tanto per dire che all’artista è concesso tutto, quello che conta è il risultato.

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La grandezza di Pino era anche nel saper oscillare tra versi struggenti e dialoghi di popolo. Sulla legittimità della presenza al festival di Sanremo c’è addirittura da sorridere. Perché mai dovrebbe essere un problema è davvero incomprensibile. Primo non dovremmo mai dimenticare che il dialetto, tutti i dialetti, sono una risorsa della nostra cultura, e non un problema. In più la canzone napoletana non è una qualsiasi canzone dialettale, con tutto il rispetto per le altre e detto senza alcuna forma di campanilismo, la canzone napoletana esiste da molto più tempo che si definisse una identità della canzone italiana.

La canzone napoletana è stata “la” canzone italiana, nel nostro Paese e nel mondo. Te vojo bene assai, una delle più belle e più celebri, fu scritta nel 1839, ancora prima dell’Unità d’Italia, O sole mio è del 1900, e così per tanti altri classici. Enrico Caruso ne incise in quantità e le diffuse nel mondo.

Se poi all’Università di Napoli invitano Geolier a tenere una lezione, sembrerebbe solo un’opportunità per entrare nel linguaggio giovanile e cercare di capirci qualcosa. Infine, per tornare al festival della canzone, rivoltiamo il punto di vista e proviamo a immaginare. Ci troviamo nel 1986, Lucio Dalla scrive Caruso, che contiene una parte in dialetto (di cui Lucio detto per inciso era follemente innamorato) e, mettiamo il caso avesse deciso di presentarsi al festival. Chi di voi avrebbe avuto il coraggio di dirgli no, appellandosi a un regolamento totalmente inadeguato?

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