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Mr. Rain: “Devo imparare a gestire il tempo per dedicarlo alle cose importanti. Nel mio disco c’è Sangiovanni: capisco il suo bisogno di fermarsi, non siamo macchine”

(ansa)
E’ uscito ‘Il pianeta di Miller’, il nuovo album del cantautore di ‘Due altalene’. Dal festival di Sanremo al tour sold out, una vita da artista in lotta con l’ansia
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Il pianeta di Miller è il mondo fatto completamente di acqua di cui si parla nel film Interstellar. Appassionato di pioggia tanto da poter scrivere le sue canzoni soltanto quando il cielo è carico di nuvole, Mr. Rain l’ha voluto come titolo del suo nuovo album, appena uscito. “Ci ho messo il cuore”, dice Mattia Balardi, 32 anni, 19 dischi di platino e 7 dischi d’oro, che oltre al pezzo con il quale si è presentato in gara a Sanremo, Due altalene, ha voluto nel disco anche un riferimento al recente tour. “E’ in Figli della notte, la canzone che ho scritto per i miei fan, ho inserito le voci del mio primo concerto al Forum, è stato anche un esperimento”.

Il titolo arriva dal film Interstellar.

“Sì, è il mio film preferito i…

Il pianeta di Miller è il mondo fatto completamente di acqua di cui si parla nel film Interstellar. Appassionato di pioggia tanto da poter scrivere le sue canzoni soltanto quando il cielo è carico di nuvole, Mr. Rain l’ha voluto come titolo del suo nuovo album, appena uscito. “Ci ho messo il cuore”, dice Mattia Balardi, 32 anni, 19 dischi di platino e 7 dischi d’oro, che oltre al pezzo con il quale si è presentato in gara a Sanremo, Due altalene, ha voluto nel disco anche un riferimento al recente tour. “E’ in Figli della notte, la canzone che ho scritto per i miei fan, ho inserito le voci del mio primo concerto al Forum, è stato anche un esperimento”.

Il titolo arriva dal film Interstellar.

“Sì, è il mio film preferito in assoluto, ho scelto di farlo perché intanto il pianeta di Miller è un pianeta composto completamente d’acqua quindi perfettamente in linea con il mio nome d’arte e il fatto che io scrivo soltanto nei giorni di pioggia. E poi perché spesso mi sento esattamente come il personaggio di Cooper, viaggio a un tempo diverso rispetto al resto del mondo ed è come se per anni fossi stato proiettato nel futuro e questo non mi abbia permesso di rallentare il tempo e gustarmi ogni tappa, dedicando la giusta attenzione alle persone che amo”.

Ha deciso di cambiare strada?

“E’ una promessa che mi sono fatto, in questo mondo che va così veloce devo imparare a gestire il tempo e a dedicarlo alle cose che contano veramente, anche nella mia vita privata”.

Colpisce il cambio di passo, rispetto alle sue ballate, del pezzo Immortali.

“In questo disco a differenza dei miei dischi precedenti ho cercato di divertirmi sperimentando e cambiando molto le sonorità, ogni canzone è come se fosse un pianeta singolo e a sé stante, il disco più vario, un’apertura verso un futuro pieno di sperimentazioni nei prossimi dischi. In particolare, Immortali è la canzone per la quale sono uscito di più dalla mia comfort zone”.

Nell’album c’è La fine del mondo, il duetto con Sangiovanni che dopo il Festival ha annunciato il ritiro.

“Sangio è un mio grandissimo amico, ho fatto un anno in giro con lui per la promozione del singolo che è in questo album. Credo che abbia fatto la cosa migliore del mondo, per giunta con un atto di grandissimo coraggio facendolo pubblicamente e annunciandolo in una conferenza stampa. Anch’io ho preso la stessa decisione nel 2019, quando mi sono allontanato da tutti, dalla musica e anche dalla mia famiglia, per più di un anno. Ne sono uscito scrivendo Fiori di Chernobil e cominciando un percorso per preservare il mio benessere, sia mentale che fisico”.

La copertina di 'Il pianeta di Miller' 

Come ci si sente in quella presa di distanze?

“Credo che il suo non sia stato un atto semplice, ammettere che ora non mi sento bene e ho bisogno di un aiuto e per farlo ho bisogno di fermare tutto per dedicare del tempo a me come persona. Io gli sono vicino, per lui scalerei le montagne, se ne ha bisogno”.

Ansia, depressione: lei come ne è uscito?

“Ho seguito una terapia, ci ho lavorato su e continuo a lavorarci, sono ancora seguito ma personalmente uso anche la musica come terapia, per non avere più paura di mostrare di essere come sono, pieno di paure, e con la mia fragilità”.

Poi sono arrivati per lei i due Festival.

“I due Sanremo per me sono stati molto importanti, mi hanno insegnato che non sono più solo: con Supereroi ho portato su quel palco un pezzo enorme e molto privato di me. E dal giorno successivo alla prima serata, mi è arrivato tanto amore da tante persone che mi hanno fatto sentire più compreso. Il Festival mi ha fatto crescere, è stata una parte della terapia”.

Nel nuovo disco lei fa un chiaro riferimento all’ansia e alle benzodiazepine che ha usato.

“Ho avuto una vita molto travagliata, la prima volta che sono andato da uno psicologo avevo 7 o 8 anni, per me non è una cosa nuova, dunque. Ho fatto più terapie e di conseguenza ho più ricordi da mettere nei miei pezzi. In passato c’è stato anche quello, le benzodiazepine contro l’ansia. Ora non più, sto facendo un percorso diverso e più giusto per me, ora sono una persona diversa rispetto a 10 o 15 anni fa, ogni cosa al suo tempo”.

Un consiglio a Sangiovanni?

“Di confidarsi con la persona con la quale si sente più al sicuro e di non avere paura di mostrarsi fragile. Io l’ho capito dopo tanti anni, lui è più giovane e quindi ha avuto più coraggio, io alla sua età non sarei stato in grado di farlo, avevo paura anche di quello, mi ero chiuso in me stesso, sono veramente felice che lui abbia trovato il coraggio di farlo. Viviamo in una società, in particolare nel mondo della musica, in cui siamo sottoposti a forti pressioni che ti rendono schiavo di un sistema. Devi essere sempre pronto e sfornare un album ogni sei mesi, un singolo ogni due. Ora Sangio dovrebbe solo pensare alla sua vita, al suo benessere, e avere un po’ di sano egoismo per sé stesso”.

E comunque la musica per entrambi può rappresentare un’ancora per tornare con i piedi nella realtà.

“Io scrivo perché sono stato sempre molto chiuso e introverso e ho sempre fatto fatica a raccontarmi alle persone che amo. Quindi ho trovato nelle canzoni l’unico modo per comunicare con le persone più vicine, la mia famiglia e la mia ragazza, ogni canzone è diventata come una sorta di lettera. Nel mio caso è essenziale, le canzoni sono l’unico modo, perché dal vivo faccio ancora fatica a raccontarmi. La musica però mi sta aiutando tanto, e quando sono su un palco sono una persona più libera di sentirsi sé stessa, rispetto a quando sono sotto al palco”.

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