Puccini, scoperti due brani inediti del compositore alle prime armi
a cura della redazione SpettacoliSono state scoperte due composizioni sacre inedite giovanili di Giacomo Puccini: la prima esecuzione assoluta di Crolla ahimé, per coro maschile a tre voci, e Beata viscera, per due voci femminili, è stata realizzata dall'Accademia Musicale Chigiana di Siena in collaborazione con il Centro Studi Giacomo Puccini in occasione del convegno Giacomo Puccini nella storia della lingua italiana: libretti, lettere, poesie, promosso dall'Università di Siena per il centenario della scomparsa del grande compositore nato a Lucca il 22 dicembre 1858 e morto a Bruxelles il 29 novembre 1924.
Il concerto è stato diretto da Lorenzo Donati ed eseguito dal Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini con Cesare Nancini all'organo e Teresa Valenza alla viola.
Musiche devozionali
Le due composizioni inedite sono musiche devozionali, preparate da Puccini durante l'apprendistato giovanile, quando collaborava con vari ambienti ecclesiastici di Lucca e dintorni. L'aria a tre voci Crolla ahimè scosso nei cardini è stata scoperta dallo storico locale Aldo Berti nel Fondo Marianetti conservato nell'archivio musicale della parrocchia di Monte San Quirico a Lucca.
Il sacerdote Romualdo Marianetti compare in una lettera del luglio 1883 come il copista di fiducia al quale Puccini chiede di riprodurre la partitura del Capriccio sinfonico. È probabile, quindi, che sia stato lo stesso Marianetti a copiare l'aria corale di Puccini nella propria collezione di laudi sacre per la Processione del Gesù morto.
Un brano per il Venerdì santo
A giudicare dal comune denominatore stilistico delle laudi raccolte da Marianetti, Crolla ahimé è il tipico pezzo per le devozioni del Venerdì santo, svolte in forma di visite ai sepolcri allestiti presso le chiese e di processioni per le vie dei paesi per esibire la statua del Cristo deposto dalla croce, con soste di meditazione, preghiere e canti.
Il tratto di Puccini
Secondo Virgilio Bernardoni, professore di Musicologia e Storia della musica nell'Università degli studi di Bergamo, tra i massimi studiosi pucciniani, sono caratteristici sia il tono del testo sia la scrittura vocale semplificata per due parti di tenori e una di basso (a cantare erano i cori dilettanti di paese), impreziosito qua e là da sottolineature di cromatismo ("l'orbe immenso e il ciel s'oscura", "nostro pianto") e da increspature ritmiche quasi figurative alle parole "scosso nei cardini" e "Ah corriam sull'alto Golgota".
La lettera alla sorella
L'altro brano Beata viscera Mariae Virginis era stato citato indirettamente da Puccini con un tono ironico in una lettera del 1897 a una sorella, portandolo come termine di paragone dell'interesse internazionale che stava suscitando La bohème: "Chi l'avesse detto all'autore delle beate viscere!!".
La parte del soprano
Da qualche decennio era conosciuta anche la parte del soprano proveniente dal convento agostiniano di Vicopelago a Lucca, dove un'altra sorella di Puccini, Iginia, era stata monaca e aveva svolto le funzioni di organista e cantante.
Lo storico Aldo Berti ha recentemente rintracciato ben tre copie manoscritte complete di questo breve pezzo per voci di soprano e contralto, scritto sui primi due versetti del responsorio dell'ufficio del mattutino di Natale: una proprio nel Fondo Marianetti di Monte San Quirico e altre due nella Biblioteca Diocesana di Lucca.
La nascita del brano
È assai probabile che Giacomo Puccini abbia concepito il responsorio a due voci Beata viscera come omaggio per Iginia nel giorno della vestizione monacale, avvenuta il 29 novembre 1875. Ed è probabile che proprio per questo egli si sia proposto di comporlo nello stile "ingenuo" e semplice nel quale la sorella si esprimeva in musica. Tanto che la catena continua di consonanze e il sincronismo perfetto dei moti melodici paralleli vi creano concordanze quasi stupefatte.