Canta tra sé e sé, coinvolta e felice mentre la musica esce dalle casse, seduta su una grossa lampada a forma di luna in un angolo della stanza. E mima con le mani la chitarra e le sue melodie, scandendo le parole del pezzo che gira nello stereo, il nuovo singolo Io voglio te che da oggi accompagna l’uscita del suo nuovo disco, Sei nel l’anima. È questa, forse, l’immagine più vera e felicemente spontanea del ritorno di Gianna Nannini: un ritratto confidenziale e per nulla affettato, catturato durante una chiacchierata di presentazione del nuovo progetto, che comprende, oltre all’album, anche un film (dal 2 maggio su Netflix), un libro – Sei nell’anima (cazzi miei) – e un tour, partendo dal nome di una delle sue hit più famose, Sei nell’anima appunto.
'Sei nell'anima', un film per raccontare la storia di Gianna Nannini
Le canzoni nuove sono dodici, hanno un’impronta forte che parte dal rock per entrare in atmosfere più soul e blues. Canzoni, come dice Nannini, che «nascono dalla parola “anima”, il nostro modo di dire “soul”. Io ho cercato il mio e questa ricerca mi ha guidata nella scrittura del disco». Un lavoro pieno di canzoni cardine di un percorso di riscoperta personale, come Silenzio, Filo spinato o la finale e splendida Mi mancava una canzone che parlasse di te, ma che si apre con un brano «super rock» come 1983. Non una data a caso per Nannini, ma quella che indica spesso come l’anno della sua rinascita. Ed è qui che canta ad esempio un verso come “sono nata senza genere". «La parola “genere” è intesa proprio sessualmente», precisa, «io non ho categorie, sono senza genere appunto. Quando si è bambini o nell’adolescenza non si capiscono bene certe differenze, bianco e nero, maschio e femmina, che poi ci amplificano nella società creando divari. Anche io crescendo ho avuto difficoltà a capire la mia appartenenza», aggiunge prima di spiegare come il 1983 sia stato soprattutto «l’anno di un viaggio molto duro, un momento di forte crisi che alla fine mi ha aperto tutti i chakra».
È l’anno che precede Fotoromanza e, racconta, «a un certo punto ho perso me stessa, ho sperimentato l’Io diviso, la vera follia. È successo in studio, con il produttore Conny Plank. Un corto circuito per cui sono scoppiata: avevo lavorato al film di Salvatores Sogno di una notte d’estate, non dormivo, dovevo finire il disco, andare in tournée. Dopo però mi si è aperto un nuovo orizzonte e negli anni sono arrivati i successi, con Bello e impossibile, Profumo, Scandalo e tutti gli altri». E 1983 non risparmia un riferimento a chi le ricorda l’età e gliela ricordava durante la gravidanza per la figlia Penelope. «La morte è obbligatoria ma l’età è facoltativa», canta. «Ora mi rompono un po’ meno, ma è stata una violenza all’epoca, alla fine non ho letto più nulla e sono andata avanti».
Avanti a sé, ora, c’è la corsa di un album speciale che suonerà per buona parte dal vivo, in un tour in autunno con una tranche europea per arrivare a Firenze il 14 dicembre e poi a Torino (16), Milano (17), Eboli (20), Roma (21). In questi giorni incontrerà i fan nelle Feltrinelli di Bologna (oggi alle 18), Milano (domani), Firenze (il 27) e Roma (il 28). Si commuove infine parlando di Lento lontano, canzone dalle venature gospel con un profondo richiamo all’amore che va oltre la parola “fine”. Ed è decisa e paga quando si parla dell’essere rock, della capacità col rock di compiere «gesti eclatanti che sono meglio di tante chiacchiere politiche», di «solidarietà che va fatta senza contemplare vantaggi per sé» e della spiritualità che pervade tutto il nuovo disco: «Uno dei più belli della mia vita».