✕

Sergio Caputo: “Che noia la musica cilena, il mio sabato italiano erano donne e swing. Bevevo e vivevo di notte, poi il cuore mi ha tradito”

Ascolta l'audio

A quarant’anni dalla canzone che lo rese famoso, il cantautore ricorda gli anni Ottanta, la vita spericolata, una carriera decollata velocemente. Ora torna sul palco con tre concerti per celebrare le canzoni con cui conquistò una generazione
4 minuti di lettura

Senta Caputo, ma il peggio non sembrava essere passato?

"Quel ‘sembra’ lasciava aperta una finestra. Il fatto è che il peggio non passa, un momento come questo, tra guerre e altro, non l’avevo mai visto da quando sono nato”.

Sergio Caputo, classe 1954, sembrava un po’ sparito dai radar. Un clamoroso successo nel 1983 con l’album Un sabato italiano, con lo swing che prendeva il posto dell’elettronica e della new wave, poi tante altre intuizioni felici, da Italiani mambo fino a Il Garibaldi innamorato portato a Sanremo nel 1987. Stufo della discografia, ha cominciato a lavorare da indipendente (“Hai molta più libertà, ma diventi meno visibile”). Adesso torna con un nuovo singolo, Sono uno spirito libero, e per i 40 anni di Un sabato italiano torna sul palco con una big band per tre concerti che celebreranno quelle canzoni che hanno conquistato una generazione: il 25 marzo a Milano, il 13 aprile a Roma e il 17 aprile a Torino.

…

Senta Caputo, ma il peggio non sembrava essere passato?

"Quel ‘sembra’ lasciava aperta una finestra. Il fatto è che il peggio non passa, un momento come questo, tra guerre e altro, non l’avevo mai visto da quando sono nato”.

Sergio Caputo, classe 1954, sembrava un po’ sparito dai radar. Un clamoroso successo nel 1983 con l’album Un sabato italiano, con lo swing che prendeva il posto dell’elettronica e della new wave, poi tante altre intuizioni felici, da Italiani mambo fino a Il Garibaldi innamorato portato a Sanremo nel 1987. Stufo della discografia, ha cominciato a lavorare da indipendente (“Hai molta più libertà, ma diventi meno visibile”). Adesso torna con un nuovo singolo, Sono uno spirito libero, e per i 40 anni di Un sabato italiano torna sul palco con una big band per tre concerti che celebreranno quelle canzoni che hanno conquistato una generazione: il 25 marzo a Milano, il 13 aprile a Roma e il 17 aprile a Torino.

La copertina di 'Un sabato italiano' 

Il nuovo singolo ‘Sono uno spirito libero’ ribadisce la sua insofferenza verso gli schemi. Più volte ha detto che non amava la rigidità di pensiero e il clima degli anni Settanta. Però ha iniziato al Folkstudio.

"Il clima di quegli anni lo trovavo noiosissimo: da noi si ascoltava la musica cilena, in Inghilterra e negli Usa c’erano le cose più belle di sempre. Andavo al Folkstudio e mi chiedevo perché nessuno scrivesse più canzoni alla Cole Porter o alla Duke Ellington. Nel 1981 era uscito Jumpin’ Jive di Joe Jackson, che mi fece capire che si poteva fare. Il mio nuovo tour ricalca proprio quella formazione, quel tipo di suono”.

Webnotte, Sergio Caputo canta "Un sabato italiano"

Andò tutto liscio?

"Non proprio, non pensavo di diventare un professionista. Avevo alle spalle un 45 con la It di Micocci, ma non era decollato. Incisi un album con La Ricordi e poi un Qdisc. Fui notato da Mr.Fantasy, il programma musicale di Paolo Giaccio e Carlo Massarini, che realizzò due video da quel Qdisc. A quel punto mi sono buttato sulla canzone jazz: il progetto interessò la CGD, etichetta in cui lavorava Caterina Caselli. Si fidarono di Nanni Ricordi, il padre del grande cantautorato italiano, che era il mio produttore: ascoltarono il disco solo alla presentazione e rimasero scioccati. Ma ormai era andata”.

Riavvolgiamo il nastro. Ai tempi di ‘Un sabato italiano’ era un pubblicitario dalla vita piuttosto spericolata. Di giorno impeccabile al lavoro, di notte in giro nei club a caccia di avventure.

"La cosa che mi spingeva a uscire la notte erano le donne. Nel lavoro ero molto apprezzato, mi avevano affidato anche campagne per grandi brand. Poi una mattina mi sono tagliato un dito mentre lavoravo e all’improvviso ho capito che la mia avventura pubblicitaria era finita. Ho dato le dimissioni, sono uscito dall’ufficio e sono partito verso l’ignoto”.

Negli anni new wave e dell’elettronica il boom con un disco di swing. Un marziano.

"Molta gente mi considerava molto rockabilly, anche il mio look poteva ricordare quel tipo di artista. Il successo me lo spiegavo così, oltre al fatto che nessuno stava facendo quello che facevo io. Mr. Fantasy, cioè la Rai, realizzò un video per ogni brano di Un sabato italiano: li pagarono loro, una cosa oggi impensabile. Massarini l’ho conosciuto anni dopo, all’epoca non ci siamo mai incontrati. Il panico arrivò quando mi chiesero di andare in tour: non avevo una band e misi insieme una. A quel punto ero entrato a pieno titolo nel business musicale".

In quelle canzoni, e in molte altre incise successivamente, c’era molto spazio per l’alcol. Bere era un problema?

"No, ma ho avuto un infarto nel 2012 e ho smesso con i superalcolici. Però amo il vino e bere faceva parte dello stile di vita di quel periodo. Ancora oggi a colpi di bicchieri posso stendere uno molto più grosso di me. Il vino mi stimola a scrivere, mi dà l’illusione di diventare più schietto, più sincero”.

L’immagine che trasmetteva era quella di un uomo solo e un po’ vizioso. Ma è vero che quando portava a casa una donna la faceva cambiare per uscire la mattina?

"Era così. Le conoscevo nei locali, spesso erano vestite da sera e volevo evitare che dessero nell’occhio. Così prestavo loro delle cose che poi non mi venivano restituite. Ero arrivato al punto di andare a fare shopping nei mercatini perché non avevo più vestiti da prestare. Era un periodo di post-femminismo, le donne non è che si legassero molto, anche quando trovavo una persona interessante non si riusciva a stringere un legame. A Roma e Milano comunque c’era una gran vita notturna, anche musicalmente. Finivo sempre per chiudere il club con il proprietario”.

Sergio Caputo, "Un sabato italiano" 30 anni dopo

Ha detto che pensava di non arrivare a 50 anni. Ha vissuto anche un’esperienza di premorte.

"E’ stato un episodio anche un po’ comico. Era ottobre inoltrato, ero andato a trovare dei parenti al mare e ho deciso di fare il bagno. Mi sono accorto dopo che c’era troppa corrente, agitavo la mano come potevo e da terra mi salutavano. Poi sono finito sotto, hanno capito, e dei bagnini che fortunatamente erano in vacanza mi hanno salvato. Mi sono visto fuori da me, poi ho sentito che rientravo nel mio corpo. Ma ho sfiorato parecchie volte la fine, un po’ per lo stile di vita un po’ per altri problemi di salute non pensavo di durare a lungo”.

Nonostante questa immagine da viveur un po’ fuori dal tempo, distaccato rispetto al contesto, c’è una cosa che l’ha fatta sempre arrabbiare: il paragone con Fred Buscaglione.

"Perché lui era un grandissimo artista ma faceva una macchietta: parlava di personaggi che non erano lui, sparatorie finte, ha creato un personaggio, le mie erano tutte storie vere. Fu colpa di Luzzatto Fegiz, che si era fissato con questo paragone, io mi sono ribellato ma perché non c’entravo niente: appena lui l’ha saputo, ha cominciato a scrivere male di me”.

E’ stato uno dei primissimi artisti ad avere problemi per un medicinale citato in una canzone: la Citrosodina granulare trasformata in vegetale.

"I miei discografici hanno un po’ sopravvalutato il problema: temevano di prendere una multa perché non erano specificate le controindicazioni, ma sono sicuro che non sarebbe accaduto nulla. In una notte ho cambiato il testo, me ne sono sempre pentito. E nella versione del quarantennale ho recuperato il testo originale”.

Dopo il boom del “Sabato italiano” si è dedicato totalmente al jazz. Ed ha suonato con dei giganti come Dizzie Gillespie. Che ricordi ha?

"Dizzie l’ho conosciuto all’aeroporto di Milano, andavo a New York, lui era andato a prendere Tony Scott che aveva suonato in Italiani mambo. Poi sono andato a sentirlo al Blue Note, ci siamo salutati, ed ha accettato di suonare pezzi miei, a patto che gli piacessero. Abbiamo registrato un brano a Bologna e uno a Barcellona, sempre a notte fonda, dopo i suoi concerti. Lui era un mattacchione, non capivi mai se fosse sincero o no. Ma io ho avuto la sensazione di essergli simpatico. Era molto umano e simpatico. Ricordo una sera a cena a Milano: era affamatissimo e divorò qualsiasi cosa”.

E’ andato a vivere prima negli Usa e adesso è in Francia. Colpa dell’Italia o c’è altro?

"Vivo più serenamente dove non sono conosciuto, anche per la privacy dei miei figli. Quando hai avuto successo è difficile vivere in un palazzo, dove tutti sanno i fatti tuoi. Quando scendo dal palco torno nell’anonimato, mi dimentico di essere famoso. Nel caso della Francia la ragione è che mia moglie parla perfettamente francese. La Francia è un paese molto solido, laico, c’è multirazzialità e multiculturalismo. In Italia siamo un po’ indietro”.

Leggi i commenti