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Dargen D’Amico: “La censura è un gesto goffo, si ottiene l’effetto opposto. A Sanremo invocai la pace, poco è cambiato. Il mio tour al via il 25 aprile: non si guarda al futuro senza ricordare le origini”

Dargen D'Amico

 

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Ha appena ottenuto un Disco di Platino per ‘Onda alta’, presentata al Festival. Dove il suo appello contro la guerra suscitò polemiche. Poi, la vicenda a ‘Domenica In’. Il primo maggio sarà sul palco del Concertone a Roma: “Nel nostro Paese pensare al lavoro e alla giustizia sociale ha del metafisico”
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Ha appena conquistato un disco di platino con Onda alta, il brano presentato all’ultimo Sanremo che ha sollevato polemiche e che affronta una tematica di stretta attualità come quella dei migranti. E’ stato contestato anche per un messaggio in cui invocava la pace lanciato proprio dal palco dell’Ariston e interrotto da Mara Venier mentre parlava di migranti durante la puntata post-festival di Domenica In. Dargen D’Amico, classe 1980, sarà tra gli ospiti del Concertone del Primo maggio a Roma, che quest’anno si svolgerà al Circo Massimo: dopo tutti i recenti fatti, la sua è una delle presenze più attese in una manifestazione che ogni anno assume un significato più profondo.

Quest’anno lo slogan del Concertone è "Costruiamo insieme un'Europa di pace, lavoro e giustizia sociale". Che significato ha, secondo lei, una manifestazione come questa in questo particolare momento storico? Il tema del lavoro, soprattutto, è sempre …

Ha appena conquistato un disco di platino con Onda alta, il brano presentato all’ultimo Sanremo che ha sollevato polemiche e che affronta una tematica di stretta attualità come quella dei migranti. E’ stato contestato anche per un messaggio in cui invocava la pace lanciato proprio dal palco dell’Ariston e interrotto da Mara Venier mentre parlava di migranti durante la puntata post-festival di Domenica In. Dargen D’Amico, classe 1980, sarà tra gli ospiti del Concertone del Primo maggio a Roma, che quest’anno si svolgerà al Circo Massimo: dopo tutti i recenti fatti, la sua è una delle presenze più attese in una manifestazione che ogni anno assume un significato più profondo.

Quest’anno lo slogan del Concertone è "Costruiamo insieme un'Europa di pace, lavoro e giustizia sociale". Che significato ha, secondo lei, una manifestazione come questa in questo particolare momento storico? Il tema del lavoro, soprattutto, è sempre più centrale.

“Forse descrive la proiezione futuristica, immaginifica per il futuro del nostro Paese. E’ qualcosa di molto lontano dall’immagine che abbiamo ora della nostra realtà, sembra avere a che ha che fare col metafisico. Però ben venga la voglia di proiettarsi in un futuro diverso da quello che vediamo”.

Ci si augura un evento senza censure. Lei, in un certo senso, tra Sanremo e la famosa puntata di Domenica In, è stato un anticipatore degli eventi di questi ultimi giorni, culminati nel caso Scurati. Che idea si è fatto?

“Non riesco a pensarlo come un problema serio. Mi spiego: i termini in cui si sviluppano certi incidenti, i contesti in cui avvengono sembrano sempre improvvisati. Serio è il fatto che queste cose toccheranno le vite di tante persone che lavorano in Rai. Il problema è la debolezza che cominciano ad avere i canali nazionali. La cosa che mi dispiace di più è vedere la perdita di competitività dell’azienda di stato. Ci manca forse la chiarezza delle intenzioni sul perché certi messaggi vengono oscurati, spenti, anche se poi il tentativo di soffocarli ottiene l’effetto opposto. Sono azioni goffe. Su Scurati ho capito che viene raccontato un problema economico, ma non capisco quale sia la motivazione effettiva. Chiaro è che c’è una evidente mancanza di serietà e di trasparenza, visto che non si riescono a capire le reali motivazioni. Mi preoccupa tanto lo stato dell’arte della Rai, perché in questo paese ha rappresentato l’anello di congiunzione tra monarchia e repubblica, con tutto quello che comporta. Sono tre reti che possono avere significati importanti per il Paese, vederle intrappolate in paludi così viscide mi preoccupa molto”.

(fotogramma)

A Sanremo aveva detto: “Cessate il fuoco. La Storia e Dio non accettano la scena muta”.

“Penso sia cambiato davvero poco. Il silenzio resta legato a interessi economici e strategici tutti ancora da dichiarare. Vige la regola dell’amico più forte, noi stiamo all’ombra del più forte, ed è difficile prendere un’iniziativa che comporti dei rischi”.

L'appello di Dargen D'Amico dal palco dell'Ariston: "Cessate il fuoco"

E’ un caso che il suo nuovo tour parta il 25 aprile? Come vive lei questa ricorrenza?

“In parte è un caso, ma c’era l’occasione di aprire la nuova fase di feste live partendo dall’origine di qualsiasi festa repubblicana. La causalità, in questo senso, non esiste. E’ difficile proiettarsi nel futuro se si perde la cognizione dell’origine”.

Che tipo di scaletta ha pensato per il Concertone?

“Non so ancora quale sarà il minutaggio, ma riserviamoci l’effetto sorpresa”.

Passiamo a temi più leggeri: sul palco al Circo Massimo ci sarà anche Morgan. Nell’ultima edizione di X Factor c’è stata parecchia tensione…

“Non sapevo nemmeno ci fosse anche lui. In realtà ho ascoltato molto i suoi dischi solisti, avevamo parlato in passato delle nostre opere, c’era grande stima. Sul tema televisivo non ero così smaliziato, su come si fa la tv avrei solo da imparare da lui”.

ANSA (ansa)

A un certo punto, ha confessato, aveva pensato di smettere.

“Negli ultimi dieci anni ci sono stati sommovimenti nel mondo della musica con scosse produttive e di ascolto. Il mio progetto apparteneva a un’epoca diversa, c’era meno attenzione all’iconicità e alla promozione della musica. Si stava restringendo la possibilità di sopravvivenza. Complice lo stop della pandemia mi sono sentito in grado di riprendere. In qualche modo sarei comunque rimasto nel campo della scrittura e della musica. Magari non come Dargen, ma alla fine non è così importante”.

L’ultima edizione di X Factor è stata molto complicata: più che dei ragazzi in gara si è parlato delle liti tra i giudici. Cosa le resta di questa esperienza?

“Per me il fatto di essere responsabile, coautore del destino dei ragazzi era in qualche modo il motore principale della mia partecipazione. Più che giudice sei sostenitore, accompagnatore, produttore dei progetti. La responsabilità è indispensabile. Sento il dovere di essere lucido, presente, affettuoso. Conoscevo le persone, le loro vite: mi resta tantissimo dei rapporti personali. Poi, certo, il programma è una macchina, la produzione è molto ricca. Non so se lo rifarò, non conosco ancora il mio futuro ma non ho pregiudizi”.

(fotogramma)

Lei ha alle spalle una carriera lunga ed ha assistito a tanti cambiamenti nel mondo della musica. In quest’ultima fase di produzioni convulse e di piattaforme, come si trova?

“C’è sicuramente un incremento di proposte molto importante. I ritmi discografici sono cambiati, ogni venerdì deve uscire qualcosa, ma diventa un po’ una pesca miracolosa, si scatena una sorta di bulimia di stimoli musicali. Però siamo all’alba di una nuova era di IA, stiamo cercando di capire cosa accadrà perché c’è tanta produttività, ma non è chiaro quello che si produce. Non mi spaventa, e trovo superfluo anche il timore. Difficilmente non andremo in quella direzione. Possiamo illuderci di poter governare la tecnologia, ma tanto prenderà sempre la strada peggiore”.

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