Eden Golan e la canzone per Israele. E la politica arriva (di nuovo) sul palco dell’Eurovision
dal nostro inviato Carlo MorettiMALMÖ – La kermesse che ha abituato il pubblico agli eccessi del kitsch, alla pioggia di lustrini e alle performance che vogliono solo sbalordire, scopre ancora una volta il fianco alla politica. Che Eden Golan, la cantante ventenne di origine russe rappresentante di Israele all’Eurovision 2024, potesse essere un fattore divisivo della 68 esima edizione in corso a Malmö lo si era capito subito. La sua canzone, ispirata all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 a Israele, avrebbe dovuto chiamarsi October Rain: troppo diretti i riferimenti al massacro terroristico per superare i criteri di apoliticità richiesti dall’EBU (Unione Europea della Radiodiffusione) nel contest europeo.
Il cambio del titolo in Hurricane e le modifiche al testo non hanno placato le richieste di esclusione della canzone dal co…
MALMÖ – La kermesse che ha abituato il pubblico agli eccessi del kitsch, alla pioggia di lustrini e alle performance che vogliono solo sbalordire, scopre ancora una volta il fianco alla politica. Che Eden Golan, la cantante ventenne di origine russe rappresentante di Israele all’Eurovision 2024, potesse essere un fattore divisivo della 68 esima edizione in corso a Malmö lo si era capito subito. La sua canzone, ispirata all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 a Israele, avrebbe dovuto chiamarsi October Rain: troppo diretti i riferimenti al massacro terroristico per superare i criteri di apoliticità richiesti dall’EBU (Unione Europea della Radiodiffusione) nel contest europeo.
Il cambio del titolo in Hurricane e le modifiche al testo non hanno placato le richieste di esclusione della canzone dal concorso da parte di altre delegazioni, Islanda in testa. Numerose petizioni, in particolare proprio nei paesi scandinavi, sono state lanciate chiederne l’esclusione di Israele mentre 400 persone tra celebrità dello spettacolo e musicisti hanno firmato una lettera che sosteneva l’inclusione di Israele nel concorso.
I precedenti
La politica non è una novità all’Eurovision: Hurricane è stata già paragonata a 1944 di Jamala, una canzone sulla deportazione dei tatari dalla Crimea nel 1944 che ha portato alla vittoria l’Ucraina nell’edizione del 2016. Prima c’era stato il caso di Razom nas bahoto del duo ucraino Green jolly che nel 2005 rivisitava l’inno non ufficiale della rivoluzione arancione ma venne contestato dallEBU che ne chiese la modifica perché nel testo citava il nome di politici come il presidente Viktor Juš?enko.
Poi nel 2015 venne contestato il titolo della canzone Don’t deny dei solisti armeni che celebravano i 100 anni del genocidio del popolo armeno da parte dei turchi e si rivolgevano idealmente ai negazionisti. Fu la delegazione dell’Azerbaijan a chiedere all’Ebu di intervenire e il titolo venne cambiato in Face the shadow (Affronta l'ombra).
Le contestazioni e le marce
Quest’anno le manifestazioni pro-palestina per la fine dei bombardamenti su Gaza hanno portato la contestazione fino alle porte della Malmö Arena e le immagini delle contestazioni dirette a Eden Golan durante le prove aperte al pubblico, tra “buu” e urla di Free Palestina hanno fatto il giro del web. E’ intervenuto il primo ministro israeliano Netanyahu per sostenere la cantante nel suo percorso all’Eurovision: "Stai gareggiando non solo all’Eurovision in modo che ci rende orgogliosi, ma stai gareggiando con successo di fronte a una brutta ondata di antisemitismo”, le ha detto in un videomessaggio, “e stai resistendo a tutto questo rappresentando lo Stato di Israele con grande onore. Quando ti fischiano, noi gridiamo ‘evviva’ per te”.
L’endorsement
Un endorsement che ha senz’altro avuto un peso per mobilitare al voto il pubblico dell’Eurovision di parte israeliana e di fede ebraica diffuso in tutto il mondo. Se n’è avuta in qualche modo l’immagine plastica ieri grazie (o per colpa) della gaffe tecnica della Rai, che ha per un errore diffuso i dati del televoto italiano. Cifre ancora parziali, si è affrettata a sottolineare viale Mazzini, che hanno però attraversato gli schermi con le percentuali schiaccianti in favore di Hurricane: oltre il 39 per cento, con un distacco netto con il secondo, l’artista olandese, poco sopra il 7 per cento. Sorge il dubbio che lo stesso sia accaduto o potrà accadere anche negli altri paesi.
Eurovision polarizzato
Più l’Eurovision prosegue, più la presenza di Eden Golan polarizza le posizioni del pubblico. Si è pro o contro, non solo sugli spalti o a casa di fronte alla tv, ma anche nella grande sala stampa del Media center dove ci sono sempre qualche buu e fischi a sottolinearne i passaggi in gara o durante le prove. La politica del resto ha preso posizione al suo fianco da subito, Eden Golan è stata presentata al suo paese prima della partenza per Malmö al fianco anche del presidente israeliano Isaac Herzog.
Ieri dopo il superamento della semifinale un giornalista le ha chiesto se fosse consapevole del fatto che la sua presenza all'Eurovision potrebbe mettere a rischio gli altri partecipanti e il pubblico. “Penso che tutti noi siamo qui per un solo e unico motivo e l’EBU sta prendendo tutte le precauzioni di sicurezza per rendere questo luogo sicuro e unito. Quindi penso che sia sicuro per tutti, siamo qui per nessun altro motivo”.